Interessi protetti - Successioni, donazioni -  Riccardo Mazzon - 17/02/2021

Successioni ereditarie, donazioni e quota di legittima: l’esercizio dell’azione di riduzione riguardante beni immobili

Quando oggetto del legato o della donazione da ridurre è un immobile, la riduzione si fa, se ciò può avvenire comodamente, separando dall'immobile medesimo la parte occorrente per integrare la quota riservata – si veda, per un approfondimento, anche in relazione alla giurisprudenza qui citata, la seconda edizione del trattato Riccardo Mazzon, "Manuale pratico per la successione ereditaria e le donazioni",  Maggioli 2020 -.

Qualora, invece, la separazione non possa effettuarsi comodamente, le ipotesi disciplinate dal legislatore sono due: (1) se il legatario - o il donatario - ha nell'immobile un'eccedenza maggiore del quarto della porzione disponibile, l'immobile si deve lasciare per intero nell'eredità, salvo il diritto di conseguire il valore della porzione disponibile; (2) se l'eccedenza non supera il quarto, il legatario o il donatario può ritenere tutto l'immobile, compensando in danaro i legittimari (così anche Trib. Benevento, 15 luglio 2009, www.utetgiuridica.it).

Nel caso il legatario - o il donatario - sia anche legittimario, egli potrà ritenere tutto l'immobile, purché il valore di esso non superi l'importo della porzione disponibile e della quota che gli spetta come legittimario.

Trib. Catania, sez. III, 16 gennaio 2006, www.utetgiuridica.it, osserva in argomento che, ai fini della determinazione della quota di legittima e della quota disponibile, deve aversi riguardo, ai sensi degli art. 556 c.c., esclusivamente al valore del “relictum” e del “donatum” al tempo dell'apertura della successione, sicché l'esistenza e la percentuale della lesione va determinata a quella data; ove si tratti di beni donati, ex art. 747 e748 c.c. (richiamati dall'art. 556 c.c.) deve aversi riguardo al valore dell'immobile donato al tempo dell'apertura della successione, deducendo in favore del donatario il valore delle migliorie apportate, nei limiti del loro valore residuo al tempo dell'apertura della successione - e deducendo le spese straordinarie da lui sostenute -; determinata la lesione, ai fini della individuazione concreta dei beni da separare per l'attribuzione in natura al legittimario, va fatto riferimento, a norma dell'art. 726 c.c., allo stato e al valore venale dei beni al tempo della divisione (sicché individuata una lesione, la disposizione lesiva deve essere ridotta in concreto della stessa percentuale in base ai valori attuali; deve procedersi anzitutto alla riduzione delle disposizioni testamentarie e, quindi, se questa riduzione non è sufficiente ad effettuare la chiesta reintegrazione, vanno ancor ridotte le donazioni; le disposizioni testamentarie vanno ridotte proporzionalmente senza distinguere tra eredi e legatari mentre le donazioni di riducono cominciando dall'ultima; e che il donatario sia legittimario ricorre l'ipotesi di cui all'ultimo comma dell'art. 560 c.c. ai fini della ritenzione dell'immobile donato da parte di quest'ultimo).

Tengasi altresì presente che:

- nell'ipotesi di donazione indiretta di un immobile, realizzata mediante l'acquisto del bene con denaro proprio del disponente ed intestazione ad altro soggetto, che il disponente medesimo intenda in tal modo beneficiare, la compravendita costituisce lo strumento formale per il trasferimento del bene ed il corrispondente arricchimento del patrimonio del destinatario, che ha quindi ad oggetto il bene e non già il denaro; tuttavia, alla riduzione di siffatta liberalità indiretta non si applica il principio della quota legittima in natura (connaturata all'azione nell'ipotesi di donazione ordinaria di immobile ex art. 560 cod. civ.), poiché l'azione non mette in discussione la titolarità dei beni donati e l'acquisizione riguarda il loro controvalore, mediante il metodo dell'imputazione; pertanto mancando il meccanismo di recupero reale della titolarità del bene, il valore dell'investimento finanziato con la donazione indiretta dev'essere ottenuto dal legittimario leso con le

“modalità tipiche del diritto di credito (con la conseguenza ad esempio che, nell'ipotesi di fallimento del beneficiario, la domanda è sottoposta al rito concorsuale dell'accertamento del passivo ex artt. 52 e 93 della legge fall.); (Cass., sez. I, 12 maggio 2010, n. 11496, che rigetta, App. Catania, 1 ottobre 2004, GI, 2011, 10, 2052);

- in tema di azione di riduzione, la pronuncia - che, previo accertamento della simulazione relativa alla vendita di immobili, in quanto dissimulante una donazione - dichiari l'inefficacia parziale della donazione dissimulata nei limiti necessari alla reintegrazione della quota riservata per legge ai legittimari, qualora il donatario abbia realizzato, sull'immobile, in epoca anteriore all'esperimento della relativa azione, una costruzione, deve ritenersi - in applicazione dell'art. 934 cod. civ. - estesa al valore del bene comprensivo della costruzione: infatti, in virtù del principio generale dell'accessione, la costruzione resta assorbita al suolo, a titolo di acquisto originario della proprietà, senza che assumano rilevanza, in senso contrario, 

“né la natura personale dell'azione di riduzione, né quella costitutiva della sentenza connessa” (Cass., sez. II, 9 febbraio 2006, n. 2858, MGI, 2006);

- il credito del legittimario pretermesso è un credito di valore e non di valuta: pertanto, ove il legittimario non possa conseguire la quota in natura, affinché il denaro costituisca l'esatto valore della quota che gli sarebbe spettata, bisogna rivalutare tale credito al momento della decisione, facendo riferimento agli indici Istat sul costo della vita; inoltre, trattandosi di beni fruttiferi bisogna, altresì, corrispondere i frutti non percepiti (o gli interessi compensativi in caso di somma di denaro) 

“dalla data della domanda al saldo” (Cass., sez. II, 19 maggio 2005, n. 10564, NGC, 2006, 5, 533).