Interessi protetti - Successioni, donazioni -  Riccardo Mazzon - 10/02/2021

Successioni ereditarie, donazioni e quota di legittima: l’esercizio dell’azione di riduzione

La riduzione delle donazioni e delle altre disposizioni lesive della porzione di legittima può essere domandata esclusivamente dai legittimari, ovvero dai loro eredi o aventi causa (in particolare, i donatari e i legatari non possono chiedere la riduzione - né approfittarne -; e non possono chiederla - né approfittarne - nemmeno i creditori del defunto, qualora il legittimario, avente diritto alla riduzione, abbia accettato con il beneficio d'inventario), ma solo dopo la morte del donante: essi, infatti, non possono rinunziare a questo diritto, finché vive il donante, né con dichiarazione espressa, né prestando il loro assenso alla donazione – si veda, per un approfondimento, anche in relazione alla giurisprudenza qui citata, la seconda edizione del trattato Riccardo Mazzon, "Manuale pratico per la successione ereditaria e le donazioni",  Maggioli 2020 -.

Si rammenti, a tal proposito, come ai sensi dell'art. 458 c.c., sia nullo ogni atto con il quale taluno rinuncia ai diritti che gli possono spettare su una successione non ancora aperta; ed è in applicazione di siffatto principio, ai sensi dell'art. 557 comma 2 c.c., che il legittimario e il suo erede non possano rinunciare al diritto di chiedere la riduzione delle donazioni finché vive il donante, né con dichiarazione espressa né prestando il proprio assenso alla donazione (deve quindi essere ritenuta nulla la scrittura privata avente il contenuto di una rinuncia dei diritti del dichiarante in qualità di legittimario: così Trib. Treviso, sez. I, 1 aprile 2010, www.utetgiuridica.it).

In effetti, configurano un patto successorio - per definizione non suscettibile di conversione in un testamento, ai sensi dell'art. 1424 cod. civ., in quanto in contrasto col principio del nostro ordinamento secondo cui il testatore è libero di disporre dei propri beni fino al momento della morte - sia le convenzioni aventi ad oggetto una vera istituzione di erede rivestita della forma contrattuale, sia quelle che abbiano ad oggetto la costituzione, trasmissione o estinzione di diritti relativi ad una successione non ancora aperta, tali da far sorgere un “vinculum iuris” di cui la disposizione ereditaria rappresenti l'adempimento; e a tal proposito la Suprema Corte ha riconosciuto la natura di patto successorio e non di transazione - come erroneamente ritenuto dal giudice di merito - alla scrittura privata con la quale una sorella aveva consentito al trasferimento in favore dei fratelli della proprietà di immobili appartenenti al padre, a fronte dell'impegno, assunto dai medesimi, di versarle una somma di denaro,

“da considerare, in relazione allo specifico contesto, come una tacitazione dei suoi diritti di erede legittimario” (Cass., sez. II, 19 novembre 2009, n. 24450, che cassa con rinvio, App. Roma, 27 gennaio 2004, MGI, 2009).

Quanto, invece, alla possibilità che il creditore agisca in riduzione, surrogandosi al debitore, deve ritenersi ammissibile, sulla base della concezione che il diritto di legittima non rientri nel novero dei cosiddetti diritti inerenti alla persona, ma abbia carattere patrimoniale: tale tesi trova conferma nella previsione dell'articolo 557 c.c., il quale riconosce la legittimazione attiva all'azione di riduzione anche agli aventi causa dal legittimario, intesi come cessionari del diritto di conseguire la quota di riserva (così Trib. Novara, 18 marzo 2013, www.ilcaso.it, 2013).

Quanto alla legittimazione passiva, in tema di tutela dei diritti dei legittimari, nel giudizio conseguente all'esercizio dell'azione di riduzione, legittimato passivo è il solo titolare della posizione giuridica che l'attore contesta, al fine di ottenere la reintegrazione della sua quota di legittimario; ne consegue che, rimanendo ogni altro soggetto, benché coerede, estraneo a tale azione, non è configurabile un'ipotesi di litisconsorzio necessario; né, qualora l'azione di riduzione venga proposta con giudizi diversi contro i singoli coeredi, è ipotizzabile litispendenza, continenza o connessione tra le cause (cfr. Cass., sez. II, 20 dicembre 2011, n. 27770, che cassa con rinvio, App. Salerno, 6 agosto 2005,  CED Cassazione, 2011).

Da ultimo, resta confermato che l'erede legittimario che chieda la dichiarazione di simulazione di una vendita fatta dal “de cuius” assume la qualità di terzo, rispetto ai contraenti - con conseguente ammissibilità della prova testimoniale o presuntiva senza limiti o restrizioni -,

“quando agisca a tutela del diritto, riconosciutogli dalla legge, all'intangibilità della quota di riserva” (Cass., sez. III, 4 aprile 2013, n. 8215, che rigetta, App. Roma, 15 febbraio 2007, CED Cassazione, 2013)

e proponga in concreto, sulla premessa che l'atto simulato comporti una diminuzione della sua quota di legittima, una domanda di riduzione, nullità o inefficacia dell'atto medesimo.

In tale situazione, infatti, la lesione della quota di riserva assurge a “causa petendi” accanto al fatto della simulazione ed il legittimario - benché successore del defunto - non può essere assoggettato ai vincoli probatori previsti per le parti dall'art. 1417 cod. civ.; né assume rilievo il fatto che egli - oltre all'effetto di reintegrazione - riceva, in quanto sia anche erede legittimo, un beneficio dal recupero di un bene al patrimonio ereditario, non potendo applicarsi, rispetto ad un unico atto simulato, per una parte una regola probatoria e per un'altra una regola diversa (così Cass., sez. II, 13 novembre 2009, n. 24134, che rigetta, App. Salerno, 3 giugno 2004, MGI, 2009).