Interessi protetti - Successioni, donazioni -  Riccardo Mazzon - 28/12/2020

Successioni e donazioni: il rapporto tra gli eredi legittimi e i “legittimari”

Premessa l’esistenza della c.d. “quota di legittima”, qualora (avuto riguardo ai beni lasciati dal defunto) si apra, in tutto o in parte, la c.d. successione legittima, è espressamente previsto dal codice civile che, nel concorso di legittimari con altri successibili, le porzioni che spetterebbero a questi ultimi si riducano proporzionalmente, nei limiti in cui è necessario per integrare la quota riservata ai legittimari: fermo restando, però, che i legittimari medesimi devono imputare alla quota di legittima (ai sensi dell'articolo 564 del codice civile: si veda, per un approfondimento, anche in relazione alla giurisprudenza qui citata, la seconda edizione del trattato Riccardo Mazzon, "Manuale pratico per la successione ereditaria e le donazioni",  Maggioli 2020), quanto hanno ricevuto dal defunto in virtù di donazioni o di legati.

A tal ultimo proposito, tengasi sin d’ora presente di come, nel giudizio di riduzione in materia ereditaria, la deduzione, da parte del convenuto, della necessità di imputare alla legittima le donazioni ricevute in vita dall'attore, costituisca eccezione in senso lato e, come tale, il suo rilievo non sia subordinato alla specifica e tempestiva allegazione di parte, ma permanga ammissibile anche d'ufficio ed in grado di appello,

“purché i fatti risultino documentati "ex actis"” (Cass., sez. II, 29 novembre 2013, n. 26858, che cassa con rinvio, App. Venezia, 25 maggio 2007, CED Cassazione, 2013).

Pertanto, per accertare la lesione della quota di riserva andranno determinati: (1) il valore della massa ereditaria, (2) quello della quota disponibile e (3) il valore della quota di legittima.

E, a tal fine, occorrerà procedere: (1) alla formazione del compendio dei beni relitti ed alla determinazione del loro valore al momento dell'apertura della successione; quindi, (2) alla detrazione dal relictum dei debiti, da valutare con riferimento alla stessa data; e ancora, (3) alla riunione fittizia, cioè meramente contabile, da attivo netto e donatum, costituito dai beni di cui sia stato disposto a titolo di donazione (così anche Trib. Trento, 25 febbraio 2014, www.utetgiuridica.it: la stima andrà effettuata, in relazione ai beni immobili ed ai beni mobili, secondo il loro valore al momento dell'apertura della successione - artt. 747 e 750 cod. civ. - e, con riferimento al valore nominale, quanto alle donazioni in denaro - art. 751 cod. civ. -).

Devono calcolarsi, poi: (4) la quota disponibile e (5) la quota indisponibile sulla massa risultante dalla somma tra il valore del “relictum” al netto ed il valore del “donatum” ed (6) imputarsi, infine, le liberalità fatte al legittimario, con conseguente

“diminuzione, in concreto, della quota ad esso spettante (art. 564 cod. civ.)” (Cass., sez. II, 24 luglio 2012, n. 12919, che cassa con rinvio, App. Firenze, 30 maggio 2007, CED Cassazione, 2012).

Così, per fare un esempio, in tema di successione necessaria, i diritti di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare e di uso sui mobili che la corredano, riservati al coniuge ai sensi dell'art. 540, secondo comma, cod. civ., si sommano alla quota spettante a questo in proprietà, e gravano in primo luogo sulla porzione disponibile, determinata, a norma dell'art. 556 cod. civ., considerando il valore del “relictum” - e del “donatum”, se vi sia stato: a tal proposito, si rammenti però come, in tema di successione ereditaria, la dichiarazione del testatore di avere già soddisfatto il legittimario con antecedenti donazioni non è idonea a sottrarre allo stesso la quota di riserva, garantita dalla legge anche contro la volontà del “de cuius”; né tale dichiarazione può essere assimilata ad una confessione stragiudiziale opponibile al legittimario, essendo egli, nell'azione di riduzione, terzo rispetto al testatore (così, da ultimo, Cass., sez. II, 15 maggio 2013, n. 11737, che rigetta, App. l'Aquila, 13 febbraio 2007, CED Cassazione, 2013) - comprensivo del valore capitale della casa familiare in piena proprietà, mentre, in caso di incapienza della disponibile, comportano la proporzionale riduzione della quota di riserva del medesimo coniuge, nonché, ove pure questa risulti insufficiente, delle quote riservate ai figli o agli altri legittimari; il principio è stato enunciato nella sotto riportata pronuncia, ove la Suprema Corte ha cassato la sentenza di merito la quale, allo scopo di determinare la legittima riservata ai figli del “de cuius”,

“aveva calcolato la consistenza dell'asse ereditario dopo aver preliminarmente detratto il valore dei diritti di abitazione e di uso spettanti al coniuge” (Cass., sez. II, 19 aprile 2013, n. 9651, Cassa con rinvio, App. Roma, 28 febbraio 2006, GI, 2013, 8-9, 1775).

Il principio non va confuso con quanto accade in tema di successione legittima, laddove spettano al coniuge superstite, in aggiunta alla quota attribuita dagli artt. 581 e 582 cod. civ., i diritti di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare e di uso sui mobili che la corredano, di cui all'art. 540, secondo comma, cod. civ., dovendo il valore capitale di tali diritti essere detratto dall'asse prima di procedere alla divisione dello stesso tra tutti i coeredi - secondo un meccanismo assimilabile al prelegato - e senza che, perciò, operi il diverso procedimento di imputazione previsto dall'art. 553 cod. civ.,

“relativo al concorso tra eredi legittimi e legittimari e strettamente inerente alla tutela delle quote di riserva dei figli del “de cuius”” (Cass., sez. un., 27 febbraio 2013, n. 4847, che Cassa con rinvio, App. Venezia, 6 ottobre 2009, VN,  2013, 2, 725).