Interessi protetti - Successioni, donazioni -  Riccardo Mazzon - 04/01/2021

Successioni e donazioni: caratteristiche principali della c.d. “azione di riduzione” (parte seconda)

In concreto, il legittimario eserciterà, pertanto, per recuperare la quota a lui riservata dalla legge, la c.d. azione di riduzione, riguardo la quale è bene, sin d’ora, rammentare che:

- il legittimario leso può rinunciare all'azione di riduzione delle disposizioni lesive della sua quota di riserva, anche tacitamente, purché in base ad un comportamento inequivoco e concludente (dovendosi tuttavia escludere, ad esempio, che la mancata costituzione nel giudizio di scioglimento della comunione ereditaria, promosso da altro coerede, esprima di per sé la volontà della parte convenuta contumace di rinunciare a far valere, in separato giudizio, il suo diritto alla reintegrazione della quota di eredità riservatale per legge – si veda, per un approfondimento, anche in relazione alla giurisprudenza qui citata, la seconda edizione del trattato Riccardo Mazzon, "Manuale pratico per la successione ereditaria e le donazioni",  Maggioli 2020 -);

- in considerazione dell'autonomia e della diversità dell'azione di divisione ereditaria rispetto a quella di riduzione, il giudicato sullo scioglimento della comunione ereditaria, anche in seguito all'apertura della successione legittima, non comporta un giudicato implicito sulla insussistenza della lesione della quota di legittima, sicché ciascun coerede condividente, pur dopo la sentenza di divisione divenuta definitiva, può esperire l'azione di riduzione (ad esempio, della donazione compiuta in vita dal “de cuius” in favore di altro coerede dispensato dalla collazione), chiedendo la reintegrazione della quota di riserva e le conseguenti restituzioni;

- inoltre, il diritto alla reintegrazione della quota, vantato da ciascun legittimario, è autonomo nei confronti dell'analogo diritto degli altri legittimari, spettando a ciascuno di essi solo una frazione della quota di riserva, sicché il giudicato sull'azione di riduzione promossa vittoriosamente da uno dei legittimari - se non può avere l'effetto di operare direttamente la reintegrazione spettante agli altri che abbiano preferito, pur essendo stati evocati nel processo di divisione contemporaneamente promosso, rimanere per questa parte inattivi - non preclude ad altro legittimario di

“agire separatamente, nell'ordinario termine di prescrizione, con l'azione di reintegrazione della quota di riserva per la parte spettantegli” (Cass., sez. II, 3 settembre 2013, n. 20143, che cassa con rinvio App. Campobasso, 21 febbraio 2006, CED Cassazione, 2013).

In tal contesto, è stato osservato come, nell'ipotesi di più legittimari, ciascuno abbia diritto ad una frazione della quota di riserva e non all'intera quota ovvero ad una frazione più ampia di quella che gli spetterebbe se gli altri pretermessi non facessero valere il loro diritto: di talché, la porzione della quota di riserva del legittimario deve essere determinata sulla base della situazione esistente al momento dell'apertura della successione e non costituisce una variabile, in funzione del numero dei legittimari che, successivamente, esperiscano l'azione di riduzione (così Trib. Bari, sez. I, 3 aprile 2012, www.utetgiuridica.it).

Anche il curatore fallimentare del legittimario può esercitare azione di riduzione, in virtù della legittimazione a stare in giudizio per i rapporti di diritto patrimoniale compresi nel fallimento attribuitagli dall'art. 43 legge fall., oltre che per effetto dello spossessamento fallimentare che priva il fallito della disponibilità di suoi beni (tra i quali sono da ricomprendere i diritti patrimoniali spettanti al fallito quale legittimario: cfr. anche Cass., sez. II, 15 maggio 2013, n. 11737, che rigetta, App. l'Aquila, 13 febbraio 2007, CED Cassazione, 2013).