Interessi protetti - Successioni, donazioni -  Riccardo Mazzon - 11/01/2021

Successione ereditaria e diritti dei legittimari: la “riduzione” delle disposizioni testamentarie

Quanto alle disposizioni testamentarie, qualora esse eccedano la quota di cui il defunto poteva disporre, esse sono soggette a riduzione nei limiti della quota medesima – si veda, per un approfondimento, anche in relazione alla giurisprudenza qui citata, la seconda edizione del trattato Riccardo Mazzon, "Manuale pratico per la successione ereditaria e le donazioni",  Maggioli 2020 -.

Rammentato che anche nella successione “mortis causa” regolata dal codice civile del 1865, la disposizione testamentaria lesiva della legittima non era nulla, ma solo esposta a riduzione, conseguente all'accoglimento della domanda del legittimario pretermesso e, dunque, inefficace nei confronti di quest'ultimo (Cass., sez. II, 14 ottobre 2013, n. 23278, che cassa con rinvio, App. Napoli, 20 settembre 2006, CED Cassazione, 2013), va precisato come l'esecuzione volontaria delle disposizioni testamentarie lesive della legittima non precluda al legittimario l'azione di riduzione, salvo che egli non abbia manifestato in modo non equivoco la volontà di rinunciare a far valere la lesione: nella pronuncia che segue, ad esempio, in applicazione di tal principio, la Suprema Corte ha confermato la sentenza di merito, la quale aveva ritenuto che l'adesione della legittimaria ad un accordo transattivo intercorso fra le parti del procedimento di divisione giudiziale del bene in contesa, esprimesse

“inequivocamente la sua volontà di rinunciare a far valere il diritto alla reintegrazione della quota di eredità riservatale per legge” (Cass., sez. II, 21 maggio 2012, n. 8001, che rigetta, App. Bolzano, 20 novembre 2009, CED Cassazione, 2012).

Naturalmente, anche qui la determinazione del valore della massa ereditaria, con formazione della massa dei relitti e rispettiva determinazione del loro valore al momento dell'apertura della successione, la successiva detrazione dal relictum dei debiti e la riunione fittizia tra attivo netto ed eventuale donatum, costituiscono fasi necessarie ai fini del calcolo della quota disponibile e di quella indisponibile sulla massa risultante dalla somma del valore del relictum al netto e del valore del donatum, e dunque ai fini dell'accertamento della lesione di legittima (così anche Trib. Padova, sez. I, 7 maggio 2012, www.utetgiuridica.it).

Processualmente, importante segnalare come:

- il giudicato che si forma sulla pronuncia di riduzione di disposizioni testamentarie non si estende nei confronti del legatario, il cui acquisto prescinde dall'accettazione e non dipende dalla situazione giuridica definita in quel processo (cfr. Cass., sez. II, 5 novembre 2013, n. 24751, che rigetta, App. Napoli, 26 ottobre 2006,  CED Cassazione, 2013);

- la controversia relativa all'azione di riduzione per la reintegrazione della quota riservata ad un legittimario non si pone in rapporto di pregiudizialità necessaria, ai fini della sospensione di cui all'art. 295 cod. proc. civ., con la domanda di condanna proposta dall'erede testamentario universale nei confronti del medesimo legittimario pretermesso al fine di ottenere il pagamento della somma da questo conseguita a titolo risarcitorio per l'espropriazione indiretta di un fondo già di proprietà del "de cuius", conservando le disposizioni lesive della legittima la loro efficacia fino all'eventuale accoglimento della domanda di riduzione e

“non potendosi, pertanto, verificare alcun contrasto di giudicati tra le distinte cause” (Cass., sez. VI, 4 aprile 2013, n. 8345, CED Cassazione, 2013).