Diritto, procedura, esecuzione penale - Reato -  Annalisa Gasparre - 05/10/2020

Strappa il telefono alla moglie che riprende: arrestato – Cass. pen. 26982/20

In guerra sono giustificati molti fatti. Le separazioni conflittuali a volte sembrano proprio una guerra, ma non tutto è giustificato.
Un uomo è stato accusato del reato di rapina del telefono cellulare sottratto alla moglie, da cui si stava separando, in occasione di un incontro finalizzato al ritiro degli effetti personali della donna dall'abitazione familiare. L’obiettivo della sottrazione non era certo il profitto bensì impedire che la donna proseguisse nell'eseguire le riprese dei propri beni che riteneva danneggiati.
Il giudice delle indagini preliminari aveva qualificato il fatto come esercizio arbitrario delle proprie ragioni e, dunque, non aveva convalidato l’arresto operato dalla polizia giudiziaria. Ma il procuratore della Repubblica ha impugnato il provvedimento davanti alla corte di cassazione, ritenendo che il giudice non avesse individuato la pretesa asseritamente tutelabile davanti all’autorità giudiziaria, rispetto alla quale l’uomo avrebbe ritenuto di farsi giustizia da sé sottraendo il telefono alla moglie.
Per configurare il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, occorre che l'autore agisca nella ragionevole opinione della legittimità della sua pretesa, ovvero ad autotutela di un suo diritto suscettibile di costituire oggetto di una contestazione giudiziale, anche se detto diritto non sia realmente esistente; tale pretesa, inoltre, deve corrispondere perfettamente all'oggetto della tutela apprestata in concreto dall'ordinamento giuridico, e non mirare ad ottenere un qualsiasi "quid pluris", atteso che ciò che caratterizza il reato in questione è la sostituzione, operata dall'agente, dello strumento di tutela pubblico con quello privato.

Corte di Cassazione, sez. II Penale, sentenza 11 – 28 settembre 2020, n. 26982 - Presidente Gallo – Relatore Di Paola
Ritenuto in fatto
1. Il G.i.p. del Tribunale di Napoli Nord, con l'ordinanza impugnata in questa sede, non ha convalidato l'arresto di Ca. Se., eseguito dalla p.g. perché ritenuto indiziato del delitto di rapina di un telefono cellulare che l'indagato aveva sottratto al coniuge - da cui era in fase di separazione - in occasione di un incontro finalizzato al ritiro degli effetti personali della donna dall'abitazione familiare. Il G.i.p. aveva ritenuto che l'indagato avesse sottratto il telefono non per finalità di profitto, ma per impedire che la donna proseguisse nell'eseguire le riprese dei propri beni; da ciò riteneva che il fatto dovesse essere qualificato come fattispecie di esercizio arbitrano delle proprie ragioni, reato che non consentiva l'adozione della misura precautelare.
2.1. Propone ricorso per cassazione il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli Nord, deducendo, con unico motivo, violazione di legge - in riferimento agli artt. 393 e 628 cod. pen., 380 cod. proc. pen. - e vizio di motivazione, manifestamente illogica e contraddittoria, nella parte in cui aveva qualificato il fatto storico accertato dalla polizia giudiziaria, riconoscendo l'attendibilità delle dichiarazioni della persona offesa, non quale condotta di rapina, ma come fattispecie riconducibile al disposto dell'art. 393 cod. pen., omettendo di individuare e indicare quale fosse la pretesa giuridica tutelabile davanti all'autorità giudiziaria che l'indagato aveva ritenuto di esercitare, sottraendo il telefono cellulare al coniuge con una spinta, mentre costei riprendeva i propri beni che aveva rinvenuto danneggiati.
Considerato in diritto
1.1. Il ricorso è fondato.
Il provvedimento emesso dal G.i.p., nel qualificare l'episodio che aveva determinato la p.g. a procedere all'arresto, si fonda sulla considerazione dell'avvenuta sottrazione del telefono cellulare da parte dell'indagato non per finalità di profitto, ma "per impedire un atto a suo dire illecito". La motivazione adottata, come rileva il Procuratore ricorrente, risulta affetta da evidente violazione di legge, poiché non individua quale fosse la pretesa tutelabile davanti all'autorità giudiziaria, rispetto alla quale il Ca. avrebbe ritenuto di farsi giustizia da sé sottraendo alla moglie il telefono cellulare: né può ritenersi che l'esecuzione di riprese con un telefono cellulare, peraltro di oggetti di proprietà della persona che le esegue, possa costituire condotta illecita in grado di procurare danni a terzi soggetti, ipotesi che anche ove ritenuta sussistente dall'indagato in buona fede non avrebbe comune consentito di conseguire altro rimedio che quello risarcitorio (e non anche la sottrazione della disponibilità del telefono cellulare alla proprietaria del bene).
Insegna, infatti, la giurisprudenza di legittimità che «in tema di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, ai fini della configurabilità del reato, occorre che l'autore agisca nella ragionevole opinione della legittimità della sua pretesa, ovvero ad autotutela di un suo diritto suscettibile di costituire oggetto di una contestazione giudiziale, anche se detto diritto non sia realmente esistente; tale pretesa, inoltre, deve corrispondere perfettamente all'oggetto della tutela apprestata in concreto dall'ordinamento giuridico, e non mirare ad ottenere un qualsiasi "quid pluris", atteso che ciò che caratterizza il reato in questione è la sostituzione, operata dall'agente, dello strumento di tutela pubblico con quello privato» (Sez. 2, n. 46288 del 28/06/2016, Musa, Rv. 268362).
2. All'accoglimento del ricorso, consegue in linea con l'orientamento prevalente della Corte di legittimità (Sez. 2, n. 21389 del 11/03/2015, P.M. in proc. Morelli, Rv. 264026; Sez. 5, n. 12508 del 07/02/2014, P.M. in proc. Scognamiglio, Rv. 260000; Sez. 1, n. 5983 del 21/01/2009, P.M. in proc. Abdelsalam Ibrahim, Rv. 243358) l'annullamento senza rinvio dell'ordinanza di non convalida dell'arresto, attesa l'inutilità di investire il giudice a quo di una pronuncia che avrebbe valore meramente formale, essendo già stata riconosciuta in questa sede la legittimità dell'operato della Polizia giudiziaria.
P.Q.M.
Annulla l'ordinanza impugnata senza rinvio per essere stato l'arresto legittimamente eseguito.