Cultura, società - Opinioni, ricerche -  Maria Nefeli Gribaudi - 15/08/2019

Storia de “le dannate”, storie di tutti noi: pensieri a margine del libro “Le dannate” di M. Giletti.

Sullo sfondo di una Sicilia, di un’ Italia immobile, rassegnata ad ancestrali giochi di potere, in cui le storie sono già scritte prima ancora di essere raccontate, si scorgono tratti di donne e di uomini, si stagliano esempi di coraggio, si accendono scintille di speranza.
Storie di potere si innervano tra le colline dell’entroterra siciliano, storie che si ripetono con protagonisti dai volti e nomi diversi di chissà quale altra nostra montagna, pianura, campagna o città, rimasti, per scelta o per sventura, nell’ombra della luce dei riflettori.
Si delineano fisionomie di donne e uomini, con le loro forze e debolezze, le loro scelte, le loro ribellioni e rassegnazioni. Ritratti di umanità.
Storie che si rinnovano con qualche elemento di novità, costanti nei loro più insidiosi e soggioganti giochi di potere.
Si intrecciano trame di esistenze, complicate, travagliate, cambiate.
Storie in cui la variegata fenomenologia del danno alla persona irrompe e persuade.
Storie di illegalità e di legalità, storie di diritto che si incontrano e si scontrano, in bilico tra garanzie individuali e difesa collettiva. Storie di verità imbrigliate nelle fitte maglie delle regole processuali.
Storie di vita, esistenza, di scelte compiute ed incompiute.
Sospiri di silenzi ed echi di rabbia.
Storie di chi rimane sullo sfondo ma che non di meno è protagonista.
Storie di ostinati giornalisti dagli occhi vivi, leali ed attenti, storie di pastori, coltivatori, imprenditori, carabinieri, magistrati. Storie di madri, di padri e di figli.
Storie di donne che si ergono come faggi solitari, esuli nella loro stessa terra, dal tronco dritto e dalla chioma fitta ed audace.
Storie di tutti noi che ogni giorno siamo chiamati a scegliere le donne e gli uomini che vogliamo essere, a scrivere pagine di esistenza. Storie di tutti.
Storie di noi che discorriamo di diritto e che ben ne conosciamo i poteri e i limiti.
A torto o a ragione, attori o convenuti, accusa o difesa, imputati o persone offese, avvocati o magistrati, ci troviamo dinnanzi a regole, categorie, garanzie e con esse dobbiamo fare i conti. Coordinate che delimitano le latitudini dell’articolato carteggio difensivo. Giusto o sbagliato queste sono le regole.
Storie di domande e di risposte che provengono dall’esistenza di ognuno di noi, dalla nostra misera, nobile umanità, dalle nostre piccole, grandi battaglie che come in queste giornate di maestrale portano raffiche di aria fresca, increspano le onde, destano dai torpori, scuotono gli animi.