Cultura, società - Opinioni, ricerche -  Angelo Marra - 08/09/2020

Scrivere è una cosa che mi affascina ma, allo stesso tempo, detesto.

Non sopporto quando non ci riesco: è un'attività dura, faticosa, richiede metodo, precisione e concentrazione. Ci sono quelli che dicono di non poterne fare a meno durante il giorno, io non sono tra loro. Sono più come Bartleby lo scrivano:I would prefer not to.
Tuttavia, è   irresistibile: una delle cose più belle del mondo e che a me regala tante soddisfazioni.

Con la scrittura possiamo - in modo relativamente poco costoso - creare dal nulla cose che prima non esistevano. generare mondi, inventare oggetti, descrivere, per la prima volta, ciò che nessuno ha descritto prima ( pensiamo ai Ciclopi, al Nautilus, o  alle immagini della Divina Commedia). Quante risorse sono necessarie per farne un buon film? Scrivendo, invece, bastano un po' di carta e inchiostro.

 Ma come si fa a scrivere bene?  Credo che saper scrivere, anzi saper narrare, sia l'attività più bella e anche più  profondamente umana.

Scrivendo si modifica la realtà, si dà forma alle cose.

Questo vale anche per il diritto: l'aspetto narrativo è fondamentale. Sto parlando  proprio di narrazione e non di persuasione o artifici retorici.

Chi lavora nel diritto e col diritto deve saper raccontare, saper dipingere, raffigurare i fatti della vita. Il diritto è racconto, la Giustizia è racconto condiviso.

Non ci credete? Pensiamo al danno esistenziale: ruota, come tutte le forme di illecito civile, intorno al 2043 cc ed al 2049 cc.

Senza racconto, senza rappresentazione, senza la capacità di creare cose nuove con il linguaggio,  senza visione, senza vivide immagini della realtà, uscite dai tomi di diritto e  capaci di parlare della vita di ciascuno ad ognuno (giudici compresi) , il danno esistenziale non avrebbe mai visto la luce.


Raccontare, descrivere, far comprendere, far innamorare di una storia (una storia di Uomini e Donne concreti) e la sfida per l'avvocato. Restituire spessore, realtà, passione rispetto a nudi fatti è la chiave di una buona difesa tanto civile quanto penale. Se chi giudica si appassiona ad una vicenda,  sarà più empatico e giudicherà  con maggiore umanità!

Scrivere, raccontare, affascinare, far innamorare.

C'è chi ha detto che scrivere e come scolpire: si arriva all'opera finita per sottrazione.

allora, alcune idee:

- scrivere e poi, pazientemente, riscrivere.

- mettere insieme tante cose e poi lasciare che il testo si "asciughi", perdendo i pezzi non importanti

- narrare una storia, a tutto tondo

- rileggere, possibilmente ad alta voce: il suono delle parole ed  il ritmo del racconto li senti solo se ascolti il testo.

Infatti, spesso mi sono trovato a dire a me stesso: "questa cosa qui non mi 'suona' "

- non tutti amano le stesse cose e quindi scrivere È pericoloso: a volte l'innamoramento c'è, altre no.

- scrivere, narrare, è liberante.

Almeno, io dopo che scrivo un saggio, non ho più energie per tornare su quel pezzo di realtà.

- scrivere è una cosa strana: una volta che lo hai fatto, il racconto non è più tuo: tu volevi dire delle cose ma il testo mi ha dette altre a chi lo ha ricevuto. Sembra quasi essere animato di vita propria, ogni tanto scopri che dal tuo testo escono cose che tu non sapevi di averci messo dentro.

Per me questo è il bello della scrittura, del  racconto, della relazione con l'altro che prende qualcosa di mio e lo fa suo.

Ebbene, questo riguarda anche la vita del giudice o dell'avvocato: il mio atto difensivo e anche del giudice e della controparte.

 A mio parere, dato per assodato il livello tecnico e la correttezza giuridica delle argomentazioni, un atto che trasmette passioni e restituisce un'immagine vivida  della 'vita aldilà del processo', è uno strumento giuridico più efficace.

Il grande cielo della fragilità si descrive meglio con la leggerezza di un romanzo che in altro modo.