Varie - Varie -  Marco Faccioli - 27/09/2020

Schermo delle mie brame.

Oggi, per molti, non è tanto un problema quello di avere un cattivo rapporto con lo specchio di casa, quanto con lo schermo del proprio cellulare. Quando ci guardiamo allo specchio la nostra faccia è (e resta) quella ...che ci piaccia o meno, ma, ogni volta che ci scattiamo un selfie da postare sui nostri account social, ecco che parte inesorabile un fine lavoro di postproduzione del nostro viso. Tutto ciò non riguarda affatto coloro che (pur di stare dietro all'obiettivo) gridano lesti “LA SCATTO IO!” quando viene proposta una foto di gruppo, bensì tutti i postatori seriali di selfie. La Rete pullula di applicazioni come “Perfect Me”, “Foto trucco”, “Fotogenic”, “Body editor”, etc. etc. Con il digitale ci possiamo trasformare come vogliamo: più alti, più snelli, più biondi, meno strabici ...via le occhiaie, i brufoli, le rughe, i nasi grossi e tutte quelle altre sgradite eredità materne o paterne. Come in uno specchio distorto, lo schermo del cellulare, con pochi clic, restituisce un'immagine di sé mondata da quei dettagli visti come difetti. Però, a forza di allungare di qua, schiarire di là, limare di sotto e stringere di sopra, finisce che le foto dei selfie nulla più hanno a che vedere con la vera faccia di chi le posta. Un simile problema non poteva che trovare una drastica soluzione: per apparire sempre più simili a come si è sui social, non resta che ricorrere al bisturi, per intervenire una volta per tutte, laddove si era sempre agito con applicazioni virtuali. D'altronde tutti i “like” e i complimenti alle immagini filtrate vorranno ben dire qualcosa, no? Quello dei selfie ritoccati deve essere proprio l'aspetto giusto, la faccia perfetta da mostrare non solo in Rete, ma anche nella vita di tutti i giorni. Il medico cosmetico britannico Tijion Esho ha coniato il termine “Snapchat dysmorphia” per indicare come il disturbo da dismorfismo corporeo – che prevede la preoccupazione cronica e immotivata per un un presunto difetto fisico – si è associato nell'ultimo periodo all'utilizzo dell'applicazione da smartphone. “I miei pazienti – spiega il medico – un tempo mi portavano foto di celebrità per indicare nasi e labbra ideali, ora mi chiedono sempre più spesso interventi che li rendano simili a uno scatto di loro stessi, modificato dai filtri Snapchat”. Per farla breve, il fotoritocco-social può creare aspettative di somiglianza verso la versione virtuale ...di se stessi. “Mi mostrano le loro foto sul cellulare ma non mi dicono che non amano il proprio naso – continua Esho – ma che non gradiscono come viene in foto. Si rifanno a modelli proposti da filtri, chiedendo correzioni spesso irrealizzabili.” L'apparenza non dialoga più con la realtà e le complicazioni iniziano a sorgere al momento di uscire dalla virtualità. “Quando ci si incontra nelle relazioni più intime cominciano i problemi, – spiega lo psicologo estetico Giuseppe Polipo - finché si tratta di chattare va tutto bene, ma i rapporti reali comportano poi un crollo del castello di carta con conseguente frustrazione. Ci si rifugia nella banalità del trucco ottico, senza pensare che in realtà si inganna solo se stessi.” Il selfismo è pura autocelebrazione e può creare una mostruosa solitudine.