Interessi protetti - Sport -  Rigazio Sara - 27/05/2013

SALARY CAP: ECCO COME CAMBIA (FORSE) LA SERIE B – Sara RIGAZIO

Il 26 marzo 2013 l'Assemblea della serie cadetta ha approvato, all'unanimità, l'introduzione di una nuova misura volta a contenere e, al contempo regolare, le risorse finanziarie impegnate dalle società sportive con riguardo agli ingaggi dei singoli giocatori . L'iniziativa, che diverrà operativa con l'avvio della stagione 2013/2014 e sarà applicata già a partire dai contratti sottoscritti nel mese di luglio di quest'anno, prevede, per ciascun accordo individuale, la fissazione di un tetto massimo annuale di spesa pari a circa 300.000 euro lordi, cifra che a sua volta comprende ¬– come precisato dal Presidente Abodi al termine dell'incontro – una parte fissa e una parte variabile (premi), ciascuna delle quali del valore di 150.000 euro. Il sistema prevede altresì che, qualora il limite previsto fosse superato, la cifra eccedente sia versata in un fondo comune destinato all'implementazione dei c.d. vivai giovanili .

Come v'era da aspettarsi, la proposta ha provocato una forte eco mediatica suscitando opposte reazioni tra chi ritiene – come Abodi e la maggioranza dei presidenti dei clubs – tale misura indispensabile per preservare l'esistenza stessa del campionato e chi invece – come l'Associazione calciatori – ne contesta le modalità di realizzazione sul piano operativo. Secondo l'Assocalciatori, infatti, il meccanismo annunciato dalla Lega scaricherebbe esclusivamente sugli importi totali degli ingaggi e, dunque, sui soli atleti, le ripercussioni economiche collegate al tetto salariale, riducendo significativamente, per contro, gli oneri finanziari a carico delle società .

A ben vedere, la scelta di ricorrere alla fissazione di un tetto di spesa ¬– quest'ultimo ribattezzato, impropriamente a nostro avviso, come si vedrà oltre, salary cap – s'inserisce pienamente in un'azione più ampia, intrapresa in tempi recenti dai vertici del calcio europeo (U.E.F.A. in testa), volta alla diffusione di un sistema di gestione delle risorse economiche da parte dei clubs più efficace e adeguata, e del quale le c.d. Financial Fair Play Rules – operative dalla scorsa stagione anche nella serie A del campionato nazionale – costituiscono l'esempio più concreto. Com'è noto, infatti, queste ultime regole stabiliscono che le spese sostenute dai clubs non debbano eccedere gli introiti per una somma di 5 milioni di euro nell'arco di un triennio.

Come poc'anzi rilevato, il sistema sanzionatorio annunciato per la serie B sembrerebbe, ad una prima lettura, piuttosto lineare giacché esso dovrebbe scattare qualora il tetto massimo di spesa di 300.000 euro venga superato.

Il condizionale è d'obbligo poiché il 9 maggio scorso il Consiglio Federale della Lega ha approvato in via definitiva una serie di modifiche al testo originario accogliendo, di fatto, molti dei profili criticamente rilevati dall'Associazione calciatori. L'elemento centrale sul quale si fonda la nuova formula consiste nell'introduzione di un ulteriore parametro rispetto al quale dovrà calcolarsi l'eventuale superamento del tetto salariale, ovvero il totale delle spese sostenute da ciascun club. Soltanto là dove, infatti, il totale degli ingaggi (compresi quelli di staff e tecnici) superi il 60% del valore della produzione, ovvero del fatturato e dei prestiti senza plusvalenze, scatterà la sanzione da parte della Lega.

È proprio sotto questo profilo, invero, che l'accostamento del meccanismo di tetto salariale previsto per la serie B a quello di salary cap, proprio delle tre maggiori federazioni sportive nordamericane (NBA, NFL e MLB) non appare, come poc'anzi accennato, del tutto condivisibile. Il contesto statunitense, infatti, distingue tra team salary cap – ovvero il tetto che concerne le spese sostenute dai club – e player salary cap – ovvero il tetto salariale specificamente previsto per l'atleta. In tal modo il meccanismo opera una differenziazione netta tra i destini economici della società, da un lato, e quelli del singolo atleta, dall'altro, così che il "salary cap" vero e proprio è la risultante della somma dei due tetti salariali. Il meccanismo previsto dalla serie cadetta, invece, nella stesura originaria prevedeva un player salary cap, erroneamente definito col generico termine di salary cap, mentre nella versione come da ultimo modificata introduce una variabile propria del team salary cap (la spesa complessiva) che va ad incidere sull'ingaggio dell'atleta. Com'è agevole intravedere, i due piani economici – del club da un lato e del giocatore dall'altro – si sovrappongono creando, di fatto, quell'instabilità che all'opposto dichiarano di contrastare .

V'è da rilevare, inoltre, che il sistema statunitense ha escluso da tempo eventuali questioni di incompatibilità del salary cap con la normativa antitrust, là dove la questione sembra ancora aperta sia con riguardo alle Financial Fair Play Rules sia con riguardo alle norme più recenti relative al campionato cadetto .

Sotto un profilo più generale, poi, pur nella consapevolezza della profonda diversità tra gli interessi economici sottesi al campionato di serie A e quelli propri della serie B, che sul piano operativo comportano la scelta dell'applicazione delle Financial Fair Play Rules in un caso, e il tetto salariale così come sopra esposto nell'altro, tuttavia non può omettersi di rilevare che, a nostro avviso, sarebbe opportuno che entrambe le Leghe giungessero ad un'idea di efficienza economica condivisa e, in futuro, più omogenea.

Ciò posto, dunque, è auspicabile che il Consiglio Federale della Lega serie B riveda i termini dell'introduzione delle nuove norme giacché il contenimento dei costi – obiettivo quanto mai legittimo in un contesto sportivo generale ridotto sempre più a sterile business – richiede una riflessione più ampia, che va al di là della semplice riproduzione di strumenti operativi propri di altre realtà giuridiche e sportive e che, invece, sia in grado di coniugare il risultato economico con quello autenticamente sportivo.