Amministrazione di sostegno - Generalità, varie -  Redazione P&D - 27/01/2021

Risposta al parere dell’Ufficio Legislativo del Ministero della Giustizia in merito alla proposta normativa “Abrogazione dell’interdizione" - P.Cendon - B.Franceschini - R.Rossi

Sommario: 1. Sull’abolizione degli istituti dell’interdizione e inabilitazione -  2. Le modifiche all’art. 716 c.p.c. - 3.  Il nuovo ultimo comma dell’art. 411 c.c.  -  4. Patrimonio con vincolo di destinazione – 5. Istituzione albo degli amministratori di sostegno – 6. Compenso per l’amministratore di sostegno

1. Sull’abolizione degli istituti dell’interdizione e inabilitazione

a) Parere dell’U.L.: l’ads conserva sempre al Beneficiario un minimo di capacità di agire e per questa ragione, nei casi più gravi, è meno tutelante.
Risposta: l’ads è molto duttile e può, nei casi in cui ciò sia necessario per proteggere la persona, incapacitare questa al compimento di tutti gli atti. In tali casi si ha un’incapacitazione funzionale e non formale.
b) Parere dell’U.L.: l’ads b)    la decisione di privare totalmente la persona della capacità di agire dovrebbe essere riservata al Collegio nell’ambito di un giudizio ordinario
Risposta: la maggiore rispettosità del giudizio ordinario e della decisione collegiale è soltanto apparente.
c) Parere dell’U.L.: sul piano della responsabilità civile e contrattuale il beneficiario dell’Ads rischia di essere condannato al risarcimento del danno, dovendosi indagare, di volta in volta, in relazione all’atto compiuto, fonte del danno, se egli avesse o meno la possibilità di porlo in essere.
Risposta: Le regole codicistiche in materia di responsabilità civile escludono gli inconvenienti paventati. Infatti, il Beneficiario sarà chiamato a rispondere civilmente soltanto se risulti che egli era capace di intendere e volere al momento del fatto illecito; ferma la facoltà del giudice di valutare con minor rigore l’agito del beneficiario in quanto soggetto fragile. Nel caso opposto di riscontro dell’incapacità naturale del beneficiario, si dovrà applicare l’art. 2046 c.c. con conseguente suo esonero da responsabilità.
d) Parere dell’U.L.:    l’interdizione offrirebbe maggiore certezza ai terzi riguardo alla condizione del soggetto vulnerabile, posto che il regime di pubblicità del decreto istitutivo dell’ads limita la conoscibilità agli estremi essenziali del provvedimento.
Risposta: il vigente sistema di pubblicità del decreto istitutivo dell’ads assicura la conoscibilità, da parte dei terzi, degli elementi essenziali, ovvero la parte dispositiva del decreto contenente l’elencazione dei poteri attribuiti all’amministratore di sostegno e delle eventuali limitazioni/impedimenti alla possibilità di agire del beneficiario.  Per il resto, la salvaguardia della riservatezza, prerogativa fondamentale della persona, non autorizza la pubblicizzazione dei dati concernenti la condizione del beneficiario, quali ad esempio la sua condizione di salute e le vicende esistenziali descritte nella parte motiva del decreto.

Il parere dell’Ufficio Legislativo riconosce la meritevolezza della proposta di abrogazione dei vecchi istituti dell’interdizione e dell’inabilitazione poiché essa realizzerebbe indubbiamente un positivo risultato di certezza giuridica. Ciò nonostante, l’Ufficio segnala le seguenti criticità che scaturirebbero dall’eliminazione dell’interdizione:
a) l’interdizione sarebbe più tutelante. L’U.L. osserva che l’amministrazione di sostegno conserva la capacità gestoria dell’amministrato, esclusi gli atti riservati all’assistenza o rappresentanza dell’amministratore di sostegno. Pertanto, qualora si rendesse necessario privare totalmente il soggetto della capacità di agire, occorrerebbe riservare una residuale operatività all’interdizione. Viene portato l’esempio del soggetto che conservi una rete di relazione e che, a causa della patologia che lo rende totalmente incapace di intendere e di volere, potrebbe porre in essere atti pregiudizievoli. In tali casi, per impedire il compimento di atti pregiudizievoli da parte dell’amministrato, si renderebbe necessaria un’elencazione onerosa di tutti gli atti impediti all’interessato, con il rischio di incompletezza di detta elencazione.
Deve rilevarsi, a contrario, che l’amministrazione di sostegno non conserva necessariamente e sempre la capacità gestionale dell’amministrato, potendo – là dove occorra – incapacitare funzionalmente (non nominalmente) la persona, al limite impedendole il compimento di qualsivoglia atto e attività, limitatamente – beninteso – ai casi in cui ciò si renda assolutamente necessario. Questa possibilità richiede particolari presupposti, ovvero che la persona sia in condizioni di totale incapacità di intendere e di volere e, al contempo, in condizioni relazionali che potrebbero portarlo al compimento di atti per sé pregiudizievoli. 
Ed è questa proprio l’ipotesi prefigurata dall’Ufficio.

Come noto, la caratteristica più significativa del nuovo istituto è rappresentata dalla sua estrema duttilità. E ciò è stato ribadito in numerose decisioni della Corte di Cassazione. Ebbene, tale flessibilità è appunto la caratteristica dell’ads che consente di proteggere il beneficiario nel grado in cui occorra concretamente proteggerlo, nel caso specifico. E tale protezione rafforzata può arrivare, come detto, all’ incapacitazione totale là dove occorra.
Ciò è stato chiarito, in tempi recenti ed in modo inequivocabile, da due sentenze della Cassazione del 2017 e 2018.

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In allegato il testo integrale completo di note.