Pubblica amministrazione - Pubblica amministrazione -  Alceste Santuari - 15/12/2020

Rimozione degli amministratori nelle società in house – Tar Lazio 13044/2020

Con sentenza n. 13044 del 7 dicembre 2020, il Tar Lazio, sez. II bis, ha confermato il principio secondo cui la disciplina che informa le società in house è quella di diritto comune e che, conseguentemente, il giudice competente è quello ordinario e non quello amministrativo.

Nel caso di specie, i giudici amministrativi hanno dunque ribadito che in tema di società partecipate dagli enti locali, ancorché la partecipazione equivalga alla totalità delle azioni/quote, come nel caso delle società in house, le azioni concernenti la nomina o la revoca di amministratori e sindaci abbiano come riferimento quanto disposto nell’art. art. 2449 c.c. E ciò perché l’atto in parola deve interpretarsi alla stregua di un atto compiuto dall'ente pubblico:

  1. uti socius e non iure imperii;
  2. e posto in essere a valle della scelta di fondo per l'impiego del modello societario.

Il Tar riconosce che tale approccio a favore della giurisdizione ordinaria trova un proprio fondamento giuridico nella clausola ermeneutica generale, in senso privatistico, prevista dall'art. 4, comma 13, del d.l. n. 95 del 2012, conv., con modif., dalla l. n. 135 del 2012, oltre che nel principio successivamente stabilito dall'art. 1, comma 3, del d.lgs. n. 175 del 2016. E’ noto infatti che quest’ultimo stabilisce che, per tutto quanto non derogato dalle relative disposizioni, le società a partecipazione pubblica sono disciplinate dalle regole privatistiche.

Non possono dunque essere impugnati atti che costituiscono esercizio di poteri autoritativi che tali non sono. L’amministratore di nomina pubblica non è soggetto agli ordini dell’ente nominante ed anzi, sottolineano i giudici della Sezione II bis, ha i medesimi diritti ed i medesimi obblighi dell’amministratore espressione della nomina assembleare.

Richiamando altre pronunce precedenti (es. Cass 14 settembre 2017, n. 21299), il Tar del Lazio ha richiamato il fatto che le società a partecipazione pubblica non mutano la loro qualificazione giuridica in forza della presenza del socio pubblico. Il rapporto tra quest’ultimo e la società è di “assoluta autonomia”, poiché al socio pubblico non è consentito “incidere unilateralmente sullo svolgimento del rapporto medesimo e sull’attività della società” mediante l’esercizio di poteri autoritativi o discrezionali. Gli amministratori nominati dagli enti non pubblici non svolgono né esercitano un pubblico servizio.

In conclusione, il Tari ha stabilito che la controversia, concernente la legittimità dell'atto emesso dal Sindaco, ai sensi dell'art. 50, commi 8 e 9, del d.lgs. n. 267 del 2000, di revoca degli amministratori di una società partecipata dal Comune spetta alla giurisdizione ordinaria. Si tratta – a giudizio della Sezione – “di un provvedimento attinente ad una situazione giuridica successiva alla costituzione della società stessa, idoneo ad incidere internamente sulla sua struttura ed espressione di una potestà di diritto privato ascrivibile all'ente pubblico uti socius ed esercitata dal medesimo Sindaco in conformità degli indirizzi stabiliti dal Consiglio comunale”.

Ancora una volta, dunque, le vicende relative alle società in house, tranne per taluni profili, sono riconducibili alla competenza giurisdizionale del giudice ordinario al pari di qualsiasi altra società di diritto privato.