Diritto, procedura, esecuzione penale - Reo, vittima -  Mario Pavone - 06/07/2020

Rilevanza delle condotte riparatorie e Mediazione Penale

a. Considerazioni introduttive
I numerosi problemi che affiggono la Giustizia in Italia,nonostante varie Riforme, finiscono con il deprimere la necessità di assicurare sia agli imputati che alle parti offese una rapida decisione anche ai fini del risarcimento dei danni subiti dalla Vittima di reato.
Il superamento dell'ottica punitiva e riabilitativa per quella riparativa corrisponde,di fatto,ad una nuova concezione delle risposte sanzionatorie che,pur mantenendo intatti gli aspetti di rinvio alla responsabilità personale,rimanda chiaramente, anche utilizzando tutte le risorse presenti sul territorio, ad una serie di proposte e di opportunità che il soggetto può cogliere per il proprio cambiamento e,nel contempo,ad una migliore considerazione degli interessi della vittima del reato, persona singola o società nel suo complesso.
In quest'ambito si colloca la Mediazione Penale per la quale reo e vittima, adeguatamente supportati, realizzano l'opportunità di prendere parte alla gestione del conflitto causato dal fatto reato, anziché limitarsi a sottostare ad un giudizio che ha i suoi tempi tecnici mai definibili a priori..
La Direttiva 2012/29/UE stabilisce norme minime «in materia di diritti, assistenza e protezione delle vittime di reato», sostituendo la meno ampia e articolata Decisione-quadro 2001/220/GAI UE «sulla posizione della vittima nel procedimento penale», fatte salve le precedenti direttive per particolari categorie di vittime.
L’art. 2 definisce come «vittima» «una persona fisica che ha subito un danno,anche fisico, mentale o emotivo, o perdite economiche che sono stati causati direttamente da un reato»  estendendo la definizione sino ad includervi anche la c.d. vittima indiretta (non specificamente contemplata, invece, dalla Decisione Quadro), ovvero «il familiare di una persona la cui morte è stata causata direttamente da un reato e che ha subito un danno in conseguenza della morte di tale persona»
La Direttiva, all’art. 2, co. 1, d), definisce,inoltre,come «giustizia riparativa»  «ogni procedimento che permette alla vittima e all’autore del reato di partecipare attivamente,se vi acconsentono liberamente,alla risoluzione delle questioni [difficultés/matters] sorte dal reato con l’aiuto di un terzo imparziale [tiers indipendant/impartial third party]».
Si tratta di una definizione orientata alle riparabili conseguenze del reato, pressoché identica a quella della Raccomandazione n°(99)19 «sulla mediazione in materia penale» e riferita, dunque, solo a questo particolare «servizio di giustizia riparativa».
In base alla Direttiva, l’accesso a tali servizi deve avvenire almeno in presenza delle seguenti condizioni: a) si ricorre ai servizi di giustizia riparativa soltanto se sono nell'interesse della vittima, in base ad eventuali considerazioni di sicurezza, e se sono basati sul suo consenso libero e informato, che può essere revocato in qualsiasi momento; b) prima di acconsentire a partecipare al procedimento di giustizia riparativa, la vittima riceve informazioni complete e obiettive in merito al procedimento stesso e al suo potenziale esito, così come informazioni sulle modalità di controllo dell'esecuzione di un eventuale accordo; c) l'autore del reato ha riconosciuto i fatti essenziali del caso; d) ogni accordo è raggiunto volontariamente e può essere preso in considerazione in ogni eventuale procedimento penale ulteriore; e) discussioni non pubbliche che hanno luogo nell'ambito di procedimenti di giustizia riparativa sono riservate e possono essere successivamente divulgate solo con l'accordo delle parti o per preminenti motivi di interesse pubblico.
L’Unione Europea, infatti, preso atto che il concetto e la portata della mediazione in materia penale si sono nel tempo ampliati ed è emersa la necessità di una più ampia, comprensiva catego ria,fa riferimento ai “servizi di giustizia riparativa”, «fra cui ad esempio la mediazione [mediation entre la victime et l’auteur de l’infraction/victim-offender mediation], il dialogo esteso ai gruppi parentali e i consigli commisurativi»
Il provvedimento riconosce alla vittima numerosi diritti in tutto l’arco processuale comprendendovi anche l’esecuzione penitenziaria:dal diritto ad ottenere dettagliate informazioni sul proprio caso al diritto di accesso ai servizi di assistenza, dai significativi diritti di partecipazione al procedimento penale al diritto ad una protezione.
Tra i presidi previsti la Direttiva riconosce in concreto alla Vittima «il diritto a garanzie nel contesto dei servizi di giustizia riparativa».
La giustizia ripartiva,come emerge dai numerosi contributi dottrinali, può ,quindi, essere definita come un modello alternativo di giustizia che coinvolge la vittima, il reo e la comunità nella ricerca di soluzioni agli effetti del conflitto generato dal fatto delittuoso, allo scopo di promuovere la riparazione del danno, la riconciliazione tra le parti e il rafforzamento del senso di sicurezza collettivo(1)
Da tale definizione si possono estrapolare i tre pilastri fondamentali di tale istituto:
• L’attenzione al danno e ai bisogni della vittima;
• L’obbligazione a riparare che nasce da un percorso di auto-responsabilizzazione dell’autore del reato (percorso che non deve essere imposto ma volontario);
• Il coinvolgimento delle parti nella soluzione del conflitto.
Tali aspetti essenziali sono stati altresì messi in luce anche dalle Nazioni Unite, le quali nei loro “Basic Principles on the use of restorative justice programmes in criminale matters” adottati nel 2002, hanno elaborato una nozione di giustizia ripartiva che poco si discosta da quella sopra menzionata: “restorative process means any process in which the victim and the offender, and, where appropriate, any other individuals or community members affected by a crime, participate together actively in the resolution of matters arising from the crime, generally with the help of a facilitator. Restorative process may include mediation, conciliation, conferencing and sentencing circles”.
La riconciliazione con la vittima con una sua partecipazione diretta al procedimento, la riparazione di ciò che è stato leso, la responsabilizzazione di colui che ha commesso l’illecito, la possibilità di individuare risposte al reato diverse da quelle tradizionali risultano essere, pertanto, finalità particolarmente necessarie in una realtà nella quale si cerca una soluzione che riporti alla risocializzazione e alla rieducazione dell’imputato, più che a una sua punizione ma anche ad una efficace deflazione dei giudizi.
b.Gli strumenti legislativi
Ad oggi, gli strumenti di restorative justice contemplati dal nostro Ordinamento sono assai scarsi e non sono disciplinati in modo organico.
Di fatto, quindi, risulta ancora parzialmente inapplicata la Direttiva 2012/29 EU, che prescrivendo le garanzie minime nei confronti delle Vittime di reato, stabilisce che i Paesi membri debbano dotarsi, in conformità con il proprio sistema di diritto penale, di programmi di giustizia riparativa che favoriscano non solo il raggiungimento di risarcimenti, ma soprattutto la partecipazione attiva di reo, vittima e comunità alla risoluzione di questioni derivanti dal reato, in modo libero e per mezzo della mediazione di un terzo imparziale.
Si deve purtroppo prendere atto che il D.Lgs. 212 del 2015, pur rubricato “di attuazione della direttiva 2012/29 EU”, ha inciso quasi unicamente sulle norme relative alla presenza dell’interprete durante il processo penale e in fase di esecuzione della pena, oltre ad aver introdotto i nuovi artt. dal 90 al 90-quater del c.p.p. relativi alle informazioni cui ha diritto la persona offesa dal reato.
Si deve purtroppo prendere atto che il D.Lgs. 212 del 2015, pur rubricato “di attuazione della direttiva 2012/29 EU”,non ha colmato il divario di applicazione della Direttiva UE cvome in altri Paesi.
Scarsa eco ha avuto anche la più risalente Raccomandazione N. (99) 19 sulla mediazione in materia penale adottata dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa il 15 settembre 1999 che, invece, ha costituito un input fondamentale per lo sviluppo della restorative justice in altri  Paesi Europei.
Ad oggi, gli strumenti di restorative justice contemplati dal nostro ordinamento sono assai scarsi e non sono disciplinati in modo organico.
Tuttavia ,sebbene manchi ancora nell’Ordinamento nazionale, una disciplina organica in materia di giustizia riparativa e mediazione, un riconoscimento di tali istituti è tuttavia previsto in diverse disposizioni legislative vigenti.  
Invero,l’art.17 lett. h) della Legge Delega 468/1999 aveva già  imposto al Governo la “previsione di ipotesi di estinzione del reato conseguenti a condotte riparatorie o risarcitorie del danno”
In base a tale norma venne approvata la legge sulla competenza penale del giudice di pace (D.Lgs. n. 274 del 2000) prevede (art. 29), nel caso di reato perseguibile a querela, la necessità per il giudice di promuovere la conciliazione tra le parti anche avvalendosi dell'attività di mediazione di strutture pubbliche o sussidiarie presenti  sul territorio.
Se la conciliazione ha successo,viene redatto processo verbale che  attesta la remissione di querela (o la rinuncia al ricorso immediato al giudice ex art. 21) e la relativa accettazione.
La rinuncia al ricorso produce gli stessi effetti della remissione della querela.
Inoltre la legge n. 67 del 2014 (Deleghe al Governo in materia di pene detentive non carcerarie e di riforma del sistema sanzionatorio) estendendo la disciplina della sospensione del processo con messa alla prova nel processo minorile anche agli adulti (imputati per reati sanzionati con pene fino a 4 anni di reclusione), ha previsto che i programmi di trattamento allegati all’istanza di sospensione prevedano, come nel processo minorile (art. 28,DPR 448/1998), condotte riparatorie e la mediazione con la persona offesa (art. 4) con la conseguenza che l’esito positivo della prova comporta l’estinzione del reato.   
Sia nel caso della legge 274/2000 che nella messa alla prova prevista dalla legge 67/2014 la finalità della mediazione appare avere, tuttavia, natura essenzialmente deflattiva.
Nella seconda metà degli anni 90, la magistratura minorile ed i servizi sociali hanno iniziato a sperimentare la mediazione penale attraverso i Tribunali per i minorenni.
Il Legislatore è intervenuto con una serie di modifiche al sistema penale sostanziale, aventi il duplice scopo di perseguire da un lato intenti deflattivi, di alleggerimento del carico penale (si pensi all’introduzione della nuova causa estintiva del reato di cui all’art. 162-ter c.p., tesa “a favorire la rapida fuoriuscita dal circuito penale degli imputati per i reati ritenuti meno gravi, attraverso attività riparatorie”, oppure ancora alla delega al Governo per il riordino della procedibilità a querela di taluni illeciti, oggi perseguiti d’ufficio), dall’altro il potenziamento ed evoluzione della disciplina delle misure di sicurezza e dell’ordinamento penitenziario(2).
Con la Legge n.103/2017 (cd. Riforma Orlando) il Legislatore ha introdotto nella disciplina di parte generale del Diritto Penale, all’art. 162-ter c.p., una nuova causa di estinzione del reato dichiarata dal giudice “quando l’imputato (abbia) riparato interamente, entro il termine massimo della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, il danno cagionato dal reato, mediante le restituzioni o il risarcimento, e (abbia) eliminato, ove possibile, le conseguenze dannose o pericolose del reato […]”.
Il Legislatore,con la novella del 2017 e sulla, spinta dalle esigenze di alleggerire il carico penale e di favorire la soddisfazione delle pretese risarcitorie della vittima, ha introdotto un nuovo istituto di parte generale all’art. 162-ter c.p., finalizzato a valorizzare il cd. pentimento reale quale causa estintiva del reato (ovvero un pentimento che si concretizza nei fatti con una condotta avente funzione antagonista all’offesa cagionata dell’imputato che, abbia “riparato interamente, entro il termine massimo della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado, il danno cagionato dal reato, mediante le restituzioni o il risarcimento, e (abbia) eliminato, ove possibile, le conseguenze dannose o pericolose del reato”(3)
Nel secondo periodo del comma 1 della nuova norma, inoltre, viene dato rilievo alla condotta risarcitoria realizzata mediante offerta reale (e successivo deposito) ai sensi degli articoli 1208 e ss. del codice civile, formulata dall’imputato e non accettata dalla persona offesa, sottoposta la vaglio del giudice il quale ne deve riconoscere la congruità della somma offerta a titolo di riparazione.
La norma assume quindi la veste di una effettiva causa di estinzione del reato di natura soggettiva (applicabile, cioè, per il solo imputato che, in caso di concorso, abbia -adempiuto al comportamento richiesto, con la conseguenza della non estensibilità al correo inadempiente, sopravvenendo la stessa in un momento in cui il reato si è già perfezionato ed incidendo sulla punibilità in astratto per effetto del ritorno del reo “nel terreno della legalità”, operante per i soli reati procedibili a querela di parte (rimettibile) e configurabile in almeno tre diverse varianti operative:
a) condotte riparatorie ed eliminatorie delle conseguenze dannose del reato entro il termine dell’apertura del dibattimento;
b) condotte riparatorie realizzate mediante presentazione di offerta reale e successivo deposito (artt. 1208 e ss. c.c.) in caso di mancata accettazione da parte della persona offesa e comunque fatto salvo il giudizio di congruità del giudice di merito;
c) condotte riparatorie con concessione del termine (co.2 dell’art. 162-ter c.p.) per l’imputato che dimostri di non aver potuto adempiere a tali condotte, per fatto a lui non addebitabile, entro il termine dell’apertura del dibattimento. In tal caso, il giudice può fissare un ulteriore termine, non superiore a sei mesi, per permettere all’imputato di provvedere al pagamento, anche in forma rateale, di quanto dovuto a titolo di risarcimento;
Mancando il requisito del consenso della vittima non possono, invece, essere considerati esempi di giustizia riparativa istituti diversi come l’estinzione del reato  per condotte riparatorie di cui all’art. 35 del citato D.Lgs. 274/2000 (sulla  competenza penale del giudice di pace) e l’analoga estinzione decretata dal giudice ai sensi del nuovo art. 162-ter, c.p.p. (introdotto dalla legge 103 del 2017)
Un generico riferimento alla necessità di mediazione con la vittima,si ravvisa  anche nella legge n. 354/1975 sull’ordinamento penitenziario che prevede, tra le prescrizioni dell’affidato in prova al servizio sociale, che questi “si adoperi in quanto possibile in favore della vittima del suo reato” (art. 47); la misura alternativa va adottata sulla base dei risultati della osservazione della personalità.
Tale previsione va vista in relazione al contenuto dell’art. 27 del Regolamento penitenziario (DPR 230/2000) relativo appunto alla “osservazione della personalità” del condannato, che prevede che l’ equipe di trattamento operante in carcere svolga con questi una riflessione sulle condotte antigiuridiche poste in essere, sulle motivazioni e sulle conseguenze negative delle stesse per l'interessato e “sulle possibili azioni di riparazione delle conseguenze del reato”, incluso il
risarcimento dovuto alla persona offesa.
Sin qui lo stato dell’opera del Legislatore.
c.La Mediazione Penale
Va ribadito che la mediazione penale risulta essere una delle manifestazioni più significative della giustizia riparativa, mirando a porre in risalto gli aspetti relazionali e dando alla persona offesa la possibilità di partecipare personalmente, dando voce alle proprie sofferenze e ai propri bisogni.
Il percorso di mediazione può essere avviato in qualsiasi fase del procedimento, ma solamente quando vi è da un lato la disponibilità da parte della persona offesa dall’altra uno spirito consapevole e collaborativo da parte del minore che ha commesso il reato (sarebbe inconcepibile un’induzione forzata a partecipare al percorso, in quanto inficerebbe il significato stesso della mediazione).
Tale percorso consiste nell’organizzazione di incontri tra le parti –  in presenza di un mediatore, ovvero di una persona terza e neutrale rispetto al caso trattato – nei quali si consente alle stesse di confrontarsi ed esprimere i loro diversi punti di vista, con la possibilità di trovare una soluzione e un accordo riparativo.
Il contenuto dell’accordo non è definibile a priori e può avere il contenuto della natura più varia, dipendendo esso dal caso concreto per il quale si è attivata la mediazione e dal risultato degli incontri tra le parti.
Infatti esso non può consistere solo nelle scuse formali alla vittima ovvero nella riparazione sotto forma di un servizio da svolgere per la comunità o per la persona offesa ma nella restituzione di quanto indebitamente sottratto e nell’offerta di un risarcimento congruo per il danno arrecato.
L’esito positivo della mediazione verrà comunicato dal mediatore alla magistratura, requirente o giudicante in base al momento del procedimento in cui si è deciso di instaurare una tale percorso, e inciderà in modo favorevole per l’autore del reato, con la possibilità, ad esempio, di un’archivia zione, nel caso in cui la persona offesa abbia deciso di rimettere querela, mentre in caso di reati procedibili d’ufficio, si concretizzerà nella possibilità di ottenere il riconoscimento di circostanze attenuanti ovvero l’ammissione ai riti alternativi in caso di valutazione positiva del comportamento processuale tenuto dall’autore del reato.
Considerata l’attuale esigua portata applicativa – nonostante il d.lgs. 36/2018 abbia ampliato la sfera d’azione del presente istituto, portando taluni reati sotto il regime di procedibilità a querela – in sede di riforma della Giustizia Penale sarà necessario ripensare all’ampliamento del raggio d’azione della disposizione, potenzialmente estensibile “a tutti quei reati in cui sia ravvisabile un interesse pubblico al ripristino della situazione che si presenti più forte e pressante di quello della persecuzione penale” alla  luce di una più efficace tutela della Vittima del reato conforme alla Direttiva Europea innanzi richiamata.
L’assenza di qualsiasi specificazione legislativa circa il contenuto concreto delle condotte riparatorie (individuate nelle restituzioni, intese come il ripristino della situazione preesistente alla commissione del reato, o nel risarcimento del danno civile in forma specifica, se oggettivamente possibile, oppure per equivalente) solleva, inoltre, l’interrogativo su quale sia effettivamente il danno ristorabile quesito, questo, che riceverà risposta solo in sede di applicazione giuris prudenziale.
L’applicazione della causa di estinzione ai soli reati puniti a querela rimettibile, richiede sia l’avvenuta riparazione del danno, e, congiuntamente, la cancellazione delle conseguenze dannose del reato (laddove possibile), mentre la circostanza attenuante per ravvedimento operoso del reo, al fine del suo riconoscimento giudiziale, necessita alternativamente uno dei due contegni di pentimento sopraindicati, potendosi applicare indistintamente a tutte le figure di reato.
In dottrina (4) si è ritenuto importante dare rilievo al solo risarcimento del danno, non rivestendo autorità di giudicato nel giudizio civile l’eventuale pronuncia del giudice penale circa l’estinzione del reato.
La causa di estinzione del reato, per altro, di nrma non comporta l’estinzione delle obbligazioni civili derivanti da illecito.
Recentemente, la Suprema Corte ha affermato l’applicabilità dell’istituto anche in sede di giudizio di legittimità (5) affermando che in tema di disciplina transitoria, l’art. 162-ter c.p. acquista efficacia retroattiva, essendo “applicabile anche ai processi in corso alla data di entrata in vigore della presente legge e il giudice dichiara l’estinzione anche quando le condotte riparatorie siano state compiute oltre il termine della dichiarazione di apertura del dibattimento di primo grado”. A tale proposito, il comma 3 della Riforma Orlando consente all’imputato “nella prima udienza, fatta eccezione per quella del giudizio di legittimità, successiva alla data di entrata in vigore della presente legge, di chiedere la fissazione di un termine, non superiore a sessanta giorni, per provvedere alle restituzioni, al pagamento di quanto dovuto a titolo di risarcimento e all’eliminazione, ove possibile, delle conseguenze dannose o pericolose del reato […]. Nella stessa udienza l’imputato, qualora dimostri di non poter adempiere, per fatto a lui non addebitabile, nel termine di sessanta giorni, può chiedere al giudice la fissazione di un ulteriore termine, non superiore a sei mesi […]. Con l’assegnazione del termine, il Giudice ordina la sospensione del processo sino alla data della nuova udienza, causando la consequenziale sospensione del decorso del termine prescrizionale.
Inoltre l’articolo 35 del  D. Lgs  274/00 enuncia testualmente:
1. Il giudice di pace, sentite le parti e l'eventuale persona offesa, dichiara con sentenza estinto il reato, enunciandone la causa nel dispositivo, quando l'imputato dimostra di aver proceduto, prima dell'udienza di comparizione, alla riparazione del danno cagionato dal reato, mediante le restituzioni o il risarcimento, e di aver eliminato le conseguenze dannose o pericolose del reato.
2. Il giudice di pace pronuncia la sentenza di estinzione del reato di cui al comma 1, solo se ritiene le attivita’ risarcitorie e riparatorie idonee a soddisfare le esigenze di riprovazione del reato e quelle di prevenzione.
3. Il giudice di pace puo’ disporre la sospensione del processo, per un periodo non superiore a tre mesi, se l'imputato chiede nell'udienza di comparizione di poter provvedere agli adempimenti di cui al comma 1 e dimostri di non averlo potuto fare in precedenza; in tal caso, il giudice puo’ imporre specifiche prescrizioni.
4. Con l'ordinanza di sospensione, il giudice incarica un ufficiale di polizia giudiziaria o un operatore di servizio sociale dell'ente locale di verificare l'effettivo svolgimento delle attivita’ risarcitorie e riparatorie, fissando nuova udienza ad una data successiva al termine del periodo di sospensione.
5. Qualora accerti che le attivita’ risarcitorie o riparatorie abbiano avuto esecuzione, il giudice, sentite le parti e l'eventuale persona offesa, dichiara con sentenza estinto il reato enunciandone la causa nel dispositivo.
6. Quando non provvede ai sensi dei commi 1 e 5, il giudice dispone la prosecuzione del procedimento
Il legislatore ha inteso,quindi, attribuire al Giudice di Pace il potere di sindacare la congruità delle attività risarcitorie anche superando l’eventuale dissenso della parte offesa.
A tal fine la norma ha previsto che,qualora l’imputato chieda di poter provvedere al risarcimento del danno nel corso della prima udienza di comparizione,il GdP ,oltre che assegnare allo stesso un termine per tale adempimento,possa impartire prescrizioni che saranno finalizzate alla eliminazione delle cause del reato.
Tanto costituisce un modello efficace a cui improntare i futuri interventi del Legislatore in materia.
La scarna giurisprudenza in merito ha stabilito che le condotte consistenti nella riparazione del danno e nell'eliminazione delle conseguenze dannose o pericolose del reato ai fini dell'estinzione dello stesso ai sensi dell’art 35 del D.Leg.vo n 274 /2000 vanno rapportate ad una commisura zione oggettiva del danno,rimessa in ultima analisi alla valutazione del giudice procedente e non alla valutazione e alla richiesta della parte offesa .
D’altra parte, è opportuno ricordare che l’istituto introdotto dall’art.35, in linea con i criteri ispiratori dell’intero decreto legislativo, risponde ad un’evidente finalità di deflazione e “velocizzazione” dei procedimenti sebbene non vi è chi non veda allora come tale obiettivo sarebbe oltremodo contraddetto ove si accedesse ad una indiscriminata concessione di un termine, non motivata dal riscontro di precisi precedenti ostacoli alla effettuazione delle condotte riparatorie.
In tale quadro si inserisce una recente sentenza del Giudice di Pace di Lanciano(6) che ha stabilito
che “le condotte consistenti nella riparazione del danno e nell'eliminazione delle conseguenze dannose o pericolose del reato ai fini dell'estinzione dello stesso ai sensi dell’art 35 del D.Leg.vo n 274 /2000 vanno rapportate ad una commisurazione oggettiva del danno, rimessa in ultima analisi alla stima del giudice che procede e non alla valutazione e alla richiesta della parte offesa “.
Secondo il Giudice abruzzese, “il fatto di ancorare il quantum alla richiesta della parte offesa svuoterebbe di significato l’esistenza stessa dell’art. 35, poichè è evidente che, nella quasi totalità dei casi di reati a querela, un risarcimento totale del danno reclamato condurrebbe ad una remissione di querela medesima”.
In definitiva,con l’art 35 del D.Leg.vo n 274 /2000 il legislatore avrebbe introdotto un nuovo concetto di giustizia che si può definire “giustizia ristorativa”, dal contenuto spiccatamente patrimoniale, nella prospettiva di ristabilire lo status quo ante, di compensare, sul piano economico, gli effetti dell’illecito.
La norma sarebbe posta a salvaguardia anche della esigenza di conservare la natura afflittiva della pena e preventiva di ulteriori reati in quanto il giudice può pronunciare l’estinzione del reato solo se le condotte poste in essere siano state idonee a soddisfare le esigenze di riprovazione del reato e di prevenzione.
In tali casi,laddove non si raggiungesse un accordo extragiudiziale,la prima udienza di comparizione si risolverebbe solo in una mera formalità burocratica essendo limitata, di regola, a dar atto della mancata volontà’ del denunciante di rimettere la querela, senza attivarsi per cercare la transazione, per fissare il quantum debeatur o per evitare pretese risarcitorie delle volte eccessive, con conseguenze devastanti per l’applicazione della giustizia riparativa voluta dal Legislatore.
d.La Giustizia ripartiva nell’Ordinamento Penitenziario
Come innanzi  enunciato,la mediazione reo-vittima è uno dei possibili servizi di consensuale giustizia riparativa ancora in sperimentazione nel nostro Paese il cui esito positivo può condizionare anche la fase dell’esecuzione  penitenziaria.
Appare a questo punto opportuna l’indicazione delle norme e la loro effettiva applicazione al fine di operare un raccordo della giustizia riparativa con il trattamento e la giurisdizione rieducativa.
Si limiterà l’esame alla liberazione condizionale e all’affidamento in prova al servizio sociale  perché offrono, pur faticosi, varchi normativi per un possibile percorso di giustizia riparativa, supposto come concluso dalla prima, da  intraprendere per il secondo, comunque postulato  praeterito o de futuro  di una offerta di ulteriore opportunità trattamentale, prevista in generale
dall’art. 27 del Regolamento «recante norme sull’ordinamento penitenziario», introdotto con il D.P.R. n. 230 del 2000 (Regolamento PeniTenziario).
Del resto si tratta di un’opportunità che, se accolta dal condannato, ed ove la vittima sia disponibile, può dar corpo ad un significativo elemento valutabile ai fini della concessione della liberazione condizionale e del giudizio di esito positivo del periodo di prova, nel rispetto dei diversi parametri di legge.
Può apparire singolare antepone la liberazione condizionale all’affidamento in prova al servizio sociale: almeno nell’originario conio, infatti, questa misura è collocata nella fase iniziale, mentre la prima nella fase terminale del progressivo trattamento di risocializzazione del condannato a pena detentiva.
E,tuttavia, proprio alla liberazione condizionale è necessario dedicare prioritaria attenzione,sul rilievo delle articolate analisi della giurisprudenza della Corte costituzionale e della Corte di cassazione circa nessi tra il “sicuro ravvedimento” e l’azione di riparazione verso la vittima (o i suoi familiari).
Mentre infatti la liberazione condizionale, soprattutto nei casi in cui afferisce ad una pena per delitti di estrema gravità (e, talvolta, per modalità o particolari contesti,fonte di un forte e persistente turbamento anche sociale),postula,ai fini del sicuro ravvedimento, una compiuta revisione critica del fatto,di cui non può che costituire assai significativo riscontro proprio un concreto atteggiamento riparativo, l’affidamento in prova al servizio sociale si limita ad Innescare  ove possibile,attività che stimolino il condannato ad «adoperarsi in favore della Vittima(10)
La medesima considerazione vale con riferimento alla giustizia ripartiva che fa timidamente capolino nel nuovo art. 13 Ord. Penit., il cui terzo comma recita:“Nell'ambito dell'osservazione è offerta all'interessato l'opportunità di una riflessione sul fatto criminoso commesso, sulle motivazioni e sulle conseguenze prodotte, in particolare per la vittima, nonché sulle possibili azioni di riparazione”.
Tuttavia  proprio l’Atto del Governo n. 29,relativo alla giustizia riparativa e mediazione reo-vittima, non è stato approvato dal Parlamento.(11)
e.L’orientamento della Corte Costituzionale
L’utilizzo a fini processuali dell’avvenuto risarcimento integrale del danno ha sollevato alcuni dubbi circa i profili di eventuale incostituzionalità della disposizione in esame per contrasto con il principio di uguaglianza ex art. 3 Cost., essendo formulata secondo una logica discriminatoria su base censitaria: “chi può pagare il congruo risarcimento viene esentato dalla condanna penale, mentre chi non ha capacità economica, dovrà subire il processo e l’eventuale condanna”(7)
In proposito, appare tuttavia opportuno segnalare come già in passato la Corte Costituzionale si sia espressa sulla legittimità degli istituti penali-premiali fondati sulle condotte riparatorie del danno conseguente alla commissione di un reato, quali ad esempio la circostanza attenuante ex art. 62 n.6 c.p., negando che tali previsioni normative, sebbene prima facie censitarie, contrastino sia con il principio di uguaglianza che con il diritto di difesa ex art. 24 Cost., poiché l’Ordinamento prevede sì diritti soggettivi ai quali riserva tutela mediante il processo, ma allo stesso tempo non prevede il cd. “diritto all’attenuante”(8), dovendosi configurare come onere (9) e non diritto soggettivo, lo sforzo sostenuto dall’imputato per ottenere un vantaggio processuale (per es. il riconoscimento dell’attenuante, oppure l’estinzione del reato per condotte riparatorie).
Merita, ancora di essere sottolineato il recente orientamento,favorevole alla vittima di reato, della Corte di Legittimità che con la sentenza n.88 del 2018,ha stabilito che,in tema equa di riparazione per la irragionevole durata del processo,prevista dall’art. 4 della legge 24 marzo 2001, n. 89 (Previsione di equa riparazione in caso di violazione del termine ragionevole del processo e modifica dell’articolo 375 del codice di procedura civile).
La Cassazione aveva sollevato la incostituzionalità della norma ravvisato nel differimento dell’esperibilità del rimedio un pregiudizio alla sua effettività, sollecitando l’intervento correttivo del legislatore. Il vulnus costituzionale riscontrato, tuttavia, non sarebbe stato ovviato dai rimedi preventivi frattanto introdotti dall’art. 1, comma 777, della legge 28 dicembre 2015, n. 208, recante «Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato (legge di stabilità 2016)», volti a prevenire l’irragionevole durata del processo ma non incidenti sull’effettività della tutela indennitaria una volta che essa sia maturata; pertanto, il monito allora impartito sarebbe rimasto inascoltato, perdurando l’illegittimità costituzionale del differimento aggravata dalla definitiva improponibilità della domanda di equa riparazione prematuramente avanzata.
In conseguenza la Corte Costituzionale, accogliendo i rilievi della Cassazione,ha dichiaratoi l’incostituzionalità della norma nella parte in cui la stessa non prevede che la domanda di equa riparazione possa essere presentata in presenza del procedimento.
e. Conclusioni
L’accertamento della responsabilità penale, oltre che all’applicazione della pena, porta con sé l’ulteriore conseguenza, prevista dall’art. 185 c.p., dell’obbligo alle “restituzioni, a norma delle leggi civili, nonché al risarcimento del danno, cui sono tenuti, oltre al colpevole, le persone che, a norma delle leggi civili, debbono rispondere per il fatto di lui”, in funzione di ristoro del pregiudizio arrecato al danneggiato in occasione della commissione del reato.
Considerati i tempi biblici della Giustizia Penale,la Mediazione Penale offre la possibilità di addivenire ad una composizione della controversia senza la costituzione di parte civili e gli oneri dalla stessa derivanti, come pure offrirebbe all’autore del reato la possibilità di beneficiare dei c.d. riti alternativi e delle c.d. pene alternative che unito alle attenuante dell’avvenuto risarcimento possono contribuire alla deflazione delle cause pendenti.
La tutela delle vittime di reato attiene alla sfera dei diritti fondamentali della persona e 
costituisce uno degli aspetti essenziali cui occorre avere riguardo, sia nell'ambito del procedimen-
to giudiziario sia soprattutto nelle fasi preliminari e successiva ad esso.
Con riguardo a tutti questi aspetti, nel nostro Paese si verificano, purtroppo, ancora molti ritardi, malfunzionamenti e colpevoli inadempienze.
I servizi di assistenza extra-processuale alle Vittime appaiono disomogenei sul territorio nazionale.
Occorre,quindi, che il Governo si adoperi affinché alle vittime e alle persone danneggiate dal reato sia riconosciuta una tutela di rango costituzionale affinché nel nostro ordinamento possano essere recepite le indicazioni  previste dalle varie Direttive Europee del tutto ignorate.

Ostuni, Luglio 2020                          




NOTE
 1. G. Mannozzi Le giustizia senza spada – Giuffrè 2004
 2. v  il commento alla norma di Cotelli-Zignani in Diritto.it
 3. Così Cotelli-Zgnani,op citata
 4. Abbamonte, Speciale tenuità del atto e condotte riparatorie, in Penale.it
 5. Cass. Penale, Sez. V, 20.02.18, n.8182
 6. Giudice di Pace di Lanciano,sentenza 15/3/2004, in Altalex .it
 7. G.Vagli “Brevi considerazioni sul nuovo articolo 162-ter c.p. (estinzione del reato per condotte riparatorie)” in 8. Giurisprudenzapenale.com – pp.3-4. Il medesimo ragionamento è stato fatto in commento all’art. 35 d.lgs. 274/2000 da G. Sèpangher in “Commentario al Codice di Procedura Penale, Leggi Complementari – d. lgs. 274/2000”, ed. 2017 – p.1489
 8. C. Cost., Sent. n.111/1964
 9. F. Mantovani, “Diritto Penale, Parte Generale”, 2015 – pp.416-417
10.G. Rossi,La Direttiva 2012/29/UE Vittima e giustzia ripartiva nell’Ord Pen in Archivio Penale
11. G.Casari La Riforma dell’Ord.Pen. in Giurisprudenza Penale