Malpractice medica - Generalità, varie -  Patrizia Ziviz - 25/05/2020

Responsabilità sanitaria: retroattività degli artt. 138 e 139 cod. ass.

1.Tra le pronunce appartenenti alla decade di San Martino del novembre 2019, va segnalata – per la carica di novità che apporta rispetto a una questione particolarmente interessante -  Cass. 11 novembre 2019 n. 28990: la quale si occupa dell’applicazione al settore della responsabilità sanitaria delle tabelle di cui agli artt. 138 e 139 cod. ass., relativamente alla definizione del momento a partire dal quale devono trovare applicazione le tabelle normative previste da tali disposizioni. 

Nell’affrontare la questione la S.C. osserva, in via preliminare, come la trasposizione del criterio di quantificazione del danno non patrimoniale derivante da lesione alla salute provocato da sinistri stradali nel campo della responsabilità medica trovi fondamento in analoghe esigenze risarcitorie. In realtà, nel raggiungere una conclusione del genere, la Cassazione appare assai sbrigativa, e omette di soffermarsi sulle differenze sostanziali che connotano i due campi: riguardanti, tra i tanti profili, anche lo stesso modo di operare del regime assicurativo obbligatorio, considerata la possibilità per le strutture sanitarie di ricorrere a sistemi di autoassicurazione. Va, inoltre, sottolineato che – diversamente da quanto sembra ritenere la S.C. - la legittimità delle tabelle normative non può essere tratta, per quel che concerne la responsabilità sanitaria, da un generico rinvio al vaglio di costituzionalità a suo tempo operato – in relazione all’art. 139 cod. ass. – dalla Corte costituzionale, con la pronuncia n. 235/2014: ciò in quanto le argomentazioni messe in campo in quella sede riguardano esclusivamente il settore dei sinistri stradali, con specifico riferimento alle micropermanenti. 

2. Per quanto concerne il profilo della retroattività quanto all’applicazione delle tabelle normative di cui agli artt. 138 e 139, i giudici di legittimità osservano che non viene qui in gioco una questione di successione di leggi: bensì l’applicazione di una nuova disposizione normativa rispetto a una precedente prassi giurisprudenziale, relativamente alle modalità di esercizio della valutazione equitativa da parte del giudice ai sensi degli artt. 1226 e 2056 c.c. La conclusione cui perviene la S.C. è che alle nuove indicazioni dovrà essere data applicazione in quanto il giudice si trovi ancora a dover esercitare il potere in questione: ciò in quanto il legislatore, con quelle norme, non viene a porre limiti alla responsabilità civile e nemmeno a negare alla vittima il diritto al risarcimento del danno. 

Non appare, in realtà, fondata l’affermazione secondo cui la tabella normativa sarebbe “l’espressione della misura monetaria della perdita di validità biologica ritenuta più adeguata a garantire il ristoro dell’effettivo danno patito”: ciò in quanto tale strumento non pare indirizzato – come accade a fronte dell’introduzione di nuove tabelle giurisprudenziali – ad assicurare un adeguamento dei criteri di conversione in denaro del danno non patrimoniale, bensì a determinare una limitazione del relativo risarcimento. Ora, un sistema di tabellazione introdotto in un’ottica limitativa al risarcimento va considerato, diversamente da quanto afferma la Cassazione, tale da incidere sulla consistenza del diritto, posto che l’entità del danno biologico non viene condizionata soltanto dai vari elementi valutativi relativa al grado di invalidità, all’età e così via; ma anche dalle modalità attraverso le quali il pregiudizio viene convertito in denaro. Su tale punto, la S.C. osserva che il criterio di liquidazione equitativa del danno non patrimoniale non è elemento costitutivo della fattispecie risarcitoria, sicché l’ “intervento legislativo, proprio perché non va a incidere su alcuno degli elementi costitutivi della fattispecie legale della responsabilità civile, non intacca situazioni giuridiche precostituite ed acquisite al patrimonio del soggetto”. Una conclusione del genere non può essere condivisa. Se viene ad essere intaccato in termini limitativi il meccanismo di conversione in denaro del pregiudizio non patrimoniale, è evidente che viene incisa in senso negativo una situazione giuridica acquisita dal soggetto. 

3. Un rifiuto della tesi perorata dalla S.C. va, peraltro, tratto a fronte del dato normativo. Posto che gli artt. 138 e 139 cod. ass. sono stati oggetto di revisione ad opera della legge sulla concorrenza del 2017, in seno a quel provvedimento si precisa esplicitamente che la tabella di cui all’art. 138 cod. ass. (ancora in attesa di predisposizione, attraverso decreto del Presidente della Repubblica), andrà applicata ai sinistri e agli eventi verificatisi successivamente alla data della sua entrata in vigore. La retroattività quanto all’applicazione dell’art. 138 cod. ass. viene quindi negata dal legislatore. Né pare possibile sostenere che l’indicazione di retroattività possa valere per quanto riguarda invece la tabella delle micropermanenti di cui all’art. 139: si tratterebbe, infatti, di giustificare la stessa sulla base di considerazioni peculiari – tali da far emergere la ragionevolezza di un trattamento differenziato rispetto alle macrolesioni – di cui non vi è traccia nel ragionamento della Cassazione.