Malpractice medica - Malpractice medica -  Emanuela Foligno - 12/11/2020

Responsabilità medica per inutilità dell'intervento chirurgico

La paziente si rivolge al Tribunale di Grosseto (Tribunale Grosseto, sentenza n. 594 del 24 agosto 2020), onde vedere acclarata la responsabilità professionale dell’Azienda Ospedaliera e del Chirurgo per errata esecuzione di asportazioni nodulari.

In particolare, la paziente lamenta che all'esito dell'intervento chirurgico risultava ancora presente la formazione nodulare a livello della coscia, mentre nel corso dell'operazione fosse stato dato atto che non veniva rinvenuto alcun nodulo e quindi nulla era stato asportato. Quanto al nodulo a livello ombelicale, evidenziava che la relativa operazione di asportazione era stata anch'essa eseguita non correttamente, in quanto all'esito risultava ancora presente ed immodificato il nodulo, con conseguente disagio anche psichico.

In definitiva, la paziente lamenta, oltre all’errore medico, anche l’inutilità dell’intervento chirurgico eseguito.

L’Azienda ospedaliera nel costituirsi deduce che la formazione a livello dell’addome era stata asportata completamente, mentre la cisti successivamente riscontrata con l'esame ecografico doveva ritenersi essere di nuova formazione. Quanto invece al mancato rinvenimento della formazione a livello di coscia, evidenziava che quella successivamente individuata era un diverso fenomeno e, comunque, lo stato dei tessuti non aveva permesso una compiuta localizzazione.

La causa viene istruita attraverso produzione documentale e CTU medico-legale.

Dalla ricostruzione effettuata dai CTU, risulta che la paziente veniva sottoposta ad un duplice intervento chirurgico di asportazione di neoformazione sottocutanea della parete addominale in regione sopraombelicale e di esplorazione della coscia destra per asportazione di nodulo profondo non rinvenuto.

Riguardo il primo intervento di asportazione del nodulo a livello addominale, risulta che la neoformazione era situata in regione sopraombelicale prossimale con vascolarizzazione periferica (ecografia preoperatoria), che aveva dimensioni di circa 5 cm (E.O. preoperatorio del Chirurgo), che è stata asportata in frammenti multipli, il maggiore di 1,5 cm (esame istologico), che a distanza di poco più di 2 mesi nella stessa sede è rilevata una analoga neoformazione di 22X5 mm con uguali caratteristiche.

La neoformazione profonda nella coscia destra, dalla documentazione risulta che era “…nel contesto del muscolo vasto intermedio della coscia dx … di mm 46 X 17 X 20 circa …margini regolari …adiacente corticale del femore” (RMN senza mdc del11/04/2011). In sede di intervento chirurgico la suddetta neoformazione non è stata rinvenuta nel contesto del muscolo vasto intermedio, essendo stato dato atto unicamente del reperimento di un ematoma di vecchia data, non avendo neppure l'ecografia intraoperatoria messo in evidenza alcuna formazione nodulare in tale sito”.

Successivamente con RMN eseguita senza e con contrasto in data 15.04.2015 era invece evidenziata la formazione nodulare di 4 cm nella coscia destra con analoghe caratteristiche di quella inizialmente individuata.

I CTU hanno quindi valutato che “quanto alla neoformazione sottocutanea in zona addominale, l'intervento ha permesso di raggiungere il risultato (asportazione chirurgica con diagnosi istologica di neoformazione benigna riferibile a neurofibroma lipomatoso), anche se rimangono dubbi sulla origine della “recidiva precoce” del nodulo riscontrata alla Ecografia del 08/05/2015 nella stessa sede”.

Quanto all'intervento relativo alla formazione a livello di coscia, caratterizzato dal mancato reperimento della formazione nodulare nei tessuti molli profondi della coscia, con conseguente mancanza di diagnosi istologica, i CTU hanno evidenziato l'erronea esecuzione chirurgica.

Difatti, la lesione alla coscia risultava palpabile e comunque la sua posizione era ben nota al chirurgo, essendo stata descritta come ‘intramuscolare profonda' e anche ‘intramuscolare in prossimità del femore'.

Le diverse misure del nodulo nelle ecografie fatte prima e dopo l'intervento erano espressione di diverse metodiche utilizzate, mentre non erano significative della insorgenza di un nuovo nodulo.

Ciò posto, i CTU evidenziano che Il mancato reperimento chirurgico della neoformazione della coscia destra si è tradotto in una inutilità dell'atto operatorio, con conseguente danno dell'attrice.

 A fronte di tale ricostruzione del nesso causale, era onere dell'azienda ospedaliera dimostrare che il nodulo non veniva reperito per cause alla stessa non imputabili, ovvero in quanto non effettivamente esistente.

Tale prova non è stata fornita in quanto le risultanze istruttorie e di CTU smentiscono che la coscia destra fosse interessata da “ematoma di vecchia data” e non da formazione nodulare.

Viene dunque ritenuta sussistente la responsabilità della Struttura e del Chirurgo con riferimento al danno subito dall'attrice come conseguenza dell'erronea esecuzione dell'intervento chirurgico, nella parte in cui non è stato reperito e asportato il nodulo in funzione del quale era stata programmata ed eseguita l'operazione.

Per quanto concerne il danno non patrimoniale invocato, il Tribunale evidenzia che l’errore commesso nell’esecuzione dell'intervento chirurgico ha comportato un danno derivante dalla mancata diagnosi della natura della formazione nodulare della coscia destra, peraltro in presenza di anamnesi oncologica riferibile alla stessa tipologia di neoplasie (sarcomi dei tessuti molli), con necessità di sottoporsi in futuro ad un nuovo intervento chirurgico per chiarire la diagnosi, rimanendo nel frattempo con il dubbio circa la natura del nodulo.

Ne deriva, secondo il criterio del più probabile che non, che la paziente ha subito un aggravamento della preesistente sindrome ansioso depressiva, mentre l'inutilità dell'atto operatorio fa sorgere un danno da inabilità temporanea.

Il danno biologico permanente, coincidente con l'aggravamento della patologia psichica, viene stimato nella misura del 2%.

Nessuna incidenza viene riconosciuta riguardo il danno estetico cicatriziale, sia per la presenza delle pregresse cicatrici, sia in quanto il futuro intervento necessario per asportare il nodulo verrà eseguito sulla pregressa cicatrice, dunque comportando solo una lieve accentuazione dell'esito cicatriziale, che dunque non si tradurrà in un significativo pregiudizio estetico.

Invece, viene riconosciuto il danno morale.

La sofferenza a carico della danneggiata, connessa all'errore medico, viene ritenuta di media entità, intervenendo in termini di aggravamento di patologia preesistente, stante l'incidenza delle lesioni rispetto all'integrità psichica del soggetto, e la liquidazione del danno permanente viene personalizzata dell’ulteriore importo di euro 1.400,00.

Alla danneggiata, inoltre, viene refuso l’importo corrispondente alle spese medico-legali sostenute.