Responsabilità civile - Colpevolezza imputabilità -  Agostino Bighelli - 02/10/2020

Responsabilità da cose in custodia - Nota a Corte di App. Venezia n. 2496/2020

Con la sentenza annotata, la Corte d'Appello di Venezia (Sez. IV Civ. pubbl. il 25.09.2020) ha confermato la sentenza di primo grado con la quale il Tribunale di Verona aveva respinto le richieste risarcitorie avanzate dall'utente della strada danneggiato nei confronti dell'ente comunale proprietario della strada pubblica.
La pronuncia d'appello si caratterizza innanzitutto per una completa, esaustiva ed articolata ricostruzione dei fatti e delle risultanze probatorie, sicché si rimanda alla sua lettura per ogni approfondimento della vicenda processuale.
Quel che qui interessa sottolineare, è la continuità data dalla Corte lagunare ad alcuni principi di diritto da considerarsi ormai consolidati, quali:
- l'ente pubblico proprietario della strada risponde dei danni provocati dal bene secondo il paradigma delle "cose in custodia" ex art. 2051 c.c.;
- la responsabilità dell'ente proprietario-custode viene meno nell'ipotesi in cui un fattore esterno alla sua sfera di controllo abbia avuto impulso causale autonomo e carattere di imprevedibilità e di assoluta eccezionalità nella causazione del danno;
- tra i fattori esterni rilevanti ed idonei ad elidere la responsabilità del custode rientra anche l'evento naturale che alteri la cosa in maniera tale che essa esplichi la sua potenzialità offensiva prima che sia ragionevolmente esigibile l'intervento riparatore dell'ente custode (nel caso di specie tale situazione è stata riscontrata nella nevicata iniziata la mattina stessa dell'incidente, avvenuto alle ore 08.15 circa);
- ancora, altro fattore esimente è riconosciuto essere il fatto proprio del danneggiato, inteso quale condotta colposa che abbia efficacia assorbente nel verificarsi dell'evento di danno (nel caso di specie esso è stato rinvenuto nella condotta di guida per nulla consona alle circostanze). Trattasi, come noto, del principio di “autoresponsabilità” del danneggiato, derivante dalla norma di cui all’art. 1227 co. 1 c.c., che già in precedenza la Corte d'Appello di Venezia (Sez. IV Civ., 11.10.2019, n. 4360) aveva inteso «quale dovere che l’ordinamento pone in capo ad ogni vittima potenziale, ciascuno, nel momento in cui entra a contatto con la realtà circostante, deve adottare le opportune cautele ed osservare le regole di comune prudenza al fine di evitare il verificarsi dell’evento dannoso, poiché, in caso contrario, dovrà sopportare le conseguenze di tale condotta negligente o imprudente».
 
Non si ritiene di sposare, invece, l'affermazione della Corte secondo la quale in ipotesi di cosa di per sé inerte occorrerebbe dimostrare che "lo stato dei luoghi presenti peculiarità tali da renderne potenzialmente dannosa la normale utilizzazione".
Tale argomentazione, infatti, riecheggia la tesi che, ai fini della dichiarazione di responsabilità del custode, richiedeva anche la dimostrazione da parte del danneggiato di una situazione di "insidia o trabocchetto" caratterizzante la cosa.
 
In tal modo, tuttavia, si finisce con il far slittare la responsabilità dell'ente dalla fattispecie speciale dell'art. 2051 c.c. a quella generale di cui all'art. 2043 c.c.; orientamento, questo, che può considerarsi oramai superato sulla scorta della condivisibile giurisprudenza maggioritaria.