Interessi protetti - Obbligazioni, contratti -  Riccardo Mazzon - 07/12/2020

Responsabilità contrattuale e risarcimento dei danni: forma scritta della costituzione in mora e procura per il suo compimento

Quanto all’interpretazione di un atto di costituzione in mora, la sua natura di atto giuridico in senso stretto (nonché recettizio) non consente l'applicabilità diretta ed immediata dei principi sui vizi del volere e della capacità dettati in tema di atti negoziali, ma legittima il ricorso, in via analogica, alle regole di ermeneutica, in quanto compatibili, degli atti negoziali stessi, con la conseguenza che tale attività interpretativa si traduce in un'indagine di fatto istituzionalmente affidata al giudice di merito, censurabile in sede di legittimità nei soli casi di inadeguatezza della motivazione - tale, cioè, da non consentire la ricostruzione dell' "iter" logico seguito dal giudice per giungere all'attribuzione di un certo contenuto (e di una certa significazione) all'atto in esame - ovvero di inosservanza delle norme ermeneutiche compatibili con gli atti giuridici in senso stretto - si veda, per un approfondimento, anche in relazione alla giurisprudenza qui citata, il trattato "Responsabilità contrattuale e danni risarcibili", Riccardo Mazzon, Giuffré 2019 -

A tal proposito, è però necessario precisare come la forma scritta dell'intimazione o richiesta di adempimento, necessaria per la costituzione in mora del debitore non osta, in difetto di espressa limitazione, all'ammissibilità della prova testimoniale, al fine indicato, sulle circostanze che quell'atto scritto sia stato effettivamente spedito o ricevuto dal debitore: le limitazioni previste per tale mezzo di prova dall'art. 2722 c.c., infatti, sono stabilite per i contratti e per taluni specialissimi atti unilaterali, tra i quali rientrano gli atti interruttivi della prescrizione previsti dalla legge.

In tal ottica, sebbene la costituzione in mora debba rivestire la forma scritta, data la norma dell'art. 1219 comma 1 c.c., la procura per il suo compimento non soggiace al formalismo di cui all'art. 1392 c.c., applicabile, ai sensi dell'art. 1324 c.c., agli atti unilaterali negoziali e ben può risultare anche da un comportamento univoco e concludente del mandatario, che valga a rappresentare al terzo che l'atto è compiuto per un altro soggetto, nella cui sfera giuridica è destinato a produrre effetti: così, l'intimazione scritta ad adempiere può essere validamente effettuata non solo da un legale che si dichiari incaricato dalla parte, ma anche da un mandatario o da un incaricato, alla sola condizione che il beneficiario ne intenda approfittare (ad esempio, può ritenersi che l'intimazione a corrispondere le differenze retributive dovute ad un lavoratore, fatta da un rappresentante sindacale che dichiari di agire nell'interesse del lavoratore, sia idonea ad interrompere la prescrizione).