Interessi protetti - Obbligazioni, contratti -  Riccardo Mazzon - 21/12/2020

Responsabilità contrattuale e risarcimento: applicazioni del principio secondo cui il debitore non è in mora se offre la prestazione

Interessanti applicazioni nascono del principio secondo cui il debitore non può esser considerato in mora qualora, tempestivamente, abbia fatto offerta della prestazione dovuta (e ciò anche senza osservare le forme indicate nella sezione III, capo secondo, libro quarto, del codice civile – c.d. offerta formale - si veda, per un approfondimento, anche in relazione alla giurisprudenza qui citata, il trattato "Responsabilità contrattuale e danni risarcibili", Riccardo Mazzon, Giuffré 2019 -), sempre che il creditore non abbia rifiuto detta offerta per un motivo legittimo: resta confermato ad esempio che, in applicazione del disposto di cui all'art. 1220 c.c.. (integrato con le disposizioni degli artt. 1175 e 1375 c.c.), il debitore non può essere considerato in mora – e quindi in colpa - né tenuto al pagamento dei relativi interessi e maggior danno nelle obbligazioni pecuniarie, dal momento in cui ha offerto al creditore la prestazione, anche senza l'osservanza delle formalità previste dagli artt. 1208 e 1210 c.c.; in materia di risarcimento del danno da circolazione stradale (resta confermato che) la corresponsione del risarcimento al danneggiato, da parte dell'assicuratore del responsabile (o da parte del proprio assicuratore, in ipotesi di operatività della procedura di indennizzo diretto), ben può avvenire con pagamento mediante assegno di traenza, visto che le caratteristiche dell'adempimento − inteso non già quale atto materiale di consegna della moneta contante, bensì di prestazione diretta all'estinzione del debito per la quale rilevano la condotta improntata alla dovuta diligenza del debitore e quella improntata a buona fede o correttezza del debitore − ben si rinvengono anche nell'ipotesi di pagamento a mezzo dell'assegno in questione: tale assegno integra, infatti, un sistema che assicura al creditore la disponibilità della somma dovuta, sicché il pagamento con esso effettuato può essere rifiutato dal debitore solamente per giustificato motivo; ancora, resta confermato che, ai fini della tempestività del pagamento del prezzo nel riscatto agrario, occorre che si avveri la condizione sospensiva del versamento del prezzo di acquisto che, secondo quanto previsto dalla l. 8 gennaio 1979 n. 2, va effettuato nei termini indicati per la prelazione dall'art. 8 l. 26 maggio 1965 n. 590, decorrenti dall'adesione del terzo acquirente alla dichiarazione di riscatto oppure, ove sorga contestazione, dal passaggio in giudicato della sentenza che riconosce il diritto: perché si verifichi la predetta condizione sospensiva, nell'ipotesi di rifiuto, ancorché pretestuoso, da parte del creditore di accettare l'indicato pagamento, è necessario - in difetto di norme specifiche sul punto - che il retraente effettui, secondo le generali disposizioni civilistiche sulle obbligazioni, il deposito liberatorio della relativa somma, ai sensi dell'art. 1210 c.c., dovendo, invece, escludersi una equipollenza tra versamento del prezzo ed offerta non formale di esso, dal momento che l'art. 1220 c.c. ricollega alla seria e tempestiva offerta non formale della prestazione il solo venir meno della “mora debendi”, mentre la liberazione del debitore, unico evento equivalente al versamento del prezzo, consegue all'accettazione dell'offerta reale ovvero - in caso di mancata accettazione - all'accettazione della somma depositata o, in difetto, all'accertata validità del deposito (art. 1210 c.c.).