Interessi protetti - Obbligazioni, contratti -  Riccardo Mazzon - 04/01/2021

Responsabilità contrattuale e danno risarcibile: perdita subita dal creditore (danno emergente) e mancato guadagno ( lucro cessante)

L'inadempimento – ma anche il mero ritardo nell’adempimento – potrà comportare obbligo – a carico dell’inadempiente – di risarcire il danno causato e tale danno, sempre che sia conseguenza immediata e diretta dell’inadempimento predetto, dovrà comprendere tanto la perdita subita dal creditore – c.d. danno emergente -, quanto l’eventuale mancato guadagno – c.d. lucro cessante -- si veda, per un approfondimento, anche in relazione alla giurisprudenza qui citata, il trattato "Responsabilità contrattuale e danni risarcibili", Riccardo Mazzon, Giuffré 2019 -.

A tal proposito, il rapporto tra comportamento ed evento e tra quest’ultimo e il danno muta a seconda che il danno sia un elemento della fattispecie o un suo effetto e deve, conseguentemente, distinguersi il nesso che sussiste tra comportamento ed evento, affinché possa configurarsi a monte una responsabilità - come avviene in materia di illecito extracontrattuale - e il nesso che, collegando l'evento al danno, consente l'imputazione delle singole conseguenze dannose ed ha la funzione di delimitare a valle i confini della responsabilità - come avviene in tema di responsabilità contrattuale, ove il soggetto responsabile è, di norma, il contraente inadempiente e la sua individuazione non pone, in maniera così eclatante come per il danno c.d. aquiliano, un problema di nesso di causalità tra comportamento ed evento dannoso - ; così, mentre l'accertamento della responsabilità è improntato alla ricerca del nesso di causalità, quello dell'estensione della responsabilità si fonda su un giudizio in termini ipotetici, coincidendo il danno risarcibile con la perdita e il mancato guadagno conseguenza immediata e diretta dell'inadempimento, delimitati in base al giudizio ipotetico sulla differenza tra situazione dannosa e situazione quale sarebbe stata se il fatto dannoso non si fosse verificato; è sulla base di tali principi, ad esempio, che la Suprema Corte ha cassato con rinvio la decisione di merito che, pur accertata la sussistenza di inadempimento colpevole del debitore, aveva negato il risarcimento sull'inesistenza del nesso eziologico tra comportamento antigiuridico del debitore - nella specie tardiva esecuzione di bonifico bancario su banca USA - e ripercussioni patrimoniali negative, consistenti nell'abbandono e nella perdita di un master e nel rientro in Italia del beneficiario del bonifico.

Può esser notato, in effetti, – e l’argomento interessa l’intero illecito civile - come la ricostruzione del nesso di derivazione eziologica esistente tra la condotta del danneggiante e la conseguenza dannosa risarcibile implichi la scomposizione del giudizio causale in due autonomi e consecutivi segmenti: il primo, volto ad identificare - in applicazione del criterio del “più probabile che non” - il nesso di causalità materiale che lega la condotta all'evento di danno; il secondo, invece, diretto ad accertare il nesso di causalità giuridica che lega tale evento alle conseguenze dannose risarcibili, accertamento, quest'ultimo, da compiersi in applicazione dell'art. 1223 cod. civ., norma che pone essa stessa una regola eziologica.

D’altro canto è necessario tener conto di come l’illecito civile in generale si completi e si contraddistingua proprio per esser produttivo di danno, dove il danno è offesa che necessariamente deve seguire il fatto illecito e giammai può in essa contenersi; la circostanza consente di evidenziare con nettezza di contorni la duplicità di eventi presenti nell’ambito dell’illecito civile, anche contrattuale: l’evento naturalistico, consistente nell’evento lesivo (che può esserci, come non esserci, talvolta causando danno la mera condotta) e l’evento giuridico, corrispondente al danno risarcibile.