Interessi protetti - Obbligazioni, contratti -  Riccardo Mazzon - 10/02/2021

Responsabilità contrattuale e danno risarcibile: limite del “danno prevedibile” e valutazione equitativa

L’ammontare del risarcimento collegato all’inadempimento – o al ritardo nell’adempimento - soggiace, inoltre, ad un ulteriore limite: esso, infatti, sempre che l'inadempimento - o il ritardo - non dipenda da dolo del debitore, è da limitarsi al danno che poteva prevedersi nel tempo in cui è sorta l'obbligazione rimasta inadempiuta; così, per fare un esempio – relativo a responsabilità contrattuale derivante dall'inadempimento, da parte del promissario acquirente, dell'obbligo di stipulare il contratto definitivo, assunto in una promessa di vendita di immobile altrui -, il criterio di prevedibilità del danno risarcibile può comportare il ristoro del pregiudizio consistente nella differenza fra il prezzo pattuito in sede di preliminare e quello inferiore successivamente realizzato, mentre non consente di tener conto della perdita, subita dal promittente venditore, per aver dovuto restituire il bene al proprietario, in seguito al decorso del termine stabilito nell'accordo interno intercorso con quest'ultimo, non potendo rientrare nella normalità delle circostanze, secondo un criterio di comune esperienza, il fatto che la mancata conclusione del definitivo comporti la retrocessione dell'immobile al suo titolare.

La regola vale, s’è detto, sempre che l'inadempimento - o il ritardo - non dipenda da dolo del debitore: e il dolo del debitore che, ai sensi dell'art. 1225 c.c., comporta la risarcibilità anche dei danni imprevedibili al momento in cui è sorta l'obbligazione, non consiste nella coscienza e volontà di provocare tali danni, ma nella mera consapevolezza e volontarietà dell'inadempimento - si veda, per un approfondimento, anche in relazione alla giurisprudenza qui citata, il trattato "Responsabilità contrattuale e danni risarcibili", Riccardo Mazzon, Giuffré 2019 -.

Quanto all’'imprevedibilità, alla quale fa riferimento l'art. 1225 c.c., essa costituisce un limite non all'esistenza del danno, ma alla misura del suo ammontare, determinando la limitazione del danno risarcibile a quello prevedibile non da parte dello specifico debitore, bensì avendo riguardo alla prevedibilità astratta inerente ad una determinata categoria di rapporti, sulla scorta delle regole ordinarie di comportamento dei soggetti economici e, cioè, secondo un criterio di normalità, in presenza delle circostanze di fatto conosciute; così, è da condividere la sentenza di merito che giunga alla conclusione della prevedibilità del danno cagionato all'acquirente di un quadro di autore, rivelatosi non autentico, consistente nel lucro cessante per perdita dell'incremento di valore di mercato, rispetto al prezzo di acquisto versato, di un quadro autentico dello stesso pittore, avente le medesime caratteristiche di quello risultato falso.

Resta naturalmente inteso che, in tema di responsabilità contrattuale – così come l'accertamento del nesso di causalità tra l'inadempimento e il danno -, anche l’accertamento della prevedibilità del danno medesimo costituisce un apprezzamento di fatto, insindacabile in sede di legittimità, ove sorretto da motivazione adeguata e immune da errori.

Interessante e copiosa la casistica giurisprudenziale in argomento; in particolare, è stato deciso che:

- non è configurabile, da parte dei clienti della banca, una violazione del dovere di buona fede per il solo fatto che questi abbiano omesso di informare la banca circa i beni immessi nella cassetta ed il loro valore, né tale mancata comunicazione è suscettibile di circoscrivere l'obbligo risarcitorio della banca sotto il profilo della imprevedibilità del danno, ai sensi e per gli effetti dell'art. 1225 c.c.;

- nell'ipotesi di mancato godimento delle ferie da parte di un impiegato, non sussistono elementi idonei a ravvisare un danno biologico prevedibile ai sensi dell'art. 1225 c.c.: il periodo di mancato godimento delle ferie, oggetto della fattispecie in esame, non era infatti di tale portata da rendere prevedibile, ai sensi dell'art. 1225 c.c., un danno biologico, in mancanza di allegazione circa la consistenza del danno medesimo (nel caso di specie, il ricorrente parla genericamente di "patologia da ansia";

- il promissario acquirente che rifiuta di stipulare il contratto definitivo risponde anche del danno non patrimoniale patito dall'attore che si trovi nell'impossibilità di acquistare una nuova casa e realizzare il proprio “progetto di vita abitativa”, a causa della frustrazione dell'interesse patrimoniale a percepire il corrispettivo della vendita;

- in base agli art. 1223 e 1225 c.c., il valore dei beni danneggiati dev’essere ragguagliato a un parametro - il prezzo che essi hanno nel luogo e nel tempo della riconsegna - che prescinde completamente dall'ammontare degli esborsi sostenuti per acquistarli; né, in contrario, appare utilizzabile il principio per cui il risarcimento non può mai risolversi in un lucro per il danneggiato, essendo evidente che il preteso lucro, connesso alle vantaggiose condizioni di acquisto del bene e all'incremento di valore dallo stesso acquisito nel tempo, è una posta attiva che era già entrata a far parte del patrimonio del titolare, nel momento in cui si sono prodotti i lamentati danni e che deve, pertanto, essere risarcita.