Interessi protetti - Professionista -  Riccardo Mazzon - 04/08/2020

Responsabilità contrattuale e danno risarcibile: chi e come può controllare lo svolgimento dei lavori oggetto d'appalto

In corso d’opera il committente ha diritto di controllare lo svolgimento dei lavori e di verificarne - a proprie spese - lo stato; qualora, nel corso dell'opera, si accerti che l’esecuzione della medesima non procede secondo le condizioni stabilite dal contratto e a regola d'arte, il committente può fissare un congruo termine entro il quale l'appaltatore si deve conformare a tali condizioni; trascorso inutilmente il termine stabilito, il contratto è risoluto - salvo il diritto del committente al risarcimento del danno (si veda, per un approfondimento, anche in relazione alla giurisprudenza qui citata, il trattato "Responsabilità contrattuale e danni risarcibili", Riccardo Mazzon, Giuffré 2019) -.

Anche gli ordini di servizio costituiscono gli atti formali con cui si estrinseca la funzione di direzione - con interventi attivi e dispositivi, nonché a mezzo di apposite istruzioni - finalizzata al buon esito dei lavori: essi non rivestono natura provvedimentale e sono espressione delle facoltà di ingerenza e controllo del committente sullo stato e sullo svolgimento dei lavori, facoltà che trova codifica proprio nell’art. 1662 c.c.; e se nel contratto di appalto tra privati, in caso di accertata scadente attività dell'appaltatore va disposta la risoluzione del contratto con restituzione da parte dell'appaltatore degli importi ricevuti, salvo compenso per l'opera già prestata, da notare come anche in ambito pubblico detta attività di indirizzo e controllo venga a incidere su posizioni di diritto soggettivo dell’affidatario dei lavori, senza subire degradazione a interesse legittimo: anche qui non si è, infatti, di fronte all’esercizio di un potere di carattere autoritativo e l’ordine impartito si innesta in un rapporto paritetico, che vede puntualmente individuate e regolamentate le rispettive posizioni di diritto e obbligo nelle clausole del contratto e dei capitolati generale o speciale, con effetto su ogni conseguente azione dell’appaltatore, sia in positivo, sia in negativo ove la prestazione richiesta non sia riconducibile alla disciplina negoziale del rapporto.

Si tenga però anche conto, in argomento, di come nel contratto di appalto il controllo e la sorveglianza del committente - direttamente o tramite la direzione dei lavori -, si limitano a verificare la corrispondenza dell’opera con l’oggetto del contratto; l’appaltatore perde invece la propria autonomia quando, esorbitando dalla mera sorveglianza dell’opera, il committente esercita un’ingerenza sull’attività dell’appaltatore tale da ridurre quest’ultimo al ruolo di mero esecutore: pertanto se l’appaltatore svolge i lavori sotto il controllo e la vigilanza di un tecnico incaricato dal committente, può capitare che esso non sia responsabile dei vizi dell’opera se abbia operato come “nudus minister”, in condizioni di completa subordinazione alle direttive impartite dal committente tramite il direttore lavori; in materia, infatti, l'appaltatore esplica l'attività che conduce al compimento dell'”opus perfectum” in piena autonomia, con propria organizzazione e a proprio rischio, apprestando i mezzi adatti e curando le modalità esecutive per il raggiungimento del risultato, per cui è responsabile diretto e unico dei danni derivati a terzi nella (o dalla) esecuzione dell'opera, salva la corresponsabilità del committente, (1) sia quando si ravvisino a carico di quest'ultimo specifiche violazioni del principio del “neminem laedere” riconducibili all'art. 2043 c.c., (2) sia quando l'evento dannoso gli sia addebitabile a titolo di culpa in eligendo per essere stata l'opera affidata a impresa che palesemente difettava delle necessarie capacità tecniche e organizzative per eseguirla correttamente (3) sia, ancora, proprio quando l'appaltatore, in base ai patti contrattuali o nel concreto svolgimento del contratto, sia stato un semplice esecutore di ordini del committente e privato della sua autonomia a tal punto da aver agito come “nudus minister” di questo, (4) sia, infine, quando il committente si sia, di fatto, ingerito con singole e specifiche direttive nelle modalità di esecuzione del contratto o abbia concordato con l'appaltatore singole fasi o modalità esecutive dell'appalto.