Interessi protetti - Professionista -  Riccardo Mazzon - 17/08/2020

Responsabilità contrattuale e danni risarcibili: vizi occulti o non conoscibili nell'appalto e prescrizione/decadenza ex art. 1667 del codice civile

In tema di inadempimento del contratto di appalto, le disposizioni speciali relative alla garanzia per i vizi e le difformità dell'opera (art. 1667 c.c.) non derogano al principio generale che governa l'inadempimento del contratto con prestazioni corrispettive, il quale comporta che l'appaltatore, il quale agisca in giudizio per il pagamento del corrispettivo convenuto, abbia l'onere - allorché il committente sollevi l'eccezione di inadempimento - di provare di aver esattamente adempiuto la propria obbligazione e, quindi, di aver eseguito l'opera conformemente al contratto e alle regole dell'arte); peraltro, l’azione di inadempimento del contratto di appalto non è regolata dalla disciplina generale dettata dagli art. 1453 e ss. c.c., ma dalle norme speciali di cui agli art. 1667 e ss. c.c., che prevedono specifiche limitazioni rispetto alla normativa generale e, in particolare, l’onere di denuncia dei vizi nel termine di sessanta giorni dalla scoperta, denuncia che condiziona sia l’esercizio dell’azione di risoluzione e dell’azione di riduzione del prezzo, sia quella di risarcimento del danno - si veda, per un approfondimento, anche in relazione alla giurisprudenza qui citata, il trattato "Responsabilità contrattuale e danni risarcibili", Riccardo Mazzon, Giuffré 2019 -.

L'appaltatore è, infatti, ovviamente tenuto alla garanzia per le difformità e i vizi dell'opera, ma la garanzia non è dovuta se il committente abbia accettato l'opera e le difformità o i vizi erano da lui conosciuti o erano riconoscibili, purché, in questo caso, non siano stati in mala fede taciuti dall'appaltatore.

In generale, il committente deve, a pena di decadenza, denunziare all'appaltatore le difformità o i vizi entro sessanta giorni dalla scoperta, ma la denunzia non è necessaria qualora l'appaltatore abbia riconosciuto le difformità o i vizi o se li abbia occultati; il riconoscimento, da parte dell'appaltatore, dei vizi e delle difformità dell'opera, agli effetti dell'art. 1667, comma 2, c.c., non richiede la confessione giudiziale o stragiudiziale della sua responsabilità, né formule sacramentali e può, pertanto, manifestarsi per fatti concludenti, essendo sufficiente, affinché l'eccezione di decadenza del committente dalla garanzia per vizi possa ritenersi rinunciata e preclusa, che l'appaltatore abbia tenuto, nel corso del giudizio di primo grado, un comportamento incompatibile con la volontà di avvalersi di detta decadenza.

Allorché l’appaltatore eccepisca la decadenza del committente dalla garanzia di cui all’art. 1667 cod. civ. per i vizi dell’opera, incombe su quest’ultimo l’onere di dimostrare di averli tempestivamente denunziati, costituendo tale denuncia una condizione dell’azione ed essendo necessaria, ad impedire la decadenza del committente, quantomeno una sintetica indicazione delle difformità, suscettibile di conservare l’azione di garanzia anche con riferimento a quei difetti accertabili, nella loro reale sussistenza, solo in un momento successivo; il committente che deduce di aver denunciato tempestivamente dei difetti in corso d'opera, relativamente a vizi e difformità di costruzione, può avvalersi, per la prova della tempestività, anche di dichiarazioni testimoniali.

Ulteriormente, l'azione contro l'appaltatore si prescrive in due anni dal giorno della consegna dell'opera; peraltro, il committente, convenuto per il pagamento, può sempre far valere la garanzia, purché le difformità o i vizi siano stati denunziati entro sessanta giorni dalla scoperta e prima che siano decorsi i due anni dalla consegna; tra l’altro, nel caso in cui l'opera sia stata realizzata in violazione delle prescrizioni pattuite o delle regole tecniche, il committente, convenuto per il pagamento del prezzo, può, al fine di paralizzare la pretesa avversaria, opporre in via di eccezione le difformità e i vizi dell'opera, non occorrendo, al detto fine, la proposizione, in via riconvenzionale, di una domanda di risoluzione.

Naturalmente, qualora l'opera appaltata sia affetta da vizi occulti o non conoscibili, perché non apparenti all'esterno, il termine di prescrizione dell'azione di garanzia, ai sensi dell'art. 1667, terzo comma, cod. civ., decorre dalla scoperta dei vizi, la quale è da ritenersi acquisita dal giorno in cui il committente abbia avuto conoscenza degli stessi, conoscenza che può ritenersi comunque acquisita, senza la necessità di una verifica tecnica dei vizi stessi, secondo l'accertamento del giudice di merito, insindacabile in sede di legittimità se congruamente e logicamente motivato.

I termini di prescrizione e decadenza, previsti dall'articolo 1667 c.c., in tema di appalto, iniziano a decorrere, si ribadisce, solo dopo la consegna dell'opera (e gli oneri dell'allegazione e della prova del fondamento dell'eccezione che i lavori sono, effettivamente, terminati spettano, inoltre, all'appaltatore).