Interessi protetti - Professionista -  Riccardo Mazzon - 30/08/2020

Responsabilità contrattuale e danni risarcibili: contratto d'appalto, vizi gravi e articolo 1669 del codice civile

Dispone il codice civile che, quando si tratti di edifici o di altre cose immobili destinate per la loro natura a lunga durata, se, nel corso di dieci anni dal compimento, l'opera, (1) per vizio del suolo o (2) per difetto della costruzione, (a) rovina in tutto o in parte, ovvero (b) presenta evidente pericolo di rovina o gravi difetti, l'appaltatore è responsabile nei confronti del committente e dei suoi aventi causa, purché sia fatta la denunzia entro un anno dalla scoperta - si veda, per un approfondimento, anche in relazione alla giurisprudenza qui citata, il trattato "Responsabilità contrattuale e danni risarcibili", Riccardo Mazzon, Giuffré 2019 -.

Peraltro, il diritto del committente si prescrive in un anno dalla denunzia, purché la denunzia di gravi vizi, da parte del committente, implichi davvero un’idonea ammissione di valida scoperta degli stessi - tale da costituire il “dies a quo” per la decorrenza del termine di prescrizione -; ciò che avviene solo quando, in ragione degli effettuati accertamenti tecnici, risulti dimostrata la piena comprensione dei fenomeni - e la chiara individuazione ed imputazione delle loro cause -, alla data della denunzia.

Quanto al termine di un anno per la denuncia dei gravi difetti della costruzione di un immobile, previsto dall'art. 1669 c.c. a pena di decadenza, esso decorre dal giorno in cui il committente abbia conseguito un apprezzabile grado di conoscenza obiettiva della gravità dei difetti e della loro derivazione causale dall'imperfetta esecuzione dell'opera, non essendo sufficiente il riferimento a manifestazioni di scarsa rilevanza o a semplici sospetti: e l'accertamento del momento della conoscenza dei gravi difetti, involgendo un apprezzamento di fatto, è riservato al giudice di merito ed è insindacabile, in sede di legittimità, se sorretto da motivazione congrua ed esente da vizi logici o errori di diritto: la prova del momento in cui tale conoscenza sia stata acquisita può desumersi indipendentemente dall’espletamento di una consulenza tecnica e dal deposito di essa, da pregresse manifestazioni esteriori già note al committente - e da questi segnalate all’appaltatore  - ed è, infatti, compito del giudice di merito accertare se la conoscenza dei difetti e della loro consistenza non fosse già di grado così apprezzabile da consentire di denunziarli responsabilmente, senza necessità di un conforto peritale, nonché stabilire se le già avvenute comunicazioni all’appaltatore non integrino di per sé delle vere e proprie denunce, atte a far decorrere il termine prescrizionale.

In altri termini, in tema di garanzia per gravi difetti dell'opera ai sensi dell'art. 1669 c.c., il termine per la relativa denunzia non inizia a decorrere finché il committente non abbia conoscenza sicura dei difetti e tale consapevolezza non può ritenersi raggiunta sino a quando non si sia manifestata la gravità dei difetti medesimi e non si sia acquisita, in ragione degli effettuati accertamenti tecnici, la piena comprensione del fenomeno e la chiara individuazione ed imputazione delle sue cause, non potendosi onerare il danneggiato della proposizione di azioni generiche a carattere esplorativo: l'inizio della decorrenza del termine di decadenza può essere legittimamente spostato in avanti nel tempo solo quando gli accertamenti tecnici si rendano effettivamente necessari per comprendere appieno la gravità dei difetti e stabilire il corretto collegamento causale.

Se l’art. 1667 c.c., dunque, prevede per la denuncia dei vizi un termine di decadenza di sessanta giorni dalla loro scoperta, l’art. 1669 c.c. prevede invece, nella diversa ipotesi di gravi difetti di costruzione degli immobili, un termine di un anno dalla loro scoperta: e, in quest’ultima fattispecie, devono annoverarsi tutti i difetti che compromettono la funzionalità dell’opera e ne pregiudicano in modo considerevole il normale godimento.

A tal proposito, neppure con l’interpretazione più elastica dell’art. 1669 c.c., è possibile, ad esempio,  ricondurre difetti, quali un malfunzionamento dell’impianto dei citofoni e dei videocitofoni, all’ambito di quelli strutturali contemplati dalla norma: infatti, si ripete, rientrano nella previsione normativa solo quei vizi che siano tali da compromettere la funzionalità e l’abitabilità del fabbricato al quale ineriscono; detta fattispecie può ravvisarsi, ad esempio, anche con riferimento a vizi degli impianti degli immobili, ma solo con riguardo a quelli di riscaldamento o a quelli idraulici (il cui malfunzionamento, all’evidenza, può determinare la inabitabilità dell’alloggio o comunque una possibilità molto limitata di destinarlo all’uso che gli è proprio), ma mai con riguardo all’impianto del citofono o del videocitofono, i cui difetti (o la cui assenza addirittura), per quanto creino disagio, non possono neppure minimamente compromettere la funzione e il godimento dell’alloggio.