Interessi protetti - Obbligazioni, contratti -  Riccardo Mazzon - 16/07/2020

Responsabilità contrattuale e danni risarcibili: chi può apportare variazioni al progetto nel contratto d'appalto?

In materia di appalto, rientra tra gli obblighi di diligenza dell'appaltatore esercitare il controllo della validità tecnica del progetto fornito dal committente (di cui, ad esempio, costituisce parte integrante - ai sensi del d.m. 11 marzo 1988, che disciplina i progetti relativi a gallerie e manufatti sotterranei - la relazione contenente i risultati delle indagini geologiche fondanti la scelta dell'ubicazione e del tracciato dell'opera e la previsione dei metodi di scavo), sicché permane in sede esecutiva l'obbligo dell'appaltatore di segnalare al committente le inesattezze delle informazioni risultanti dalla relazione geologica, al fine di promuovere le modifiche progettuali necessarie per la buona riuscita dell'opera; e se, per l'esecuzione dell'opera a regola d'arte, sia necessario apportare variazioni al progetto e le parti non si accordano, in generale spetterà al giudice di determinare le variazioni da introdurre e le correlative variazioni del prezzo; però, se l'importo delle variazioni supera il sesto del prezzo complessivo convenuto, l'appaltatore può recedere dal contratto e può ottenere, secondo le circostanze, un'equa indennità; inoltre, qualora le variazioni siano di notevole entità, il committente può recedere dal contratto ed è tenuto a corrispondere un equo indennizzo: così, nell’ambito del contratto di appalto, la verifica tecnica delle nuove e maggior opere da realizzarsi ai fini dell’esecuzione del progetto che comportano un incremento di costi oltre il limite contrattuale, rende possibile il recesso da parte della ditta appaltante - così, ad esempio, nel caso in cui il corrispettivo d'appalto, secondo un progetto che non preveda l'esecuzione di determinate opere, sia stato stabilito senza alcun riferimento alle opere ulteriormente sopravvenute e realizzate, il prezzo delle necessarie variazioni integrative, a meno che non risulti una contraria volontà delle parti, non può considerarsi compreso in quello previsto nell'appalto e, anche quando il progetto sia stato predisposto dall'appaltatore, deve essere determinato dal giudice ai sensi dell'art. 1660 c.c..

Anche il committente può apportare variazioni al progetto, ma solo se il loro ammontare non superi il sesto del prezzo complessivo convenuto e (essendo contenute nei limiti suddetti) non importino notevoli modificazioni della natura dell'opera o dei quantitativi nelle singole categorie di lavori, previste nel contratto per l'esecuzione dell'opera medesima: in ogni caso, l'appaltatore avrà diritto al compenso per i maggiori lavori eseguiti, anche se il prezzo dell'opera fosse stato determinato globalmente (l'art. 1661 c.c. consente, secondo i principi generali, all'appaltatore di provare con tutti i mezzi consentiti, ivi comprese le presunzioni, che le variazioni sono state richieste dal committente - si veda, per un approfondimento, anche in relazione alla giurisprudenza qui citata, il trattato "Responsabilità contrattuale e danni risarcibili", Riccardo Mazzon, Giuffré 2019 -).

Ne consegue che, nell'ipotesi delle “notevoli” varianti dell'opera, non trova applicazione l'art. 1661 citato, ma viene in discussione la sussistenza stessa del diritto del committente di richiedere dette varianti, là dove, però, una volta che le opere richieste siano eseguite dall'appaltatore, quest'ultimo ha diritto a richiedere il riconoscimento di corrispettivi ulteriori rispetto al prezzo di appalto originariamente concordato; al fine di individuare la fattispecie prevista dall'art. 1661, comma 2, c.c., relativa alle variazioni del progetto, che importano “notevoli modificazioni della natura dell'opera”, con conseguente inapplicabilità dello "jus variandi" del committente di cui al comma 1 del citato art. 1661, occorre aver riguardo allo sconvolgimento del piano originario delle opere, che determina una sostituzione consensuale del regolamento contrattuale già in essere e trova concretezza in base a specifici parametri, correlati all'entità materiale e tecnica degli interventi di modifica o alla loro consistenza economica.

D’altra parte, il committente che, in corso d'opera, modifica il progetto, gioco forza costringe l'appaltatore a una spesa maggiore, per il protrarsi dei lavori o per il maggior costo dei materiali e della manodopera impiegata (ecco perché ha l'obbligo di pagargli un compenso maggiore); il sinallagma funzionale - infatti - fa sì che l'aumento di una delle due prestazioni comporti l'aumento anche l'altra: il supplemento è così dovuto a titolo di prezzo, cioè di corrispettivo contrattuale e non si semplice indennità per atto lecito o di risarcimento del danno; e una volta liquidato tale maggiore compenso, esso non rimane distinto - quanto a natura giuridica - dal prezzo originario e, insieme a quest’ultimo, si pone come semplice componente di un nuovo prezzo complessivo, perché unica, giuridicamente, è l'opera di cui entrambe le voci costituiscono il corrispettivo (corrispettivo che integra un debito di valuta e che non muta natura giuridica se viene revisionato, vuoi per fatti imputabili al committente, vuoi per le variazioni del progetto che egli ha facoltà di disporre in corso d'opera).

Dalle variazioni suddette vanno tenute distinte eventuali specificazioni di obblighi contrattualmente assunti dall’appaltatore; occorre tener conto, inoltre, di come se, nel corso dell'esecuzione del contratto d'appalto, il committente abbia richiesto all'appaltatore notevoli ed importanti variazioni del progetto, il termine di consegna e la penale per il ritardo, pattuiti nel contratto, vengano meno per effetto del mutamento dell'originario piano dei lavori; perché la penale conservi efficacia, occorre che le parti, di comune accordo, fissino un nuovo termine: in mancanza, incombe al committente, che persegua il risarcimento del danno da ritardata consegna dell'opera, l'onere di fornire la prova della colpa dell'appaltatore.

Esemplificando, in tema di contratto di appalto a “corpo” (ad esempio: appalto per la ristrutturazione di un immobile), in riferimento alla domanda di accertamento di prestazioni accessorie extra-contratto, per verificare se le stesse possano ricomprendersi o meno nella voce “lavori in economia” (e quindi essere addebitate quale costo aggiuntivo) oppure considerarsi parte integrante dell'appalto, occorre valutare la natura delle variazioni intervenute in corso d'opera, siano esse esecutive o progettuali; pertanto, precisa la sentenza de qua, stante il richiamo espresso contenuto nel contratto alle norme di cui agli art. 1655 c.c. e ss., detti lavori extra sono legittimamente remunerabili solo ove essi possano a buon diritto essere qualificati quali “variazioni al contratto di appalto” - nei limiti in cui dette variazioni sono consentite nell'appalto a corpo - ovvero laddove esse consistano in un'opera completamente nuova, tale da essere oggetto di un diverso contratto (anche verbale) tra le parti.