Interessi protetti - Beni, diritti reali -  Riccardo Mazzon - 28/09/2020

Rapporti di vicinato, distanze e confini: la presunzione di comproprietà e compossesso si applica anche al muro di contenimento

La realizzazione di comune accordo di un muro, destinato al contenimento del dislivello tra due fondi finitimi, non implica necessariamente il consenso dei relativi proprietari anche sulla determinazione del confine, sicché, in presenza di contestazione, la sussistenza del manufatto non vale quale prova certa al riguardo ma, al più, come mero indizio da apprezzarsi nel quadro delle altre risultanze probatorie, ferma restando, in caso di perdurante incertezza, la sussidiaria rilevanza dei dati catastali; parimenti, l'art. 887 c.c., nel disciplinare il regime delle spese per la costruzione e conservazione del muro tra fondi posti a dislivello negli abitati, non stabilisce alcuna presunzione di proprietà esclusiva a favore del proprietario del fondo sopraelevato, sicché la prova della costruzione del muro tra fondi posti a dislivello negli abitati per iniziativa e nell'interesse esclusivo del proprietario del fondo a valle può essere data con ogni mezzo ed il relativo convincimento può essere raggiunto dal giudice anche attraverso presunzioni semplici - si veda, per un approfondimento, anche in relazione alla giurisprudenza qui citata, la terza edizione del trattato Riccardo Mazzon, "Rapporti di vicinato", Cedam 2018 -.

Il principio ha precise conseguenze pratiche in ambito processuale, laddove, in tema ad esempio di azione possessoria di reintegrazione, la presunzione semplice della proprietà esclusiva del muro di sostegno fra fondi a dislivello, che l'art. 887 c.c. pone, nei riguardi del proprietario del fondo superiore, ai fini dell'attribuzione dell'onere delle spese di costruzione e conservazione del muro stesso, non risulta applicabile; anzi: poiché il possesso del muro divisorio deve presumersi comune, al pari della proprietà, fino a prova contraria, in considerazione dell'utilità che esso fornisce ad entrambi i fondi limitrofi, non commette spoglio o turbativa il confinante che utilizzi il muro sul confine per innestarvi o appoggiarvi un proprio edificio, senza aver provveduto al pagamento dell'indennità eventualmente dovuta, perché la funzione primaria del muro, di separare i due fondi, non viene compromessa ed il pagamento dell'indennità, quando dovuta, non è imposto in via preventiva, richiedendosi l'accertamento in sede petitoria, della proprietà del muro e del suolo sul quale è stato costruito al fine di stabilire se ed in quale misura l'indennità stessa sia dovuta in relazione agli artt. 878, 884, 888 u.p. c.c..

Per lo stesso principio, nell'ipotesi in cui non sia stata superata la presunzione di comunione del muro di confine tra fondi a dislivello, i proprietari dei fondi superiore ed inferiore sono solidalmente responsabili nei confronti dei terzi danneggiati dalla rovina del muro comune (d’altro canto, l'art. 887 c.c., nel limitarsi a porre a carico del proprietario del fondo superiore l'intero onere delle spese di costruzione e conservazione del muro di cinta con fondamenta all'altezza del proprio suolo, non esclude, nel caso di inerzia del suddetto proprietario, l’obbligo di procedere all'esecuzione di tale opera da parte del proprietario del fondo inferiore, dopo il previo interpello del confinante); diverso, invece, il principio operante tra le parti: infatti, in tema di fondi a dislivello, la circostanza che il proprietario del fondo superiore sia tenuto a costruire a proprie spese il muro di sostegno sul confine, quando tale costruzione si renda necessaria per contenere il franamento del terreno che arrechi pregiudizio al fondo inferiore, implica che egli deve rispondere dei danni derivati, a tale fondo, per non avere provveduto tempestivamente ed efficacemente alla anzidetta costruzione o per avere trascurato di mantenere in efficienza il muro preesistente; parimenti, l'onere della costruzione del muro di sostegno ricade invece sul proprietario del fondo inferiore quando lo stesso abbia modificato lo stato del terreno con scavi e sbancamenti i quali abbiano reso indispensabile il muro di sostegno che, senza quelle opere, non sarebbe stato necessario; e l'anzidetto principio trova applicazione anche nel caso che il crollo del muro si sia verificato quando i due fondi finiti appartenevano allo stesso proprietario, giacché l'obbligo della costruzione a carico del proprietario del fondo superiore sorge per il solo fatto che ciò si renda necessario per contenere il franamento del terreno, quale sia la condizione dei luoghi precedente all'acquisto.