Interessi protetti - Beni, diritti reali -  Redazione P&D - 10/03/2020

Rapporti di vicinato, distanze e confini: il mancato richiamo dell’articolo 873 del codice civile alle leggi speciali - RM

Dissertando circa il richiamo operato dall’articolo 873 del codice civile, emerge l’evidente discrasia di trattamento tra regolamenti locali disciplinanti la materia delle distanze e leggi speciali aventi lo stesso contenuto.

Il rilievo non è di poco momento: infatti, l’articolo 872 del codice civile, nell’attribuire la facoltà di chiedere la riduzione in pristino, fa espresso richiamo alla violazione di norme contenute nella “…sezione seguente o da questa richiamate” - si veda, per un approfondimento, anche in relazione alla giurisprudenza qui citata, la terza edizione del trattato Riccardo Mazzon, "Rapporti di vicinato", Cedam 2018 -.

A rigore, pertanto, solo le norme contenute nella sezione VI, Titolo II, Libro III del codice civile (e quelle espressamente in questa sezione richiamate) comporterebbero, quale sanzione per la loro violazione, la possibilità di chiedere la demolizione del manufatto eventualmente illegittimo!

Tanto più che il medesimo articolo 872 del codice civile pare, letteralmente, consentire unicamente il risarcimento dei danni (e non, quindi, la riduzione in pristino) a chi ritenga di averli subiti in violazione delle “norme di edilizia” che non siano contenute negli (o richiamate dagli) articoli 873 e seguenti del codice civile………

Dove, tra le “norme di edilizia”, l’articolo 871 del codice medesimo include anche le c.d. “leggi speciali”.

In realtà, il fatto che l'art. 872, comma 2, c.c. preveda la facoltà di chiedere la riduzione in pristino quando si tratta della violazione delle norme contenute nella sezione seguente o da questa richiamate e che il successivo art. 873 operi tale richiamo soltanto ai regolamenti locali e non alle leggi speciali, non significa che il legislatore abbia inteso escludere l'effetto della riduzione in pristino nel caso di mancato rispetto delle distanze fissate da leggi speciali, ma si spiega con il rilievo che, mentre il richiamo ai regolamenti locali era tecnicamente indispensabile - non potendo essi, altrimenti, operare sullo stesso piano delle norme del codice civile - tale esigenza, invece, non sussisteva per le leggi speciali, in quanto fonti normative anch'esse di rango primario e, quindi, idonee, per forza propria, ad imporre distanze maggiori di quella prevista in via generale dal citato art. 873 c.c. .

Naturalmente, eventuali strumenti urbanistici che impongano distacchi tra costruzioni maggiori dei limiti previsti dalla normativa speciale prevalgono, in ogni caso, sulla normativa speciale medesima.

Un’applicazione pratica dei principi sopra esposti si aveva con la vigenza dell'art. 17, legge n. 765 del 1967 (che aveva aggiunto alla legge n. 1150 del 1942 l'art. quinquies, comma 1, lett. C, articolo oggi abrogato dal Testo Unico dell’Edilizia) laddove stabiliva – tra le altre cose - le distanze minime da osservare tra costruzioni nei comuni ancora sprovvisti di piano regolatore: la giurisprudenza, perentoriamente, precisava come tale normativa costituisse senz’altro “disposizione in materia di distanze, integrativa di quella dell'art. 873 c.c., in quanto provvisoriamente sostitutiva delle norme dei regolamenti locali non ancora approvati”.