Amministrazione di sostegno - Interdizione, inabilitazione -  Paolo Cendon - 20/07/2020

Progetto abrogativo dell'interdizione

"Incapacitazione" riferibile anche agli atti di natura personale

 

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Il giudice tutelare potrà prevedere, a carico del beneficiario dell'AdS,  un impedimento o una limitazione al compimento di uno o più atti anche di natura personale, sempreché ciò corrisponda all'interesse esclusivo dell'interessato.

 

Invero, tale possibilità è già contemplata nell'art. 411 c.c. laddove viene prevista la possibilità di estendere al beneficiario dell'Ads effetti, limitazioni o decadenze contemplate dalla normativa sull'interdizione e inabilitazione.

 

Si è ritenuto, tuttavia, di esplicitare tale possibilità mediante la riformulazione del IV comma dell'art. 411 c.c. e ciò in considerazione dell'impatto che l’abrogazione dei vecchi istituti determinerà, quanto alla possibilità di compimento degli atti di natura personale.

 

Con l'abrogazione di interdizione e inabilitazione scompariranno, infatti, gli impedimenti personali automatici (stabiliti per gli interdetti), come, per esempio, il divieto di sposarsi, di riconoscere un figlio, di fare testamento o donazione, e via dicendo. Al tempo stesso, non sarà più possibile fare capo allo strumento offerto dall’art. 411 ult. co. c.c., trattandosi di una disposizione che rinvia alle limitazioni oggi vigenti previste per l’interdetto; quelle stesse, dunque, che scompariranno.

 

Ecco, allora, che, siccome gli atti di natura personale (cd. atti personalissimi) ‘non più proibiti’ sono assai diversi ed eterogenei fra loro - pertanto non ascrivibili ad una categoria dogmatica unitaria collaudata, tale da consentire di abbracciarli tutti, il giudice tutelare dovrà elencare, di volta in volta, lo specifico atto (o gli specifici atti) impedito/i al beneficiario nel suo stesso interesse.

 

Da qui la riformulazione della disposizione contenuta nell’art. 411, ult. co., c.c.

 

Tali impedimenti dovranno poi avere carattere temporaneo, salva possibilità di proroga per gravi motivi che spetterà al giudice tutelare valutare, sempre avendo riguardo all'esclusivo interesse del beneficiario.

 

Il carattere della 'temporaneità' viene contemplato al fine di contingentare il più possibile la limitazione alla capacità di agire che un impedimento tra quelli in parola comporterebbe per l'amministrato.

 

La temporaneità, occorre rammentare, viene raccomandata dalla stessa Convenzione delle Nazioni Unite sui diritti delle persone con disabilità (cfr. art. 12: "Gli Stati Parti assicureranno che le misure relative all'esercizio della capacità legale (...) siano proporzionate e adatte alle condizioni della persona, che siano applicate per il più breve tempo possibile e siano soggette a periodica revisione da parte di un'autorità competente, indipendente ed imparziale o di un organo giudiziario").

 

Si è ritenuto, altresì,  di introdurre un riferimento-argine alla possibilità di ‘incapacitazione’, all’interno della disciplina dell’AdS, in seno all’art.  409 c.c. con un comma 2 di nuova formulazione, del seguente tenore: “Egli conserva, altresì, la capacità di compiere i singoli atti di natura personale riguardo ai quali il giudice tutelare non abbia stabilito un impedimento con l’atto istitutivo dell’amministrazione di sostegno o successivamente ai sensi dell’art. 411 IV comma c.c.".