Deboli, svantaggiati - Malati fisici, psichici -  Paolo Cendon - 28/05/2020

Perché il TSO della 180 va superato legislativamente

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- Non c’è esplicitamente come perno e presupposto necessario, dietro il T.s.o. del 1978, il ‘Progetto della persona’ ad ampio raggio; che è quello su cui già poggia l’AdS e su cui ancor più occorre puntare oggigiorno.

 

- Il tempo della cura è troppo breve lì, i 7 giorni sono insufficienti in tanti casi; il fatto che sia possibile raddoppiarli non toglie a quel dato il risvolto impaurito, difensivo, emergenziale.

 

- Non va bene il Sindaco come figura istituzionale di riferimento, si tratta di una soluzione burocratica, catastale, vuota di contenuto nel 99% dei casi; che nella prassi non funziona, è come se non ci fosse.

 

- Il ruolo del Giudice tutelare è in quel testo troppo debole, marginale, successivo; deve diventare invece il centro e il governo dell’intero tragitto, fin dall’inizio.

 

- La scelta della duplicità di medici è eccessiva, nella prassi tutto in realtà si automatizza, si sclerotizza (“Cane non mangia cane”); ne basterà uno solo di medico, purchè responsabile, sanzionabile se sbaglia: penserà il GT a pretendere semmai, se glielo si chiede, ma anche d’ufficio, una conferma da altri medici.

 

- Il motivo della ricerca del consenso del paziente ha lì un sapore di casualità residua, di astrattezza; di fatto diventa un quid evanescente, comunque la negoziazione non si nutre di quella linfa di pervasività esistenzial/metropolitana, articolata in una sequenza di voci sostanziali, di tasselli quotidiani, cittadini, funzionali, di cui si dirà più sotto.

 

- Manca nella 180 la previsione di un controllo forte, effettivo, pugnace, capillare, come quello che dovrà-potrebbe-dovrebbe assicurare l’amministratore di sostegno, o un curatore-guardiano apposito, magari attraverso gli assistenti sociali.

 

- C’è in sede di t.s.o. una sostanziale indifferenza per gli aspetti civili (che non siano puramente economici, che non siano urgenti) della vita del paziente sequestrato in ospedale; manca cioè ogni riferimento alla liquidità, al focolare, alla quotidianità lavorativa, alla famiglia, all’affettività, alla socialità, alla cultura: proprio cioè le cose più importante.

 

- Non si comminano esplicitamente sanzioni rispetto all’eventualità di abusi, per eccesso o per difetto, da parte degli operatori.

 

- E’ una normativa che diventa poi un blocco ingombrante, perchè costringe ogni trattamento vincolante, di tipo esistenziale/sanitario, a prescindere dalla parte strettamente medica: cosicché le Pamele potranno morire.

 

- Un sorta di corpo sempre più estraneo dalla normativa tendenziale della fragilità, che è cresciuta via via, nel corso degli ultimi decenni in direzioni sempre più realistiche, garantistiche, di attenzione alle prerogative, alla cittadinanza, alla responsabilità.

 

- Oltre tutto un testo che – salvo che in certe zone d’Italia, dove esiste a monte un ‘territorio preparato’, in grado di svolgere i vari compiti di contorno – non vale a sventare possibilità di oblio, di sparizioni, di sadismi, che spesso in effetti si verificano: con risultati di frequente macelleria, al buio e nella solitudine, per gli sventurati utenti.