Amministrazione di sostegno - Generalità, varie -  Paolo Cendon - 27/12/2020

Paginetta di storia (per chi ama la storia) – Un articoletto che scrissi intorno ai primi anni '90

COM’E’ ANDATA A FINIRE LO SAPETE

 

                E' in corso di rifinitura in questi giorni, presso il  Ministero degli Affari  sociali, un disegno di legge intitolato  "Amministrazione di sostegno in favore di persone impossibilitate  a provvedere alla cura dei propri interessi". Si tratta di una  decina  di norme  in cui figura riprodotto il cuore di   una  bozza  di riforma che era stata messa a punto, recentemente, dai civilisti dell'Istituto Giuridico della facoltà di Economia e Commercio di  Trieste. Presentato in Parlamento nel 1989, il  progetto  era decaduto  la primavera scorsa, con la fine della legislatura;  la circostanza  che  a riprenderlo sia, adesso,  il  Governo  lascia sperare  che i tempi di approvazione potrebbero essere rapidi.

 

                A quali problemi  il  neo-istituto dell'"Amministrazione  di sostegno"  vuol   rimediare? Si tratta,  in poche  parole,  delle difficoltà legali/esistenziali  che attendono - nella vita di  ogni giorno - alcune fasce di  soggetti deboli:  soprattutto malati, handicappati fisici e psichici, persone anziane. Più precisamente:  le  difficoltà  cui costoro possono andare  incontro  allorché si tratta di svolgere   tutta una serie di  attività  giuridiche,  dalle più complicate alle più semplici.

 

                Ad esempio: da un certo momento in poi uno schizofrenico non è più in grado - materialmente - di riscuotere la pensione di invalidità;  nè  sta   abbastanza bene da poter rilasciare a  qualcuno una delega: però i soldi della pensione gli servirebbero per campare,  e subito!  Oppure: una malata grave, sola in  ospedale, con i parenti dall'altra parte dell'Oceano, si trova a dover  effettuare  con urgenza  alcuni pagamenti, pena   il   pignoramento dei mobili da parte dei creditori. O ancora: bisogna che l'appartamentino  di proprietà di un  vecchietto, ospite in una casa  di cura, sofferente  di una sindrome depressiva, possa essere venduto  quanto prima -  altrimenti la retta dell'istituto,  le  notti delle infermiere, il conto del dentista, chi li paga?

 

                Ecco allora lo strumento di cui alla nuova legge. Che  altro non è se non la nomina giudiziale,  a beneficio dell'infermo,  di una sorta di curatore, abilitato a compiere gli atti in questione per conto del primo. Precisiamo bene: "quegli" atti giuridici,  e solo quelli; tutto il resto continua ad essere di stretta  competenza  dell'interessato.  E proprio qui  - va rilevato -  sta  la grande  differenza rispetto all' interdizione. Chi (in  avvenire) beneficia del provvedimento di "amministrazione di sostegno" conserva  intatta la capacità d'agire: rimane un cittadino come  gli altri, non perde nessun diritto; semplicemente, ci sarà  in futuro  qualcuno  che farà quelle due o tre cose al  suo  posto.  Con l'interdizione succede invece il contrario: chi la subisce si vede  gettato in una condizione di morte civile;  da allora in  poi le  decisioni che lo riguardano (tutte quante) le prenderà chi  è stato nominato suo tutore - e si tratta quasi sempre di una strada senza ritorno.

 

                Questo  l'essenziale della riforma. Scorrendo poi i  singoli articoli,   i fili conduttori del d.d.l. si rivelano uno per uno. C'è  - in particolare - il motivo dell' "elasticità":   qualsiasi persona ha facoltà di rivolgersi al giudice per attivare la  procedura, chiunque (purché idoneo) può essere nominato  amministratore, l'ampiezza e la durata del provvedimento variano  caso  per caso, la revoca può avvenire in qualsiasi  istante.  C'è il motivo  "garantistico":  il giudice dovrà sempre acquisire un  parere medico,  ascoltare l'interessato, convocare i  parenti,  disporre eventualmente consulenze tecniche. C'è il motivo "solidaristico": chi venga a sapere  delle condizioni di disabilità di qualcun altro, è tenuto ad avvertire prontamente il giudice. C'è il  motivo dei  "doveri" incombenti sull'amministratore": bisogna che  siano rispettate  le  aspirazioni dell'infermo, occorre  informarlo  di quanto si sta facendo, il gestore negligente andrà subito  rimosso. C'è il motivo della "gratuità": l'intero procedimento  rimane esente da imposte e tributi.

 

                Conclusione?  Le persone che, ad un certo  punto,   potranno contare sul "sostegno" di un apposito amministratore,  non guariranno sol per questo;  non  ritroveranno  la giovinezza, non  vedranno  scomparire miracolosamente i loro handicap. Da allora  in avanti staranno al mondo - però - più comodamente.  Avranno qualche pensiero in meno, saranno più salvaguardate, meno sole.  Forse anche un po' meno infelici.