Giustizia civile - Processo di cognizione -  Manuele Pizzi - 29/05/2020

Omessa precisazione delle conclusioni: un'astratta irregolarità nell'attività processuale?

Il mancato invito, rivolto alle parti, a precisare le conclusioni di merito della causa, è idoneo ad influenzare la legittimità della sentenza, allorquando ne sia derivato un pregiudizio nell'esercizio del diritto di difesa; questo è l'orientamento raccolto dal Tribunale di Chieti, in composizione monocratica, con la sentenza civile n. 251/2019, pubblicata il 29/03/2019, con la definizione di un gravame attinente un'opposizione a verbale di accertamento di violazione del Codice della Strada.

Oltre ad essere devoluta la cognizione della materia del contendere, già definita in 1°grado, l'appellante adiva il Tribunale teatino, investendolo anche della doglianza afferente uno specifico error in procedendo, dal quale conseguiva l'emersione di un vizio di nullità, suscettibile di ripercuotersi sulla sentenza del Giudice di Pace.   Precisamente, il giudice d'appello, in virtù del principio dell'assorbimento dei vizi di nullità nei motivi di gravame, veniva chiamato a pronunciarsi circa la lamentata violazione dell'art. 321 c.p.c., in quanto, esaurita la trattazione, il giudice di prime cure tratteneva la causa in decisione, omettendo di formulare, in udienza, l'invito a precisare le conclusioni.  Altresì, con l'impugnazione,  si avanzava istanza di modifica della ricostruzione del fatto, ai sensi dell' art. 342, Co 1°, n. 1), c.p.c., in quanto, il giudice del primo grado, in sentenza, enunciava, erroneamente, l'avvenuta precisazione delle conclusioni, nell'ultima udienza, esauriti gli incombenti di cui all'art. 320 c.p.c.

Il Tribunale di Chieti, in relazione alla doglianza circa l'omessa precisazione delle conclusioni, rileva come il lamentato vizio processuale non appaia idoneo ad influire sulla legittimità della sentenza impugnata; nella ricostruzione della vicenda processuale, il Tribunale non individua alcuna nullità formale, meritevole di censura.

Mediante la disamina dell'ultimo verbale d'udienza, il giudice dell'appello, ricorrendo ad un metodo interpretativo, velatamente, scollegato dal senso letterale delle parole utilizzate, nel processo verbale d'udienza, evita di censurare l'inosservanza della legge processuale, laddove, il giudice di prime cure, considerata la causa matura per la decisione, ometteva di rivolgere alle parti, presenti in udienza, l'invito a precisare le conclusioni, ai sensi dell'art. 321 c.p.c.

Sul punto, il Tribunale di Chieti motiva la decisione, in quanto: "il fatto che il giudice di pace non abbia invitato le parti a precisare le conclusioni non appare idoneo ad influire sulla legittimità della sentenza, dato che dalla lettura del verbale d'udienza del […], in cui la causa è stata trattenuta in decisione, emerge come entrambe le parti abbiano formalizzato le loro richieste di merito".

Orbene, il giudice dell'impugnazione non opera un accertamento in senso contrario, in relazione alla doglianza afferente all'errata ricostruzione del fatto processuale, compiuta dal Giudice di Pace, bensì, deduce - dalla lettura del verbale d'udienza -  una condotta processuale delle parti  finalizzata alla formalizzazione delle rispettive richieste di merito.   Pertanto, le ragioni giuridiche del provvedimento decisorio di non riconoscere alcun pregio: alla asserita violazione della legge processuale, poggiano su un'argomentazione priva di un aggancio (forte) al dato letterale, rinvenibile dalla descrizione delle attività svolte nell'ultimo verbale d'udienza, del processo di 1°grado.

Nel caso di specie, il Tribunale di Chieti richiama una giurisprudenza di legittimità, volta ad escludere l'effetto invalidante dell'omesso invito alla precisazione delle conclusioni di merito. Sul punto, si considera che la nullità della sentenza  (o del procedimento giurisdizionale)  garantisca solo l'eliminazione del pregiudizio subito dal diritto di difesa, in capo alla parte processuale, e non l'astratta regolarità dell'attività giudiziaria.

In ordine alla invalidità degli atti processuali, l'art. 156, co 1, c.p.c.,  prevede che la nullità derivante dall'inosservanza delle forme prescritte per il compimento dell'atto, sia  tale solo se comminata dalla legge.  Riguardo al procedimento davanti al Giudice di Pace, l'art. 321 c.p.c.  non sanziona, con la nullità,  l'ipotesi di omessa precisazione delle conclusioni.  Parimenti, in materia di procedimento ordinario di cognizione, incardinato davanti al Tribunale (sia in composizione collegiale, che monocratica)  l'art. 189 c.p.c.  non commina la nullità per l'inosservanza, da parte del giudice, del dovere di invitare le parti a precisare le conclusioni, allorquando la causa sia matura per la decisione.

La precisazione delle conclusioni è definibile quale atto orale, documentato nel processo verbale d'udienza.  Sulla processualità dell'atto di precisazione delle conclusioni, è doveroso considerare il suo valere per il processo: ossia la circostanza dell'inserirsi tra due situazioni processuali, come mediatore del passaggio dall'una, all'altra, nelle more di una rigorosa concatenazione degli atti processuali, fino al provvedimento conclusivo del giudizio.

Con riguardo all'atto della precisazione delle conclusioni, in relazione all'esercizio concreto del diritto di difesa della parte costituita in giudizio, è necessario rilevare che con la chiusura dell'istruttoria (ovvero nelle ipotesi di cui all'art. 80-bis disp. att., c.p.c.) le parti sono chiamate a manifestare, in modo preciso e definitivo, le proprie conclusioni sul merito della causa, ossia: quelle formulazioni sintetiche delle rispettive domande, tenendo conto degli elementi emersi nel corso della trattazione e/o dell'istruzione probatoria.  Qualora le conclusioni siano precisate in modo specifico (senza il richiamo a tutte le difese espletate in atti)  quelle non riproposte si intendono rinunziate.  

La precisazione delle conclusioni soddisfa l'esigenza dello svolgimento del contraddittorio delle parti, garantendo l'effettiva partecipazione delle parti al giudizio, laddove ciascuna parte è messa nelle condizioni di conoscere la formulazione definitiva, e non più mutabile delle domande della controparte, prima del passaggio della causa  nella fese decisoria. Superato il segmento procedimentale della precisazione delle conclusioni, alla parte già costituita è preclusa la possibilità di reiterare le istanze istruttorie, non accolte nel corso della trattazione; quindi, l'omissione di questo passaggio fondamentale lede il diritto di difesa, e non cristallizza, stabilmente, le domande delle parti, sulla base delle quali, il giudice è chiamato a decidere.

Orbene, non appare condivisibile l'orientamento interpretativo, secondo il quale, l'omessa precisazione delle conclusioni sia inidonea ad influire sulla legittimità della sentenza emessa, all'esito di un giudizio ordinario di cognizione.

L'omissione della precisazione delle conclusioni, nella serie procedimentale dei concatenati atti processuali, intrinsecamente, priva il provvedimento decisorio del giudizio dei requisiti indispensabili per il raggiungimento dello scopo, ai sensi dell'art. 156, co 2, c.p.c.