Deboli, svantaggiati - Minori, donne, anziani -  Redazione P&D - 02/10/2020

Nonni al tempo del COVID19 - Maria Pia Gallo e Massimo Tosini

Estratto di ANZIANI – DIRITTI E TUTELE  SENZA ETA’ – a cura di Laila Perciballi - Key editore

Sommario: 5.1. Introduzione – 5.2. Pensando a Cesare – 5.3. Nonni tra Covid-19, DPCM e Ordinanze – 5.4. Nonni tech – 5.5. Conclusioni.

“La mente non è un vaso da riempire, ma un legno da far ardere, perché si infuochi il gusto della ricerca e l’amore per la verità”
Plutarco

5.2. Pensando a Cesare
Ore 05:48… è nato… è nato… nonni… siamo nonni…
Ancora insonnolita e scambiando la suoneria del cellulare per quella della sveglia, pochi istanti dopo il grande annuncio, mi sono apparse le immagini delle ultime settimane in cui ci si poteva ancora incontrare realmente. Ma soprattutto mi sono tornate alla mente alcune chiacchierate familiari insieme a colui che ha, più o meno volontariamente, deciso di accrescere il numero dei miei ruoli nella società.
Nel corso di tali conversazioni, ricordo di avere distribuito una delle mie più raffinate “perle di saggezza”: “Mi raccomando, non mi sento proprio ancora pronta per fare la nonna perché avrei ancora alcune cosette da realizzare per me stessa”. Come si suole dire “le ultime parole” oppure “mai una volta che i figli ascoltino”.
Però, poi ho anche riflettuto sul fatto che nella mia vita le maggiori soddisfazioni e gli eventi più significativi non sono mai stati né fantasticati né programmati: sono semplicemente accaduti ed accettati nel bene e nel male, non per puro fatalismo o passività, ma perché ero intimamente convinta che esista la tyche di cui parlava Epitteto; qualcosa che “non dipende da noi” e che l’uomo, per sua stessa natura, non può programmare, condizionare e dominare la propria e altrui vita.
Nonni… questo termine, a me appassionata del mondo classico, richiama subito la figura del vecchio nel mondo romano! Senex, il vecchio, il saggio a cui si doveva grande rispetto e considerazione in quanto depositario della conoscenza del passato e dotato di grande autorità che però imponeva doveri e conseguente stile di vita.
Il Senato romano, cioè l’assemblea degli anziani, era una vera e propria antologia di esperienze, non necessariamente gloriose ma certamente non di carriera, almeno fino ad un certo periodo. E alla figura del vecchio saggio, non posso non associare quella del filosofo: il saggio per lo più mendicante, vestito di un rozzo mantello, simbolo di povertà; con la bisaccia, simbolo della predicazione e con la barba lunga ed incolta, simbolo della militanza e della indifferenza per le cose materiali. E poi ancora la loro parrhesia, dire tutto, dire la verità, privilegio riconosciuto anche dalle autorità.
Purtroppo le filosofie sono finite perché offrivano libertà – il saper fare a meno –, solitudine e responsabilità assoluta, esattamente quello che oggi gli uomini meno vogliono. Ma corriamo un po’ nel tempo, anche perché all’epoca le persone e quindi anche i nonni per svariati motivi, non vivevano molto a lungo. Corriamo pure dove e quanto volete, ma resta il fatto che l’immagine del nonno seguita ad evocarmi rappresentazioni bucoliche di virgiliana memoria. La vita rurale al ritmo costante del susseguirsi delle stagioni, la semina al momento giusto e il raccolto e poi ancora i racconti, le storie, le favole narrate dagli anziani come metodo per insegnare e tramandare esperienze e valori.
La lentezza del procedere di un mondo, certamente irto da difficoltà, incognite e fatiche, ma ricco, pieno, traboccante di genuinità e senso. E ora? Nell’odierna società superaccessoriata, dove tutto è iper e mega, dove appunto il sopra e l’eccessivo, il primo elemento e il grande vengono sicuramente utilizzati in modo corretto, ma solo dal punto di vista grammaticale. Perché dev’essere tutto grande, ampio, voluminoso e non lieve, leggero, impercettibile? Perché tutto dev’essere enorme, eccedente, sovrabbondante e non misurato, moderato e parsimonioso?
Nella nostra società convulsa, disordinata e complessa, la figura più preziosa e per nulla scontata, è proprio quella dei nonni che con la loro esperienza, tra cambiamenti e innovazioni, continuano a rappresentare un efficace elemento di equilibrio sociale. I nonni svolgono un ruolo magnifico di dispensatori, attraverso le immagini del passato, non solo di sogni e visioni del mondo, ma anche senso di libertà e valori.
Questa sensazione affettiva, etico-sociale ed educativa, oltre ad assicurare una certa continuità di legami intergenerazionali, offre un sostegno in termini di welfare famigliare. Da sempre i nonni sono disposti a prendersi cura dei nipoti rappresentando il punto d’incontro di tutto ciò che si possa dire sul mistero e miracolo della vita.
Il nonno, come la figura di Mentore a cui Ulisse affidò la casa, il governo e il figlio Telemaco: lo incoraggiò, lo consigliò e soprattutto era presente ogni volta che ne aveva necessità. I bambini che hanno potuto godere a pieno della presenza dei nonni, una volta adulti quando si volteranno indietro, ricorderanno queste discrete e autentiche presenze che hanno saputo imprimere nella loro anima princìpi e caratteri fermi. Ed io, in questo momento così particolare, quali storie potrò raccontare a Cesare?
Potrò mai, visto che abitiamo sostanzialmente in campagna, portarlo in un pollaio e dirgli che la chioccia fa co…co…co…Covid? Scherzi a parte, i bambini suscitano sempre una grande tempesta emotiva e più piccoli sono, come i cuccioli, più sviluppano in noi una grande risposta di attaccamento. Non so se e quando finirà l’emergenza, ma in cuor mio auspico di poter vedere, toccare e tenere in braccio quel corpicino caldo, morbido e profumato senza dover aspettare il primo giorno di scuola…
Per il momento cerco di stare in disparte e mi accontento di vederlo e qualche volta sentirlo, attraverso i mezzi comunicativi attuali da me tanto odiati e vituperati!!! In questo periodo è di fondamentale importanza che entrambi i genitori, ma soprattutto la mamma, che ha dovuto sopportare la fatica maggiore, abbiano la tranquillità necessaria per poter realmente rendersi conto di ciò che è avvenuto; di abituarsi con pazienza ad interpretare e soddisfare le sue esigenze e, se riescono a rimanere con gli occhi aperti, anche dedicare un po’ del tempo rimanente alla loro unione, alla loro vita di coppia che ha già dato il più grande e meraviglioso dei suoi frutti.
Diamo tempo al tempo… preparati Cesare perché tra non molto arriverà nonna Pia che, senza cellulare, senza tablet, senza smartphone, senza internet, senza browser, senza Skype, senza Facebook, senza chat, senza follower, senza cookie, senza ebook, senza hi-tech, senza laptop ti porterà tanti di quegli esempi e simboli di erudizione, i libri, per fornirti di tanti database e soprattutto per darti il gateway per essere free.
Tuttavia mi chiedo: “la fase successiva al confinamento cui siamo stati costretti, cosa ci ha restituito?”
Le misure restrittive attuate, secondo scienza e coscienza, per salvaguardare la nostra salute, si sono rivelate un grande catalizzatore del progresso digitale creando sempre più la necessità di cercare di soddisfare non bisogno di valori ma di tecnologia sempre più sofisticata.
Le persone si sono riversate sui social network per lenire il bisogno di relazione diventandone, in molti casi, dipendenti. Questo fenomeno ha generato il moltiplicarsi delle fonti d’informazione a cui si è fatto riferimento in modo del tutto acritico e il rischio, sempre e comunque in agguato, è che il mercato approfitti di una condizione di maggiore vulnerabilità e sfiducia, inducendo le persone a credere a ciò che si vuole far credere. Sembriamo tutti anestetizzati, pieni di paure e infatti tendiamo a dare credito a chi si crede competente senza esserlo e viene riconosciuto tale da chi non dispone di competenze per valutarlo. Questo, in sintesi, è l’effetto Dunning-Kruger: una distorsione cognitiva (Tosini, 2019).
Con il rallentare delle misure restrittive sarebbe stato logico e naturale attendersi un graduale rallentamento di questa crescita, ma ahimè, la direzione sembra andare verso il suo opposto.
Lungi da me l’essere contro la tecnologia, se usata in modo consapevole e opportuno, ma il mio sospetto è che si stia consegnando il potere decisionale, in ogni ambito, all’algoritmo e all’Intelligenza Artificiale, mentre ritengo più conveniente tornare all’etimologia della parola intelligenza, che rimanda alla capacità di leggere tra, dentro le cose, andare oltre la superficie e quindi stabilire relazioni. Tutte competenze di cui i robot e i cobots (robot collaborativi) non dispongono almeno per il momento.