Interessi protetti - Obbligazioni, contratti -  Riccardo Mazzon - 28/12/2020

Le regole riguardanti la mora del debitore non sono applicabili alle obbligazioni di non fare (cc.dd. obbligazioni negative)

Le regole riguardanti la mora del debitore, non sono applicabili alle obbligazioni di non fare (cc.dd. obbligazioni negative), in quanto, in tal ambito, ogni fatto compiuto in violazione delle medesime costituisce, di per sé, inadempimento - si veda, per un approfondimento, anche in relazione alla giurisprudenza qui citata, il trattato "Responsabilità contrattuale e danni risarcibili", Riccardo Mazzon, Giuffré 2019 -.

Così, per fare un esempio, qualora un contratto preliminare ponga il divieto, a carico del promissario acquirente, di eseguire opere non autorizzate, la violazione di tale obbligo importa un inadempimento contrattuale che, verificandosi - ai sensi dell'art. 1222 c.c. - per il fatto della violazione dell'obbligo di non fare, è superabile soltanto con la prova che l'inadempimento medesimo è dipeso da causa non imputabile all'autore della violazione.

D’altronde, è pacifico come, anche per le obbligazioni negative, viga il principio della presunzione di colpa di cui all'art. 1218 c.c., superabile soltanto con la prova che l'inadempimento - che, per l’appunto, ai sensi dell'art. 1222 c.c. si verifica per il fatto della violazione dell'obbligo di non fare - sia dipeso da causa non imputabile al debitore, intendendosi per tale, ove il fatto sia compiuto dal terzo, quella idonea ad escludere l'imputabilità al debitore medesimo della situazione che ha posto il terzo in condizioni di interferire nell'inosservanza dell'obbligo.

Va, peraltro, ulteriormente precisato che, nelle obbligazioni negative, affinché possa ritenersi posto in essere il fatto dell'obbligato che, ove compiuto in violazione delle stesse, costituisce di per sé inadempimento, occorre che detto fatto determini preclusione o, comunque, menomazione dell'esercizio del diritto alla cui soddisfazione l'obbligazione negativa è destinata; in ottemperanza ai suddetti principi, è stato così chiarito:

- come l'adozione, da parte di un comune, di un piano regolatore generale, il quale definisca inedificabile un'area che il comune medesimo si era impegnato a mantenere nella preesistente situazione di edificabilità, costituisca fatto integrante inadempimento dell'indicata obbligazione negativa dell'ente locale (in quanto comportante l'applicazione delle "misure di salvaguardia" previste dall'art. 1 legge n. 1902 del 1952 e successive modificazioni); con l'ulteriore conseguenza che, dalla data della delibera comunale di adozione del piano, decorre la prescrizione del diritto del privato al risarcimento del danno derivatogli dal descritto inadempimento;

- che l'inadempimento dell'obbligazione negativa di non costruire sul confine rimane integrata dal mero fatto obiettivo di avere costruito;

- come, sulla premessa che, anche dopo l'inadempimento previsto dalla clausola risolutiva espressa, è in potere del debitore di eliminarne la rilevanza purgando la mora - purché tale purgazione intervenga prima della dichiarazione del creditore di volere la risoluzione -, l'anzidetta purgazione della mora sia, peraltro, impossibile nel caso in cui l'inadempimento, considerato dalla clausola risolutiva, consista nella violazione di un obbligo negativo, proprio in quanto l'art. 1222 c.c. sancisce espressamente l'inapplicabilità delle disposizioni sulla mora alle obbligazioni di non fare.