Pubblica amministrazione - Pubblico impiego -  Gabriele Gentilini - 03/06/2020

Lavoro agile nella pubblica amministrazione, direttiva del Ministro per la pubblica amministrazione n. 3/2020 del 4 maggio 2020

Dopo la direttiva 2/2020 indicazioni in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 nelle pubbliche amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165 http://www.funzionepubblica.gov.it/articolo/dipartimento/12-03-2020/direttiva-n2-del-2020 e la circolare n. 2 del 1 aprile 2020 sulle Misure recate dal decreto-legge 17 marzo 2020 n. 18, recante “Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori ed imprese connesse all’emergenza epidemiologica da Covid 19” - Circolare esplicativa, il ministero della pubblica amministrazione ha emanato una ulteriore direttiva in materia di lavoro agile che si riporta integralmente di seguito.

Bisogna rammentare che l’art. 18. (Lavoro agile)  della legge 22 maggio 2017 introduce nell’ordinamento giuridico italiano il lavoro agile e più precisamente:

1. Le disposizioni del presente capo, allo scopo di incrementare la competitività e agevolare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, promuovono il lavoro agile quale modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato stabilita mediante accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro, con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell'attività lavorativa. La prestazione lavorativa viene eseguita, in parte all'interno di locali aziendali e in parte all'esterno senza una postazione fissa, entro i soli limiti di durata massima dell'orario di lavoro giornaliero e settimanale, derivanti dalla legge e dalla contrattazione collettiva. 

2. Il datore di lavoro è responsabile della sicurezza e del buon funzionamento degli strumenti tecnologici assegnati al lavoratore per lo svolgimento dell'attività lavorativa. 

3. Le disposizioni del presente capo si applicano, in quanto compatibili, anche nei rapporti di lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, e successive modificazioni, secondo le direttive emanate anche ai sensi dell'articolo 14 della legge 7 agosto 2015, n. 124, e fatta salva l'applicazione delle diverse disposizioni specificamente adottate per tali rapporti. 

3-bis. I datori di lavoro pubblici e privati che stipulano accordi per l'esecuzione della prestazione di lavoro in modalità agile sono tenuti in ogni caso a riconoscere priorità alle richieste di esecuzione del rapporto di lavoro in modalità agile formulate dalle lavoratrici nei tre anni successivi alla conclusione del periodo di congedo di maternità previsto dall'articolo 16 del testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, ovvero dai lavoratori con figli in condizioni di disabilità ai sensi dell'articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104. 

4. Gli incentivi di carattere fiscale e contributivo eventualmente riconosciuti in relazione agli incrementi di produttività ed efficienza del lavoro subordinato sono applicabili anche quando l'attività lavorativa sia prestata in modalità di lavoro agile. 

5. Agli adempimenti di cui al presente articolo si provvede senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica, con le risorse umane, finanziarie e strumentali disponibili a legislazione vigente.

Segue l’articolato di cui alla legge 81/2017:

Art. 19. Forma e recesso 

1. L'accordo relativo alla modalità di lavoro agile è stipulato per iscritto ai fini della regolarità amministrativa e della prova, e disciplina l'esecuzione della prestazione lavorativa svolta all'esterno dei locali aziendali, anche con riguardo alle forme di esercizio del potere direttivo del datore di lavoro ed agli strumenti utilizzati dal lavoratore. L'accordo individua altresì i tempi di riposo del lavoratore nonché le misure tecniche e organizzative necessarie per assicurare la disconnessione del lavoratore dalle strumentazioni tecnologiche di lavoro. 

2. L'accordo di cui al comma 1 può essere a termine o a tempo indeterminato; in tale ultimo caso, il recesso può avvenire con un preavviso non inferiore a trenta giorni. Nel caso di lavoratori disabili ai sensi dell'articolo 1 della legge 12 marzo 1999, n. 68, il termine di preavviso del recesso da parte del datore di lavoro non può essere inferiore a novanta giorni, al fine di consentire un'adeguata riorganizzazione dei percorsi di lavoro rispetto alle esigenze di vita e di cura del lavoratore. In presenza di un giustificato motivo, ciascuno dei contraenti può recedere prima della scadenza del termine nel caso di accordo a tempo determinato, o senza preavviso nel caso di accordo a tempo indeterminato. 

Art. 20. Trattamento, diritto all'apprendimento continuo e certificazione delle competenze del lavoratore 

1. Il lavoratore che svolge la prestazione in modalità di lavoro agile ha diritto ad un trattamento economico e normativo non inferiore a quello complessivamente applicato, in attuazione dei contratti collettivi di cui all'articolo 51 del decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, nei confronti dei lavoratori che svolgono le medesime mansioni esclusivamente all'interno dell'azienda. 

2. Al lavoratore impiegato in forme di lavoro agile ai sensi del presente capo può essere riconosciuto, nell'ambito dell'accordo di cui all'articolo 19, il diritto all'apprendimento permanente, in modalità formali, non formali o informali, e alla periodica certificazione delle relative competenze. 

Art. 21. Potere di controllo e disciplinare 

1. L'accordo relativo alla modalità di lavoro agile disciplina l'esercizio del potere di controllo del datore di lavoro sulla prestazione resa dal lavoratore all'esterno dei locali aziendali nel rispetto di quanto disposto dall'articolo 4 della legge 20 maggio 1970, n. 300, e successive modificazioni. 

2. L'accordo di cui al comma 1 individua le condotte, connesse all'esecuzione della prestazione lavorativa all'esterno dei locali aziendali, che danno luogo all'applicazione di sanzioni disciplinari. 

Art. 22. Sicurezza sul lavoro 

1. Il datore di lavoro garantisce la salute e la sicurezza del lavoratore che svolge la prestazione in modalità di lavoro agile e a tal fine consegna al lavoratore e al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza, con cadenza almeno annuale, un'informativa scritta nella quale sono individuati i rischi generali e i rischi specifici connessi alla particolare modalità di esecuzione del rapporto di lavoro. 

2. Il lavoratore è tenuto a cooperare all'attuazione delle misure di prevenzione predisposte dal datore di lavoro per fronteggiare i rischi connessi all'esecuzione della prestazione all'esterno dei locali aziendali. 

Art. 23. Assicurazione obbligatoria per gli infortuni e le malattie professionali 

1. L'accordo per lo svolgimento della prestazione lavorativa in modalità di lavoro agile e le sue modificazioni sono oggetto delle comunicazioni di cui all'articolo 9-bis del decreto-legge 1° ottobre 1996, n. 510, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 novembre 1996, n. 608, e successive modificazioni. 

2. Il lavoratore ha diritto alla tutela contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali dipendenti da rischi connessi alla prestazione lavorativa resa all'esterno dei locali aziendali. 

3. Il lavoratore ha diritto alla tutela contro gli infortuni sul lavoro occorsi durante il normale percorso di andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello prescelto per lo svolgimento della prestazione lavorativa all'esterno dei locali aziendali, nei limiti e alle condizioni di cui al terzo comma dell'articolo 2 del testo unico delle disposizioni per l'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n. 1124, e successive modificazioni, quando la scelta del luogo della prestazione sia dettata da esigenze connesse alla prestazione stessa o dalla necessità del lavoratore di conciliare le esigenze di vita con quelle lavorative e risponda a criteri di ragionevolezza.

Opportuno differenziare il lavoro agile rispetto al telelavoro che si svolge a distanza rispetto alla sede aziendale. Il telelavoro vincola a lavorare da casa e l’azienda trasferisce le medesime responsabilità del posto di lavoro a casa del dipendente.

Con il lavoro agile il dipendente svolge la propria attività fuori dall’azienda ma provvede ad adempiere alla prestazione lavorativa in piena autonomia per i tempi e il luogo di lavoro, senza una postazione fissa. Il lavoratore è quindi libero di scegliere e cambiare il luogo di lavoro come e quando preferisce così valorizzando cooperazione, fiducia, responsabilizzazione e con una corrispondente proporzionale riduzione di consumi energetici, emissioni inquinanti e di gas serra, tempi, costi e infortuni legati agli spostamenti casa-lavoro.

E’ opportuno ricordare che il cd  decreto rilancio (d.l. 34/2020), è stato prorogato il tenore delle misure previste dall’art. 87 del D.L. n. 18/2020 fino al 31 dicembre 2020: la Pubblica Amministrazione quindi proseguirà per lungo tempo nell’erogazione dei propri servizi con i dipendenti in lavoro agile che continua ad essere l’ordinaria modalità di svolgimento della prestazione lavorativa.

Infatti l’art. 263 del   d.l. 19 maggio 2020 n. 34, rubricato Disposizioni in materia di flessibilità del lavoro  pubblico  e  di lavoro agile prescrive che:

  1. Al fine di assicurare la continuità dell'azione amministrativa e la celere conclusione dei procedimenti, le amministrazioni  di  cui all'articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30  marzo  2001,  n. 165, fino al 31 dicembre 2020, adeguano le misure di cui all'articolo 87, comma 1, lettera a), del decreto-legge  17  marzo  2020,  n.  18, convertito, con modificazioni, dalla legge 24  aprile  2020,  n.  27, alle esigenze  della  progressiva  riapertura  di  tutti  gli  uffici pubblici e a quelle   dei  cittadini  e  delle  imprese  connesse  al graduale riavvio delle attività  produttive  e  commerciali.  

A  tal fine, organizzano il lavoro dei propri dipendenti e l'erogazione  dei servizi  attraverso   la   flessibilità   dell'orario   di   lavoro, rivedendone l'articolazione giornaliera e  settimanale,  introducendo modalità di interlocuzione programmata, anche  attraverso  soluzioni digitali  e  non  in  presenza  con  l'utenza.  Ulteriori   modalità organizzative possono essere individuate con uno o più decreti del Ministro per la pubblica amministrazione. 

  2. Le amministrazioni di cui al comma 1 si adeguano  alle  vigenti prescrizioni  in  materia  di  tutela  della  salute  adottate  dalle competenti autorità. 

  3. Ai fini  di  cui  al  comma  1,  le  amministrazioni  assicurano adeguate  forme  di  aggiornamento  professionale   alla   dirigenza.

L'attuazione delle misure di cui al presente articolo è valutata  ai fini della performance. 

  4. La presenza dei lavoratori negli uffici all'estero di  pubbliche amministrazioni,  comunque  denominati,    è consentita  nei   limiti previsti dalle disposizioni emanate dalle autorità sanitarie  locali per il contenimento della diffusione  del  Covid-19,  fermo  restando l'obbligo di mantenere il distanziamento  sociale  e  l'utilizzo  dei dispositivi di protezione individuali. 

 

Dunque  gli uffici continueranno ad erogare i servizi senza la presenza in ufficio dei dipendenti se non necessaria  ed anzi si dovrà dare seguito ad una riorganizzazione del lavoro che tenga conto della graduale riapertura delle attività produttive e di conseguenza l’adozione degli atti di competenza. Ciò comporta una capacità organizzativa dotata di elaborazione e disposizione a modificare l’elenco delle attività indifferibili e da svolgere necessariamente in presenza.

Uno degli aspetti senz’altro importanti è quella del l’introduzione di modalità di interlocuzione programmata  “anche attraverso soluzioni digitali e non in presenza con l’utenza”. Si prevede dunque un’articolazione del servizio all’utenza mediata da appuntamenti il che può comportare una rilevante economicità in termini di tempo per gli utenti ed in termini di necessità di  evitare i contatti ed assembramenti.

Il tutto serve anche ad evitare la presenza in contemporanea dei dipendenti mediante misure organizzative con misure atte ad  introdurre flessibilità e revisione dell’orario. 

E’ fondamentale l’art. 264 del decreto legge dove sono date prescrizioni atte a rendere snelle le procedure amministrative. È fatto divieto una volta in più, in maniera esplicita, di richiedere documentazione già in possesso dell’amministrazione o di qualunque altra amministrazione pubblica ed i controlli relativi alle autocertificazioni sono a campione.

Art. 264 rubricato Liberalizzazione e semplificazione dei procedimenti amministrativi in relazione all'emergenza COVID-19 

 

  1. Al fine di garantire la massima semplificazione, l'accelerazione dei procedimenti amministrativi  e  la  rimozione  di  ogni  ostacolo burocratico nella vita dei cittadini e  delle  imprese  in  relazione all'emergenza COVID-19, dalla data di entrata in vigore del  presente decreto e fino al 31 dicembre 2020: 

    a) nei procedimenti avviati su istanza di  parte,  che  hanno  ad oggetto  l'erogazione  di  benefici  economici  comunque  denominati, indennità, prestazioni previdenziali  e  assistenziali,  erogazioni, contributi,  sovvenzioni,  finanziamenti,  prestiti,  agevolazioni  e sospensioni, da parte  di  pubbliche  amministrazioni,  in  relazione all'emergenza COVID-19, le dichiarazioni di cui agli articoli 46 e 47 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n.  445 sostituiscono  ogni  tipo  di  documentazione  comprovante  tutti   i requisiti  soggettivi  ed  oggettivi  richiesti  dalla  normativa  di riferimento, anche in deroga ai limiti previsti dagli stessi o  dalla normativa  di  settore,  fatto  comunque  salvo  il  rispetto   delle disposizioni del codice delle  leggi  antimafia  e  delle  misure  di prevenzione, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159; 

    b) i provvedimenti amministrativi illegittimi ai sensi  dell'art. 21-octies della legge 7 agosto 1990, n. 241,  adottati  in  relazione all'emergenza   Covid-19,   possono   essere   annullati   d'ufficio, sussistendone le ragioni di interesse pubblico, entro il  termine  di tre mesi, in deroga all'art. 21-nonies comma 1 della legge  7  agosto 1990, n. 241. Il termine decorre  dalla  adozione  del  provvedimento espresso ovvero dalla formazione del silenzio  assenso.  Resta  salva l'annullabilità d'ufficio anche dopo il termine di tre mesi  qualora i provvedimenti amministrativi siano stati  adottati  sulla  base  di false rappresentazioni dei fatti o di  dichiarazioni  sostitutive  di certificazione e dell'atto di notorietà false o mendaci per  effetto di condotte costituenti reato,  accertate  con  sentenza  passata  in giudicato, fatta salva  l'applicazione  delle  sanzioni  penali,  ivi comprese quelle previste dal capo  VI  del  testo  unico  di  cui  al

decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445; 

    c) qualora l'attività in relazione  all'emergenza  Covid-19  sia iniziata sulla base di una segnalazione certificata di cui agli artt. 19 e seguenti della legge 7 agosto  1990,  n.  241,  il  termine  per l'adozione dei provvedimenti previsti dal comma 4 del  medesimo  art. 19 è di tre mesi e decorre dalla scadenza del termine per l'adozione

dei provvedimenti di cui al comma 3 del medesimo articolo 19; 

    d) per i procedimenti  di  cui  alla  lettera  a)  l'applicazione dell'articolo 21-quinquies della legge  7  agosto  1990,  n.  241  è ammessa  solo  per  eccezionali   ragioni   di   interesse   pubblico sopravvenute; 

    e) nelle ipotesi di cui all'articolo 17-bis, comma 2,  ovvero  di cui all' art. 14-bis, commi 4 e 5 e 14 ter, comma  7  della  legge  7 agosto 1990, n. 241, il responsabile del procedimento  è  tenuto  ad adottare il provvedimento conclusivo entro 30 giorni dal formarsi del silenzio assenso; 

    f)  gli  interventi,  anche  edilizi,  necessari  ad   assicurare l'ottemperanza alle misure di sicurezza prescritte  per  fare  fronte all'emergenza sanitaria da COVID-19 sono  comunque  ammessi,  secondo quanto previsto dal  presente  articolo,  nel  rispetto  delle  norme antisismiche,  di  sicurezza,  antincendio,  igienico-sanitarie,   di tutela dal rischio idrogeologico e di tutela dei beni culturali e del paesaggio. Detti  interventi,  consistenti  in  opere  contingenti  e temporanee destinate ad essere rimosse con la  fine  dello  stato  di emergenza, sono realizzati, se diversi da quelli di cui  all'articolo 6 del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n.  380,

previa comunicazione all'amministrazione comunale di avvio dei lavori asseverata da un tecnico abilitato e corredata da  una  dichiarazione del soggetto interessato che, ai sensi dell'art. 47 del  decreto  del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000 n. 445, attesta  che  si tratta di opere necessarie all'ottemperanza alle misure di  sicurezza prescritte per fare fronte all'emergenza sanitaria da  COVID-19.  Per

tali interventi, non sono richiesti i permessi, le  autorizzazioni  o gli atti di assenso comunque denominati  eventualmente  previsti,  ad eccezione dei titoli abilitativi di cui alla  parte  II  del  decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42. E'  comunque  salva  la  facoltà dell'interessato di chiedere il  rilascio  dei  prescritti  permessi, autorizzazioni o atti  di  assenso.  L'eventuale  mantenimento  delle opere edilizie realizzate, se conformi alla disciplina urbanistica ed edilizia vigente, è richiesto all'amministrazione comunale entro  il 31 dicembre  2020  ed  è  assentito,  previo  accertamento  di  tale conformità, con esonero dal contributo di costruzione  eventualmente previsto, mediante provvedimento espresso da adottare entro  sessanta giorni dalla domanda. Per l'acquisizione delle autorizzazioni e degli atti di assenso comunque denominati, ove prescritti, è  indetta  una conferenza di servizi semplificata  ai  sensi  degli  articoli  14  e seguenti  della  legge  7  agosto  1990,  n.   241.  L'autorizzazione paesaggistica è rilasciata, ove  ne  sussistano  i  presupposti,  ai sensi dell'articolo 167 del decreto legislativo 22 gennaio  2004,  n. 42;  

  2.  Al  fine  di  accelerare   la   massima   semplificazione   dei procedimenti nonché l'attuazione di misure urgenti per il sostegno a cittadini  e  imprese  e  per  la  ripresa  a  fronte  dell'emergenza economica derivante dalla diffusione dell'infezione da  Covid-19,  il presente comma reca ulteriori  disposizioni  urgenti  per  assicurare piena attuazione ai principi di cui all' articolo 18  della  legge  7

agosto 1990, n. 241 e al decreto del Presidente della  Repubblica  28 dicembre  2000,  n.  445,   che   non   consentono   alle   pubbliche amministrazioni  di  richiedere  la   produzione   di   documenti   e informazioni già in loro possesso: 

  a) al decreto del Presidente della Repubblica n. 445 del 2000  sono apportate le seguenti modificazioni: 

    1) il comma 1 dell'articolo 71 è sostituito  dal  seguente:  "Le amministrazioni  procedenti  sono   tenute   ad   effettuare   idonei controlli, anche a campione in  misura  proporzionale  al  rischio  e all'entità del beneficio, e nei casi di  ragionevole  dubbio,  sulla veridicità delle dichiarazioni di cui agli articoli 46 e  47,  anche successivamente all'erogazione dei benefici, comunque denominati, per i quali sono rese le dichiarazioni. (L)"; 

    2) all'articolo 75 dopo il comma  1,  è aggiunto  il  seguente:

"1-bis. La dichiarazione mendace comporta, altresi', la revoca  degli eventuali benefici già erogati  nonché  il  divieto  di  accesso  a contributi, finanziamenti e agevolazioni per un  periodo  di  2  anni decorrenti  da  quando  l'amministrazione  ha  adottato   l'atto   di decadenza. Restano comunque fermi gli interventi, anche economici, in favore dei  minori  e  per  le  situazioni  familiari  e  sociali  di particolare disagio. (L)"; 

    3) all'articolo 76, comma 1, è  aggiunto  in  fine  il  seguente periodo: "La sanzione ordinariamente prevista dal  codice  penale  è aumentata da un terzo alla metà."; 

  b) all'articolo 50 del decreto legislativo 7  marzo  2005,  n.  82, apportare le seguenti modifiche: 

    1) al comma 2 le parole  "salvo  il  disposto  dell'articolo  43, comma 4" sono sostituite dalle seguenti:  "salvo  il  disposto  degli articoli 43, commi 4 e 71,"; 

    2) dopo il comma 2-bis è aggiunto il seguente comma: 

    "2-ter. Le pubbliche amministrazioni certificanti detentrici  dei dati di cui al comma 1 ne assicurano  la  fruizione  da  parte  delle pubbliche  amministrazioni  e  dei  gestori  di   servizi   pubblici, attraverso la predisposizione  di  accordi  quadro.  Con  gli  stessi accordi, le pubbliche amministrazioni detentrici dei dati assicurano,

su richiesta dei soggetti privati di cui all'articolo 2  del  decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000,  n.  445,  conferma scritta della corrispondenza di quanto dichiarato con  le  risultanze dei dati da essa custoditi, con le modalità di cui all'articolo  71, comma 4 del medesimo decreto."; 

  c) all'articolo 50-ter, del decreto legislativo 7  marzo  2005,  n. 82, apportare le seguenti modifiche: le parole "lettera a),", ovunque ricorrono, sono soppresse;  al comma 2, la  parola  "sperimentazione" e' sostituita con la parola  "gestione" e le parole  "al  Commissario straordinario per l'attuazione dell'Agenda digitale non oltre  il  15 settembre 2019" sono sostituite dalle seguenti: "alla Presidenza  del

Consiglio dei ministri"; al comma 3, primo  periodo,  le  parole  "il Commissario straordinario per l'attuazione dell'Agenda digitale" sono sostituite dalle seguenti: "la Presidenza del Consiglio dei ministri" e, al secondo periodo, le parole "del  Commissario"  sono  sostituite dalle seguenti: "della Presidenza del Consiglio dei ministri"." 

  d) nell'ambito delle verifiche, delle  ispezioni  e  dei  controlli comunque  denominati  sulle  attività  dei  privati,   la   pubblica amministrazione non richiede la produzione di  informazioni,  atti  o documenti  in   possesso   della   stessa   o   di   altra   pubblica amministrazione. E' nulla ogni sanzione disposta  nei  confronti  dei

privati  per  omessa  esibizione  di  documenti  già   in   possesso dell'amministrazione procedente o di altra amministrazione; 

  3. Le amministrazioni  predispongono  gli  accordi  quadro  di  cui all'articolo 50, comma 2-ter, del decreto legislativo 7  marzo  2005, n. 82 entro centoventi giorni dall'entrata  in  vigore  del  presente decreto. 

  4. Le disposizioni  del  presente  articolo  attengono  ai  livelli essenziali delle  prestazioni  di  cui  all'articolo  117,  comma  2, lettera  m),  della  Costituzione  e  prevalgono  su   ogni   diversa disciplina regionale. 

 

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Direttiva 3/2020 ministero amministrazione pubblica

Oggetto: Modalità di svolgimento della prestazione lavorativa nell’evolversi della situazione epidemiologica da parte delle pubbliche amministrazioni.

1. Premessa

Come noto, l’evolversi della situazione epidemiologica ha condotto all’adozione di numerosi interventi normativi, sia di rango primario sia secondario. In particolare, il decreto-legge 17 marzo 2020 n. 18 (c.d. decreto-legge “Cura Italia”), convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, introduce una serie di disposizioni normative rivolte alle pubbliche amministrazioni, tra cui quelle contenute nell’articolo 87 recante “Misure straordinarie in materia di lavoro agile e di esenzione dal servizio e di procedure concorsuali(1). Nell’ambito del quadro normativo di riferimento è da ultimo intervenuto il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 26 aprile 2020 che, nel definire le misure per il contenimento del contagio da Covid-19 nella cosiddetta fase due (2), relativamente ai datori di lavoro pubblici fa salvo quanto previsto dal richiamato articolo 87 del decreto-legge n. 18 del 2020 (3) che, tra l’altro, definisce il lavoro agile come modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa nelle pubbliche amministrazioni fino alla cessazione dello stato di emergenza epidemiologica da COVID-2019, ovvero fino ad una data antecedente stabilita con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri su proposta del Ministro per la pubblica amministrazione.

2. Le modalità di svolgimento della prestazione lavorativa nella fase due.

Le misure finora adottate rispetto all’intero territorio nazionale per il contenimento della situazione epidemiologica non hanno previsto la sospensione dell’erogazione dei servizi da parte delle pubbliche amministrazioni, pur essendo finalizzate a ridurre la presenza dei dipendenti negli uffici e ad evitare il loro spostamento. Anche nel citato DPCM 26 aprile 2020 l’attività svolta dalla amministrazione pubblica continua ad essere inserita nell’allegato 3 ossia tra le attività non sospese, fermo restando il richiamo al predetto articolo 87 che, come detto, definisce il lavoro agile come modalità ordinaria di svolgimento della prestazione lavorativa. Nello scenario attuale, dunque, la disciplina normativa applicabile alle pubbliche amministrazioni continua a rimanere quella contenuta nell’articolo 87 che, tuttavia, deve essere letta alla luce delle misure di ripresa della fase due introdotte dallo stesso DPCM 26 aprile 2020 che ha ampliato il novero delle attività economiche (Ateco) non più soggette a sospensione (4). In quest’ottica, le pubbliche amministrazioni continuano a garantire l’attività amministrativa e a tal fine possono rivedere le attività indifferibili, ampliando il novero di quelle individuate in prima battuta, e quelle da rendere in presenza anche per assicurare il necessario supporto all’immediata ripresa delle attività produttive, industriali e commerciali secondo quanto disposto dal citato DPCM 26 aprile 2020 e dalle future misure normative. Alla luce delle misure necessarie ad assicurare la ripresa, tra i procedimenti amministrativi da considerare urgenti ai sensi dell’articolo 103 (5) del decreto-legge n. 18 del 2020, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, rientrano quelli connessi alla immediata ripresa delle citate attività produttive, industriali e commerciali rispetto alle quali le pubbliche amministrazioni, per quanto di competenza, ricevono e danno seguito alle istanze e alle segnalazioni dei privati. Resta fermo che le attività che le amministrazioni sono chiamate a garantire possono essere svolte sia nella sede di lavoro – anche solo per alcune giornate, nei casi in cui il dipendente faccia parte del contingente minimo posto a presidio dell’ufficio – sia con modalità agile. Nella fase attuale, le amministrazioni dovranno valutare, in particolare, se le nuove o maggiori attività possano continuare a essere svolte con le modalità organizzative finora messe in campo ovvero se le stesse debbano essere ripensate a garanzia dei servizi pubblici da assicurare alla collettività. Ove le fasi di riapertura dei settori e delle attività economiche – anche nei termini che saranno definiti con le prossime misure – renderanno necessario un ripensamento delle modalità organizzative e gestionali al fine di potenziare il ruolo propulsivo delle amministrazioni, sarà cura delle stesse assicurarne la compatibilità con la tutela della salute e sicurezza dei lavoratori. Le pubbliche amministrazioni dovranno essere in grado di definire modalità di gestione del personale duttili e flessibili, tali da assicurare che il supporto alla progressiva ripresa delle attività sia adeguato e costante tale da ad assicurare comunque la ragionevole durata e la celere conclusione dei procedimenti. Le amministrazioni pubbliche sono invitate a comunicare, con ogni mezzo idoneo, le modalità di erogazione dei servizi al fine di garantire la massima e tempestiva informazione dell’utenza.

3. Monitoraggio e misure organizzative di incentivazione del lavoro agile

Gli esiti del monitoraggio (6) che il Dipartimento della funzione pubblica ha avviato attestano che le pubbliche amministrazioni hanno ampiamente utilizzato il lavoro agile, dimostrando come il settore pubblico abbia saputo reagire con prontezza all’emergenza. Lo scenario che si é delineato con la situazione emergenziale dovrà auspicabilmente rappresentare un’occasione utile per individuare gli aspetti organizzativi da migliorare, con particolare riguardo alla digitalizzazione dei processi e al potenziamento della strumentazione informatica, che non sempre si è rivelata adeguata nelle singole realtà amministrative. Sotto tale aspetto, é necessario che, già nella fase attuale, le amministrazioni programmino i propri approvvigionamenti ricorrendo alle misure di ausilio allo svolgimento del lavoro agile da parte dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni e degli organismi di diritto pubblico di cui all’articolo 75 del citato decreto-legge n. 18 del 2020, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, con l’obiettivo di migliorare la connettività e di acquisire le necessarie dotazioni informatiche mobili, servizi in cloud e licenze per attivare il lavoro agile. Contestualmente le amministrazioni sono invitate ad individuare ogni misura utile a consentire la dematerializzazione dei procedimenti (ad es. provvedere, mediante il personale in presenza, alla scansione e all’invio della documentazione al personale in modalità agile; provvedere all’utilizzo di cloud, offerti gratuitamente anche in questa fase da provider privati, per l’archiviazione di documentazione), di modo tale che tutti i dipendenti possano svolgere la propria prestazione a pieno regime. É inoltre fondamentale il ricorso all’attività formativa come strumento di accompagnamento del proprio personale nel processo di trasformazione digitale dell'amministrazione e di diffusione della capacità di lavorare in modalità agile per il raggiungimento degli obiettivi assegnati, limitando al massimo il rischio di stress correlato alle nuove modalità di lavoro e garantendo il diritto alla disconnessione. Nell’ottica di accelerare l’innovazione organizzativa come presupposto per incrementare il ricorso al lavoro agile nella fase successiva all’emergenza, ciascuna amministrazione è chiamata ad implementare azioni di analisi organizzativa, di monitoraggio e di semplificazione delle procedure, oltre a quelle sopra indicate di investimento nelle tecnologie informative e di sviluppo delle competenze. In sintesi, la sfida che dovranno affrontare le amministrazioni è rappresentata dalla necessità di mettere a regime e rendere sistematiche le misure adottate nella fase emergenziale, al fine di rendere il lavoro agile lo strumento primario nell’ottica del potenziamento dell’efficacia e dell’efficienza dell’azione amministrativa.

4. Le misure organizzative di prevenzione e protezione dell’articolo 87 del d.l. 18/2020 (legge 27/2020) in materia di prestazione lavorativa nella fase due.

In considerazione di quanto evidenziato nei precedenti paragrafi, le pubbliche amministrazioni, in relazione al rischio specifico ed anche sulla base dell’integrazione al documento di valutazione dei rischi, identificano misure organizzative, di prevenzione e protezione adeguate al rischio di esposizione a SARS-COV-2, nell’ottica sia della tutela della salute dei lavoratori sia del rischio di aggregazione per la popolazione, coerentemente con i contenuti del documento tecnico “Ipotesi di rimodulazione delle misure di contenimento del contagio da SARS-CoV-2 nei luoghi di lavoro e strategie di prevenzione” approvato dal CTS nella seduta n. 49 del 09/04/2020 e pubblicato da INAIL (al seguente link: https://www.inail.it/cs/internet/comunicazione/pubblicazioni/catalogogen... pubbl-rimodulazione-contenimento-covid19-sicurezza-lavoro.html). Le pubbliche amministrazioni continuano a diffondere in tempo reale o comunque con la massima celerità tra i propri dipendenti, anche utilizzando gli strumenti telematici di comunicazione interna (come ad esempio: sito internet, intranet, newsletter, messaggistica per telefonia mobile), le informazioni disponibili, con particolare riferimento alle misure di protezione personale rinvenibili sul sito del Ministero della Salute, verificandone costantemente gli aggiornamenti. Infine, è fondamentale che le amministrazioni realizzino un’incisiva ed efficace attività di informazione e formazione, con particolare riferimento al complesso delle misure adottate cui il personale deve attenersi.

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Note 
(1) Con riguardo alla disciplina contenuta nella disposizione richiamata si veda anche la circolare n. 2 del 1° aprile 2020 del Ministro per la pubblica amministrazione con oggetto “Misure recate dal decreto-legge 17 marzo 2020 n. 18, recante “Misure di potenziamento del Servizio sanitario nazionale e di sostegno economico per famiglie, lavoratori ed imprese connesse all’emergenza epidemiologica da Covid 19” - Circolare esplicativa. le misure lavoro pubblico e a quello privato”.
(2) L’articolo 10, comma 1, del DPCM 26 aprile 2020 prevede che: “Le disposizioni del presente decreto si applicano dalla data del 4 maggio 2020 in sostituzione di quelle del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 10 aprile 2020 e sono efficaci fino al 17 maggio 2020, a eccezione di quanto previsto dall’articolo 2, commi 7, 9 e 11, che si applicano dal 27 aprile 2020 cumulativamente alle disposizioni del predetto decreto 10 aprile 2020”.
(3) D’ora in poi “articolo 87”.
(4) Si veda sul punto anche l’art. 36 del decreto-legge 8 aprile 2020, n. 23, in tema di “termini processuali in materia di giustizia civile, penale, amministrativa, contabile, tributaria e militare” a norma del quale “il termine del 15 aprile 2020 previsto dall'articolo 83, commi 1 e 2, del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18 e' prorogato all'11 maggio 2020. Conseguentemente il termine iniziale del periodo previsto dal comma 6 del predetto articolo e' fissato al 12 maggio 2020”.
(5) V. altresì l’articolo 37 del citato decreto-legge n. 23/2020.
(6) V. il seguente link http://www.funzionepubblica.gov.it/lavoro-agile-e-covid-19/monitoraggio-....
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Il Ministro per la pubblica amministrazione
Fabiana Dadone