Danni - Danni -  Emanuela Foligno - 24/08/2020

La prescrizione del risarcimento del danno nel sinistro stradale

In materia di sinistro stradale derivante da fatto considerato come reato il diritto al risarcimento si prescrive in due o cinque anni dall’evento.

Cassazione civile, sez. VI-3, ordinanza 24/10/2018 n° 26958

“In materia di sinistro stradale, la prescrizione ultra-biennale ex art. 2947, c. 3, c.c. non è invocabile solo dalla persona offesa, ma da parte di qualunque soggetto che abbia subito un danno patrimoniale derivante dal fatto considerato come reato dalla legge, purché il danno sia conseguenza risarcibile dello stesso fatto di reato e, dunque, ad esso collegato eziologicamente anche in via mediata e indiretta, secondo il criterio della regolarità causale”.

In tali termini si è espressa la Suprema Corte (Cass. Civ., Ordinanza n. 26958 del 24 ottobre 2018).

La vicenda trae origine da un sinistro intervenuto tra un ciclista e un motoveicolo che causava lesioni alla conducente della moto e danno patrimoniale alla proprietaria della stessa.

Entrambi i Giudici di merito concludevano con un concorso colposo e il ciclista veniva condannato al risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali nella misura della metà.

Nel merito il ciclista eccepiva la prescrizione del diritto all’azione risarcitoria da parte della proprietaria del motoveicolo per decorso del termine biennale.

La vicenda approda in Cassazione dove il ciclista lamenta l’errata applicazione del termine quinquennale da reato anche all’azione risarcitoria promossa dalla proprietaria della moto in quanto parte non coinvolta concretamente nel sinistro.

Gli ermellini specificano che le disposizioni dettate dall’art. 2947 c.c. prevedono una prescrizione di cinque anni per il diritto al risarcimento del danno derivante da fatto illecito, e una prescrizione di due anni per il risarcimento del danno prodotto dalla circolazione dei veicoli e una prescrizione più lunga se per il fatto considerato dalla legge come reato prevede una prescrizione ultrabiennale.

La regola generale prevede dunque una prescrizione di due anni nel caso di sinistro stradale e tale termine può essere protratto nell’ipotesi in cui il fatto costituisca reato.

I Giudici di merito  ritenevano che il disposto dell’art. 2947 c. 3 c.c.  trovi applicazione “nei confronti di chiunque abbia subito un danno patrimoniale dal fatto considerato reato dalla legge, e non solo dalla persona offesa dal reato”, ossia non solo dalla conducente, vittima del reato di lesioni colpose, ma anche dalla proprietaria del mezzo.

La Suprema Corte ritiene che il Tribunale, sebbene la decisione sia corretta, abbia errato nella motivazione.

Al riguardo viene specificato che nel caso di scontro tra veicoli può accadere che dallo stesso fatto derivino due distinti eventi:

un illecito penale (ad esempio, le lesioni personali ad un passeggero);

un illecito civile (come il danneggiamento del mezzo del proprietario).

E il termine prescrizionale più lungo ex art. 2947 c. 3, ovvero quello di cinque anni, non si applica al risarcimento del danno derivante da illecito civile, giacché si tratta di un diritto diverso e autonomo rispetto al primo.

Il suddetto principio opera solo allorché il fatto di danno riguardi soggetti diversi; per contro, se i danni – alla persona e alle cose – sono subiti dallo stesso individuo “si applica l'unico (più lungo) termine di prescrizione, giacché la coincidenza degli interessi lesi in un solo soggetto determina la compromissione di un’unica sfera giuridica, con conseguenze dannose tutte ad essa riferibili, alle quali corrisponde il diritto, unico e complessivo, del danneggiato al relativo risarcimento”

Quindi, la citata norma può essere invocata da chiunque sia danneggiato dal reato purché il danno sia causalmente collegato all’illecito penale.

Per precisare ulteriormente il principio di cui sopra, la Corte offre un’ulteriore esemplificazione.

Ovvero, in caso di collisione tra veicoli, il passeggero soffre dei danni alla persona, mentre il proprietario del mezzo subisce il danneggiamento dell’auto. Le lesioni riportate dal trasportato sono legate dal nesso di causalità al reato di lesioni colpose; per contro, i danni al veicolo sono conseguenza di un danneggiamento colposo (che non costituisce reato, in quanto l’art. 635 c.p. punisce il danneggiamento solo a titolo di dolo e non di colpa). Pertanto, alla richiesta risarcitoria afferente ai danni dell’automobile si applica il termine prescrizionale biennale e non quello di cui all’art. 2947 c. 3 c.c., poiché i danni non sono collegati dal nesso eziologico al fatto reato. In buona sostanza, per fruire del maggiore termine prescrizionale occorre che il fatto reato e le conseguenze risarcibili invocate dal danneggiato siano collegati dal nesso causale; in difetto, trova applicazione la prescrizione nel termine di due anni.

Gli Ermellini, dunque, ribadiscono il seguente principio di diritto:

 “in tema di diritto al risarcimento del danno prodotto dalla circolazione di veicoli, la disposizione dell'art. 2947 c.c., comma 3, che prevede, ove il fatto che ha causato il danno sia considerato dalla legge come reato, l'applicabilità all'azione civile per il risarcimento, in luogo del termine biennale stabilito dal comma 2, dello stesso articolo, di quello eventualmente più lungo previsto per detto reato, è invocabile da qualunque soggetto che abbia subito un danno patrimoniale dal fatto considerato come reato dalla legge, e non solo dalla persona offesa dallo stesso, ove detto danno sia conseguenza risarcibile dello stesso fatto-reato e, dunque, ad esso collegato eziologicamente anche in via mediata e indiretta, secondo il criterio della regolarità causale”.