Diritto, procedura, esecuzione penale - Diritto, procedura, esecuzione penale -  Francesco Bernicchi - 18/01/2021

La nuova formulazione del reato di abuso di ufficio e il regime di abolito criminis - Cass. Pen. 442/2021

Il fatto, in breve: la Corte d’Appello di Cagliari, confermando quanto già deciso dal Tribunale della medesima città, condannava Tizio alla pena di anni 1 e mesi 6 di reclusione poiché nella veste di pubblico ufficiale aveva demansionato Caio privandolo della indennità di posione variabile e sottoponendolo gerarchicamente ad altro ufficio.

La condotta punitiva di Tizio nei confronti di Caio evidenziava un abuso di potere sanzionato e disciplinato dalla legge all’articolo 323 del codice penale.

La Corte investita dal ricorso, tra le varie analisi dei tempi di prescrizione e degli elementi oggettivi del reato, prende in esame la questione rilevante della recente formulazione dell’articolo 323 c.p. dopo la novella introdotta dal d.l. 76/2020 convertito con legge 120/2020 dell’11 Settembre scorso che ha sostituito le parole «di norme di legge o di regolamento» con quelle «di specifiche regole di condotta espressamente previste dalla legge o da atti aventi forza di legge e dalle quali non residuino margini di discrezionalità.”

Oggi la norma è maggiormente tassativa e circoscritta: la condotta produttiva del pubblico funzionario deve essere connotata da violazione di regole cogenti l’attività amministrativa o fissate dalla legge o designate da atti di pari valore ma completi e puntuali.

La modifica ha ristretto l'ambito di operatività dell’art. 323 cod. pen. determinando una parziale "abolitio criminis" in relazione alle condotte commesse prima dell'entrata in vigore della riforma mediante violazione di norme regolamentari o di norme di legge generali e astratte dalle quali non siano ricavabili regole di condotta specifiche ed espresse o che comunque lascino residuare margini di discrezionalità che, beninteso, non deve mai sfociare nel c.d. sviamento di potere.