Amministrazione di sostegno - Amministrazione di sostegno -  Laura Provenzali - 03/04/2018

La nomina del difensore di fiducia effettuata dall’ AdS su autorizzazione del Giudice Tutelare non viola il diritto di difesa – Cass. Pen. Sez. III, n° 3659/2018

La vicenda in esame offre ai Giudici di Piazza Cavour la possibilità di chiarire i rapporti fra l’amministrazione di sostegno e le norme processuali penali .

La Suprema Corte, nell’ ambito della funzione nomofilattica che le appartiene , coglie inoltre l’occasione per enucleare alcuni principi di diritto.

Tizio, beneficiario di amministrazione di sostegno, è dichiarato colpevole dalla Corte d’Appello dei reati di violenza sessuale continuata ed aggravata ai danni di tre minori .

Avverso detta sentenza viene proposto ricorso per cassazione, fondato su tre motivi.

Con il primo motivo la difesa di Tizio , premesso che il processo è iniziato in primo grado con la nomina a  difensore di fiducia e l’elezione di domicilio presso quest’ultimo effettuata non già dal diretto interessato ma, in sua vece, dall’amministratore di sostegno, in forza di specifico incarico attribuito dal Giudice Tutelare, invoca la violazione del diritto di difesa e la conseguente nullità di tutti gli atti del processo per essere stato l’imputato privato della facoltà, di natura personalissima, di scegliere il difensore . Viene inoltre dedotta la violazione di legge sia in relazione all’art.70 c.p.p.( posto che, laddove si fosse invece accertato che lo stato mentale dell’imputato era tale da impedirne la cosciente partecipazione al procedimento, quindi di effettuare in prima persona la nomina del difensore di fiducia, il processo avrebbe dovuto essere sospeso) che all’art. 96 c.p.p . Non da ultimo , è ritenuta violazione di legge in relazione all’art. 24 della Costituzione e all’art.6 CEDU , che garantisce ad ogni accusato il diritto di “avere l’assistenza di un difensore di sua scelta”.

Con il secondo motivo, per le ragioni conseguenti alla doglianza precedente, viene dedotta la nullità della notifica della citazione per il giudizio di secondo grado nei confronti dell’imputato, effettuata presso il domicilio del difensore di fiducia nominato dall’AdS.

Con il terzo motivo, infine, alla luce della dichiarazione di rinuncia al mandato del difensore di fiducia e della nomina, da parte del Presidente della Corte d’Appello, di un difensore d’ufficio rimasto sempre assente e sostituito di volta in volta con altro difensore nominato ex art. 97, comma 4 c.p.p. , si censura la mancata nomina di un nuovo difensore d'ufficio ex art 97, comma 5 c.p.p. , tradottasi in lesione del diritto di difesa .

La Corte rigetta il ricorso e così argomenta .

Quanto al primo motivo.

Gli Ermellini illustrano, in primo luogo, l’istituto dell’amministrazione di sostegno, così come “perimetrato” dalla giurisprudenza civile nell’ambito delle misure di protezione.

A mente di consolidato orientamento, più volte ribadito dalle pronunce di legittimità, la finalità dell’amministrazione di sostegno è quella di offrire a chi si trovi nell’impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi, uno strumento di assistenza che ne sacrifichi in minor misura possibile la capacità di agire, in ciò distinguendosi  dagli altri istituti vigenti a tutela degli incapaci. Ne consegue che l’ambito di applicazione dell’istituto  deve essere individuato con riguardo non al diverso e meno intenso grado di infermità o di impossibilità di attendere ai propri interessi ma piuttosto alla maggiore idoneità di tale strumento di adeguarsi alle esigenze del soggetto in relazione alla flessibilità del provvedimento ed alla maggiore informalità della procedura (Cass. Civ. Sez.I, n. 22332/2011)

Viene inoltre ricordato che  il Giudice delle Leggi , delimitando l’ambito di operatività delle  misure di protezione,  ha stabilito che “la complessiva disciplina inserita dalla legge n. 6 del 2004 sulle preesistenti norme del codice civile affida al giudice il compito di individuare l’istituto che, da un lato, garantisca all’incapace la tutela più adeguata alla fattispecie e, dall’altro, limiti nella minore misura possibile la sua capacità ; e consente, ove la scelta cada sull’amministrazione di sostegno, che l’ambito dei poteri dell’amministratore sia puntualmente correlato alle caratteristiche del caso concreto” (Corte Costituzionale, Sentenza n. 440/2005).

Se pertanto, da un lato, il beneficiario mantiene la capacità di agire per tutti gli atti che non richiedono la rappresentanza esclusiva o l'assistenza necessaria dell'amministratore di sostegno (cfr art 409 c.c.),  è per contro rimessa all’apprezzamento del Giudice Tutelare la valutazione concreta del tipo di attività, confacente alle esigenze di protezione e di gestione degli interessi del beneficiario, che deve essere compiuta dall’AdS per conto dell’interessato.

Nel caso di specie, posto che il Giudice Tutelare aveva espressamente attribuito all’amministratore di sostegno la facoltà di conferire mandato alla difesa per la rappresentanza penale del beneficiario nel procedimento in questione (e tale statuizione non risulta reclamata, in sede civile,  ex art. 720 bis c.p.c., commi 2 e 3 e art. 739 c.p.c ), non è dato ravvisare alcuna violazione del diritto di difesa.  

Alla luce di quanto sopra, proseguono gli Ermellini, non possono ritenersi violati né l’art. 96 c.p.p. , dovendosi conciliare il diritto, strettamente personale, di nominare un difensore con la disciplina civilista della misura di protezione che, proprio al fine di garantire il beneficiario, demanda alla preventiva valutazione – e autorizzazione – del Giudice Tutelare l’oggetto dell’incarico dell’AdS e nemmeno l’art.24 Cost. e CEDU , art. 6 , giusto quanto già precisato dalla Consulta,  nel senso che la legge processuale e la Costituzione non assicurano all’ imputato il diritto ad essere assistito da un determinato difensore  (cfr. Corte Cost., Sentenza n.175/1996)  

La Suprema Corte conclude affermando il seguente principio di diritto :

"In tema di nomina del difensore fiduciario, ove l'indagato (o l'imputato) sia sottoposto all'istituto dell'amministrazione di sostegno, ove la nomina del difensore di fiducia venga effettuata dall'amministratore dell'imputato espressamente autorizzato in tal senso dal giudice tutelare, non sussiste alcuna violazione del diritto di difesa; ne consegue che, competendo al giudice tutelare conformare i poteri dell'amministratore, eventualmente attribuendogli espressamente la facoltà di nominare un difensore fiduciario all'amministrato nel processo penale ove ritenuto necessario in relazione alla capacità del beneficiario in funzione delle esigenze di protezione di quest'ultimo, la nomina fiduciaria eseguita dall'amministratore garantisce al beneficiario la scelta del professionista maggiormente idoneo a curarne gli interessi nel processo".

Quanto poi alla lamentata violazione di legge in relazione all’art. 70 c.p.p , chiarito che la persona che beneficia di amministrazione di sostegno non è considerata dal legislatore incapace di intendere e di volere, per gli Ermellini il fatto che la nomina del difensore di fiducia sia stata operata dall’AdS in rappresentanza del beneficiario, non determina per ciò stesso l’incapacità processuale di quest'ultimo, che, al contrario, deve essere provata e non meramente supposta.

Da ciò discende l’enunciazione del seguente principio di diritto:

"La semplice sottoposizione dell'imputato all'istituto dell'amministrazione di sostegno non determina automaticamente l'incapacità del medesimo a partecipare scientemente al processo (art. 70 c.p.p.), atteso che quest'ultima è diversamente disciplinata rispetto alla mancanza di imputabilità (art. 86 c.p.p.) costituendo stati soggettivi che, pur accomunati dall'infermità mentale, operano su piani del tutto diversi e autonomi: ne consegue che, solo ove sia stata in concreto accertata l'incapacità dell'imputato-amministrato di partecipare coscientemente al processo, il giudice è tenuto disporre, ai sensi dell'art. 71 c.p.p., la sospensione del processo".

Quanto al secondo motivo

Per le ragioni sopra esposte, la Corte ritiene la notifica della citazione per il giudizio di secondo grado nei confronti del beneficiario-imputato, effettuata presso il domicilio del difensore di fiducia nominato dall’AdS ,  legittima e rituale .

Potendosi tuttavia, in astratto, ritenere applicabile la notifica integrativa  di cui all'art. 166 c.p.p , relativa  all’imputato interdetto o infermo di mente,  gli Ermellini non trascurano di riferirsi ai principi affermati dalla Consulta (Ordinanza n.116/2009), chiamata ad esaminare la questione di legittimità costituzionale della menzionata norma nella parte in cui non prevede che le notifiche ai soggetti sottoposti ad amministrazione di sostegno vengano effettuate nei confronti dell'amministratore nominato.

Il Giudice delle Leggi, viene ricordato, ha risolto negativamente il quesito atteso che l'esecuzione della notificazione integrativa prevista dall'art. 166 c.p.p. riguarda sia gli imputati interdetti  che gli imputati di cui all’art.71 comma 1 c.p.p i quali versino in una condizione patologica tale da comprometterne la partecipazione cosciente ai processi penali che li riguardano e che tale requisito, laddove presente ed accertato, è riferibile tanto agli imputati inabilitati quanto a quelli sottoposti ad amministrazione di sostegno.  

Nel caso di specie, posto che in capo al beneficiario-imputato non è risultata una condizione patologica rilevate ai sensi dell’art.71, comma 1 c.p.p. , la  Suprema Corte conclude per l’infondatezza del motivo anche sotto questo profilo.

Quanto al terzo motivo

In relazione al terzo ed ultimo motivo del ricorso, richiamata la disciplina processuale vigente e la costante giurisprudenza di legittimità, gli Ermellini ribadiscono il seguente principio di diritto :

"Il mancato esercizio da parte del giudice della facoltà di sostituire il difensore d'ufficio per giustificato motivo, prevista dall'art. 97 c.p.p., comma 5, non comporta (come desumibile dalla chiara indicazione può essere sostituito) alcuna conseguenza processuale; ne consegue che l'inosservanza della predetta disposizione processuale non dà luogo ad alcuna nullità".