Diritto, procedura, esecuzione penale - Reato -  Annalisa Gasparre - 26/08/2020

La gravità di un delitto dipende anche da quanti anni ha la vittima – Cass. 23347/20

Condannato per rapina in concorso aggravata dalla c.d. minorata difesa per un uomo imputato di aver rapinato un anziano in aperta campagna.
Con particolare riguardo all’aggravante dell’aver profittato di condizioni di persona, anche relative all’età, la Corte di cassazione ha affermato che se è vero che ai fini della sua l'età avanzata della persona offesa non realizza una presunzione assoluta di minorata difesa per la ridotta capacità di resistenza della vittima, dovendo essere valutata la ricorrenza di situazioni che denotano la particolare vulnerabilità del soggetto passivo dalla quale l'agente trae consapevolmente vantaggio, nel caso di specie, “la corte territoriale ha tenuto presente non solo il dato anagrafico (trattasi comunque di persona ultraottantenne) ma anche delle specifiche condizioni in cui si svolse l'azione delittuosa, indici di maggiore fragilità della quale il ricorrente ha approfittato (ambiente isolato, in aperta campagna, con aggressione da parte di due persone molto piú giovani e prestanti dell'anziano…)”.

Corte di Cassazione, sez. II Penale, sentenza 9 – 30 luglio 2020, n. 23347 - Presidente Cervadoro – Relatore Agostinacchio
Fatto e diritto
1. Con sentenza del 12/06/2018 la Corte di Appello di Caltanissetta confermava la sentenza del Tribunale di Enna, emessa il 10/05/2016, con la quale Ma. Em. era stato condannato alla pena ritenuta di giustizia per il reato di rapina in concorso, aggravata anche ai sensi dell'art. 61 n. 5 cod. pen., in danno di Bu. Gi..
2. Avverso la sentenza di appello ha proposto ricorso per cassazione il Ma. tramite difensore di fiducia, articolando due motivi, con i quali ha eccepito il vizio di motivazione in ordine all'accertamento di responsabilità, basato su un quadro probatorio che non consentiva di ritenere che l'imputato - identificato attraverso intercettazioni ambientali - fosse coinvolto nella rapina; violazione di legge circa il riconoscimento dell'aggravante ex art. 61 n. 5 cod. pen. sull’unico presupposto del dato anagrafico della vittima.
Il procedimento è stato definito con il rito camerale non partecipato.
3. Il ricorso è inammissibile perché fondato su motivi che si risolvono nella pedissequa reiterazione di quelli già dedotti in appello e motivatamente disattesi dal giudice di merito, dovendo considerarsi gli stessi non specifici ma soltanto apparenti, in quanto non assolvono la funzione tipica di critica puntuale avverso la sentenza oggetto di ricorso (Sez. 6, sent. n. 22445 dell'8 maggio 2009 - dep. 28/05/2009 - Rv 244181).
4. Con argomentazioni immuni da vizi logici e coerenti con le risultanze processuali - in ragione anche delle precisazioni rese dal teste Ca. Mi., in servizio presso il Comando Provinciale dei Carabinieri di Enna, sentito nuovamente a seguito di rinnovazione istruttoria - la corte territoriale, riscontrando le specifiche censure mosse, ha ritenuto acquisita la prova certa della partecipazione dei Ma. alla rapina contestata (l'uso del cellulare oggetto di captazione; il nome di battesimo riconducibile all'imputato, indicato nelle conversazioni intercettate come nipote di uno dei complici; il riconoscimento vocale effettuato dal teste Ca., con la precisazione sui dati anagrafici; la disponibilità della vettura utilizzata per gli spostamenti in occasione della rapina).
5. Per quanto attiene all'aggravante di cui all'art. 61 n. 5 cod. pen. se è vero che ai fini della sua l'età avanzata della persona offesa non realizza una presunzione assoluta di minorata difesa per la ridotta capacita di resistenza della vittima, dovendo essere valutata la ricorrenza di situazioni che denotano la particolare vulnerabilità del soggetto passivo dalla quale l'agente trae consapevolmente vantaggio (Cass. Sez. 2, Sentenza n. 39023 del 17/09/2008 - dep. 16/10/2008 -Rv. 241454), è altresì evidente che la corte territoriale ha tenuto presente non solo il dato anagrafico (trattasi comunque di persona ultraottantenne) ma anche delle specifiche condizioni in cui si svolse l'azione delittuosa, indici di maggiore fragilità della quale il ricorrente ha approfittato (ambiente isolato, in aperta campagna, con aggressione da parte di due persone molto piú giovani e prestanti dell'anziano Bu.).
6. L'inammissibilità del ricorso determina, a norma dell'articolo 616 c.p.p., la condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento ed ai versamento a favore della Cassa delle Ammende, non emergendo ragioni di esonero, della somma ritenuta equa di Euro 2.000,00 a titolo di sanzione pecuniaria.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro duemila in favore della Cassa delle ammende.
Sentenza a motivazione semplificata.