Consumatori - Banca, servizi finanziari -  Laila Perciballi - 23/08/2020

La decisione dell’ACF dell'Aprile 2020 molto puntuale ed in accoglimento delle ragioni del ricorrente che ha visto bruciare oltre cinquantamila euro dei propri risparmi, ma non è vincolante

Con provvedimento del 14 Aprile 2020, l’Arbitro per le controversie finanziarie ha accolto il ricorso presentato dal risparmiatore, previo reclamo dell’Ottobre 2018, per aver permesso di acquistare ben 54.225 azioni della Vecchia Banca mediante distinte operazioni disposte tra il 29 Luglio 2010 ed il 9 Marzo 2012 per un controvalore complessivo di euro 62.691/00 e di avere tentato inutilmente di rivendere tali azioni mediante vari ordini di vendita disposti nel mese di Ottobre 2013.
Ebbene, con argomentata e ben motivata decisione, qui allegata, l’ACF ha dichiarato che l’intermediario è tenuto a risarcire al ricorrente il danno per l’inadempimento descritto nel provvedimento nell’importo complessivo, comprensivo di rivalutazione monetaria sino alla decisione di euro 66.776/88 oltre interessi legali da questa data sino al soddisfo, e fissa il termine per l’esecuzione in trenta giorni dall’esecuzione.

Come noti, l’ACF decide su controversie che hanno ad oggetto la violazione da parte degli intermediari degli obblighi di diligenza, correttezza, informazione e trasparenza che la normativa pone a loro carico quando prestano servizi di investimento e il servizio di gestione collettiva del risparmio. I servizi di investimento sono quelle attività che gli intermediari offrono al fine di investire i risparmi in strumenti finanziari (ad esempio l'esecuzione di ordini attraverso cui si acquistano o vendono titoli). Invece, se il contrasto sorto tra cliente e intermediario non riguarda servizi o attività con finalità di investimento (ad es. negoziazione o collocamento di titoli, consulenza in materia di investimenti, gestione di patrimoni) ma la prestazione di operazioni e servizi bancari e finanziari (ad es. conti correnti, carte di credito o  bancomat, prestiti personali o mutui immobiliari, segnalazioni alla Centrale dei Rischi) , il ricorso non deve essere indirizzato all’ACF ma all’Arbitro Bancario Finanziario, istituito dalla Banca d’Italia, in attuazione dell'articolo 128-bis del Testo unico bancario (TUB)
Insomma, l’ACF è un sistema stragiudiziale di tipo "decisorio", regolato da una specifica disciplina di origine legislativa. Gli intermediari sono obbligati ad aderirvi. L'ACF decide nel merito del ricorso applicando la disciplina vigente e, se accoglie il ricorso, come nel caso in esame, decide la somma che l’intermediario dovrà pagare (o il comportamento che dovrà tenere) ed entro quanto tempo dovrà farlo, normalmente 30 giorni. Le decisioni dell’ACF non sono, tuttavia, legalmente vincolanti per le parti: intermediario e cliente hanno sempre la facoltà di ricorrere al Giudice e l’ACF non ha il potere di costringere l’intermediario ad eseguire la decisione ma, nel caso in cui l’intermediario non dovesse adempiere, si darà luogo all’applicazione di una sanzione reputazionale consistente nella pubblicazione su più strumenti di comunicazione della notizia del mancato adempimento. Nella conciliazione tutto è rimesso alla volontà delle parti. Gli intermediari, pertanto, non sono obbligati a partecipare al tentativo di conciliazione. Nella procedura di conciliazione, il terzo neutrale (conciliatore) non decide sulla controversia, ma facilita le parti nel raggiungere un accordo, che, se raggiunto, può essere omologato dal Giudice e acquistare valore di titolo esecutivo.
Ebbene, la mancanza di vincolatività della decisione purtroppo obbligherà il risparmiatore ad adire le vie giudiziarie con ulteriori costi, lungaggini e patemi d’animo che, di fronte ad una decisione vincolante per le parti, poteva essere evitata.
Sarebbe interessante modificare la normativa ed obbligare gli intermediari a rispettare le decisioni dell’ACF.
In ogni caso si ritiene la  decisione dell’ACF possa avere i requisiti per poter consentire l’attivazione di un ricorso per ingiunzioni ed il diritto del risparmiatore di ottenere un decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo dato che si tratta di un provvedimento scritto, dall’importo certo liquido ed esigibile.
Ora vedremo se l’Autorità Giudiziaria Ordinaria condivide la posizione della dottrina!