Diritto, procedura, esecuzione penale - Procedura penale -  Carol Comand - 14/08/2020

La Corte costituzionale si pronuncia sul potere di conversione della pena pecuniaria inesigibile irrogata dal giudice di pace - Corte cost. 95/20

La Corte costituzionale ritiene conforme a costituzione la disposizione che prevede la competenza del magistrato di sorveglianza (e non del giudice dell’esecuzione) a convertire la pena pecuniaria non riscossa, anche in relazione a reati di competenza del Giudice di pace.

Il Magistrato di sorveglianza di Pisa, investito della richiesta di conversione della pena pecuniaria irrogata da Giudice di pace e risultata inesigibile, (a seguito di conflitto di competenza) solleva questione di legittimità dell’art. 299 T.U. relativo alle spese di giustizia nella parte in cui abroga l’art. 42 del d.lgs n. 274/00, ritenendo che il legislatore abbia operato, anche in relazione al detto articolo sulla scia di quanto stabilito da Corte Cost. 212/03, in eccesso di delega.
Il giudice a quo ritiene, pertanto, che l’articolo 42, come già l’articolo 660 c.p.p., “debba essere restituito a piena vigenza”, ripristinando così il potere del giudice di pace di conversione delle pene pecuniarie inesatte.
Il Magistrato di sorveglianza di Alessandria investito di analoga richiesta, solleva a sua volta questione di legittimità costituzionale sia dell’art. 299, in riferimento all’articolo 76 cost., sia dell’articolo 238 bis (inserito nel T.U. sulle spese di giustizia dalla legge n. 205 del 2017 e che fa espresso riferimento al “Magistrato di sorveglianza competente” piuttosto che al  “giudice competente”), in relazione agli articoli 3, 97 e 111 cost. .
Anche quest’ultimo giudice si richiama alla pronuncia n. 212 del 2003 per argomentare relativamente al ritenuto eccesso di delega che vizierebbe l’articolo 299 per la parte d’interesse ma, per quanto concerne il recente inserimento dell’articolo 238 bis, deduce che la riduzione dei poteri del giudice di pace in fase di esecuzione comporterebbe - se non un imprevisto effetto - un pendolarismo (non ragionevolmente giustificato) con effetti dilatori in violazione dei su detti parametri costituzionali, anche per l’incremento dei compiti attribuiti al Magistrato di sorveglianza.

Con il suo intervento, il legislatore del 2002 aveva posto generalmente (o quasi, data la mancata abrogazione dell’art. 107 della l. 689/81) in capo al giudice dell’esecuzione la competenza sulla detta conversione sottraendola di fatto al Magistrato di sorveglianza: con l’articolo 299 aveva, infatti, abrogato, oltre all’art. 42 del d.lgs n. 274/00, l’art. 660 c.p.p. e le relative disposizioni attuative e regolamentari.
L’art. 42 del decreto legislativo recante le disposizioni relative al giudice di pace, sia pure facendo richiamo all’art. 660 c.p.p. per l’esecuzione delle pene pecuniarie, prevedeva che l’accertamento della effettiva insolvibilità del condannato e la possibilità di altresì adottare i provvedimenti relativi alla rateizzazione o conversione della pena pecuniaria rimanesse in capo al Giudice di pace quale giudice competente per l’esecuzione e, per quanto qui rileva, rimaneva abrogato dall’articolo 299 T.U. 115/02 nonostante fosse intervenuta pronuncia costituzionale che aveva reso nuovamente operativo l’articolo del codice di procedura penale (si era ritenuto il mancato rispetto la delega che attenendo “complessivamente” alla materia delle spese di giustizia non includeva un tale trasferimento di competenza al giudice dell’esecuzione).
Nonostante alcuni tentativi di interpretazione delle norme miranti a conservare tali poteri in capo al giudice di pace, anche in seguito al ripreso vigore dell’articolo 660 c.p.p., basati sul disposto di cui all’art. 40 del d.lgs n. 274/00 (Cass. pen. sez. I 31848/19), i compiti della magistratura di sorveglianza risultavano per questa via effettivamente aumentati, dovendo il magistrato occuparsi delle conversioni delle pene pecuniarie stabilite dal giudice di pace.
Inoltre, la successiva introduzione dell’articolo 238 bis nel D.P.R. n. 115/02, il quale menzionava quale organo giurisdizionale competente il magistrato di sorveglianza, induceva a ritenere che il legislatore avesse inteso considerare così risolta qualsiasi ipotetica e relativa questione.

In accordo con quanto sostenuto dalla difesa dell’avvocatura dello Stato la questione sollevata con la prima ordinanza viene ritenuta inammissibile per l’intervenuta pronuncia sul conflitto di competenza.
Si prendono dunque in considerazione le questioni poste con la seconda ordinanza considerando innanzitutto il riconoscimento della competenza unica del magistrato di sorveglianza conseguente all’introduzione dell’articolo 238 bis.
A proposito del recente intervento del legislatore, premesso che non si ritiene ravvisabile nessuna contraddizione intrinseca “in una disciplina che, perseguendo la finalità di colmare un vuoto normativo inerente a una specifica fase del procedimento in discussione, dia anche conferma alla regola generale di competenza espressa dal codice di rito” si afferma che l’ipotizzato stravolgimento della coerenza interna del sistema della giurisdizione interna del giudice di pace non sia riconducibile al mero fatto che un giudice togato, in determinati frangenti, possa applicare le speciali sanzioni previste per i reati di competenza del giudice onorario.
Infondate poi le censure relative agli artt. 111 co. 2 e 97 cost. che completano le questioni di incostituzionalità relative all’art. 238 bis e, “la riscontrata infondatezza di tali questioni rende inammissibile, per difetto di rilevanza, la questione relativa all’art. 299 del d.lgs. n. 113 del 2002, per violazione dell’art. 76 Cost., nella parte in cui abroga l’art. 42 del d.lgs. n. 274 del 2000”.
L’introduzione dell’art. 238 bis sarebbe una precisa scelta del legislatore che, di fatto, conferma la competenza esclusiva del magistrato di sorveglianza in tema di conversione.

Un’evoluzione normativa che mette in luce una non scarsa considerazione, da parte del legislatore, delle vicende connesse all’impossibilità di esazione delle pene pecuniarie.