Deboli, svantaggiati - Servizi sociosanitari, volontariato -  Manuele Pizzi - 24/01/2021

La collaborazione fra Assistente Sociale ed ADS.: il silenzio del Codice deontologico CNOAS

Un campo complesso e problematico, quello del rapporto fra l'Amministratore di Sostegno (esterno alla cerchia familiare del beneficiario) e l'Assistente Sociale che opera nel sistema organizzativo dei servizi sanitari e sociali direttamente impegnati nella cura ed assistenza della persona.  Con la delibera n. 17 del 21 febbraio 2020, il Consiglio Nazionale degli Assistenti Sociali ha approvato il nuovo Codice Deontologico, entrato in vigore il 01 giugno 2020.  La deontologia dell'Assistente Sociale riconosce il valore, la dignità intrinseca e l'unicità di tutte le persone, in rapporto al loro contesto di vita e di relazione; l'Assistente Sociale opera affinchè le persone creino relazioni di reciprocità, all'interno delle comunità, alle quali appartengono.

L'art. 11 del Cod deont. delinea la figura dell'assistente sociale come promotrice di opportunità per il miglioramento delle condizioni di vita della persona, delle famiglie, dei gruppi, delle comunità e delle loro diverse aggregazioni sociali, valorizzandone autonomia, soggettività, e capacità di assunzione di responsabilità, sostenendole nell'uso di risorse proprie, per prevenire ed affrontare situazioni di bisogno o di disagio, e favorire processi di inclusione.  Il successivo art. 26 del Codice deontologico  (inserito nel Titolo IV - Responsabilità dell'assistente sociale verso la persona) enuncia il seguente principio generale: "L'assistente sociale riconosce la persona come soggetto capace di autodeterminarsi e di agire attivamente; impegna la propria competenza per instaurare una relazione di fiducia e per promuovere le potenzialità, l'autonomia e il diritto della persona ad assumere le proprie scelte e decisioni, nel rispetto dei diritti e degli interessi legittimi degli altri".

Il Codice deontologico non menziona le figure civilistiche riconducibili alle misure di protezione per le persone prove in tutto , od in parte di autonomia (Libro I, Titolo XII del Codice Civile) il rapporto professionale dell'Assistente Sociale con la figura dell'A.D.S. può essere ricostruito alla luce dell'art. 16  (collocato nella parte del Codice dedicata ai "Doveri e responsabilità generali dei professionisti", laddove di statuisce che: "L'assistente sociale ricerca la collaborazione di altri colleghi o altri professionisti e percorsi di supervisione professionale ogni volta che lo valuti opportuno".  Altresì, è meritevole di richiamo il primo periodo del successivo art. 19 Cod deont.: "L'assistente sociale si adopera affinchè l'azione professionale si realizzi in condizioni e in tempi idonei a garantire la dignità, la tutela e i diritti della persona, anche in funzione  del livello di responsabilità che egli ricopre".   Dalla lettura congiunta delle suddette disposizioni si potrebbe evincere un implicito dovere, in capo all'Assistente Sociale, di collaborare col nominato A.D.S. del beneficiario, già in carico ai locali servizi sanitari e sociali, di cui all'art. 406, Co 3°, Cod. Civ.

Il successivo art. 27 del Codice deontologico statuisce che l'Assistente Sociale riconosce che  "la capacità di autodeterminarsi della persona può essere ridotta a causa di condizioni individuali, socio-culturali, ambientali o giuridiche. In queste situazioni, promuove le condizioni per raggiungere il miglior grado di autodeterminazione possibile e, quando ciò non sia realizzabile, si adopera per l'adeguata segnalazione all'Autorità Giudiziaria, affinchè siano attivati gli opportuni interventi di protezione e di tutela".  Vi è da evidenziare una notevole comunanza del contenuto sostanziale del suddetto art. 27 Cod deont. con l'art. 404 del Codice Civile, che delinea il campo applicativo dell'amministrazione di sostegno.  

Quindi, in capo all'Assistente Sociale, è ravvisabile l'illecito disciplinare qualora venga riscontrata una condotta omissiva rispetto al dovere di segnalazione al P.M. di fatti e situazioni che coinvolgano persone fragili, affinchè vengano attivati gli opportuni interventi di protezione e di tutela, tra questi interventi, è possibile annoverare l'ipotesi di attivazione di un procedimento istitutivo di un'amministrazione di sostegno.

Tuttavia, nel periodo successivo al giuramento del nominato Amministratore di Sostegno, sia il Codice Civile, sia il Codice deontologico CNOAS, non stabiliscono, esplicitamente, l'obbligo, in capo all'Assistente Sociale, di collaborare con il nominato A.D.S.  Affinchè, dopo l'attivazione della misura di protezione, a beneficio della persona fragile, si diradano tentazioni di discarico, è auspicabile che il Legislatore integri la disciplina dell'amministrazione di sostegno, con l'inserimento dell'obbligo, in capo ai servizi sanitari e sociali, di cui all'art. 406 Cod. Civ., di coadiuvare il nominato A.D.S., nello svolgimento del proprio incarico.