Amministrazione di sostegno - Amministrazione di sostegno -  Manuele Pizzi - 03/07/2020

L' immagine impropria dell'A.D.S. quale emarginatore dei familiari

L'attuale Codice Civile resta silente sui rapporti fra amministratore di sostegno e parenti dell'amministrato.  Nonostante la insussistenza, in capo all'A.D.S., di un obbligo informativo nei confronti dei familiari, resta fermo l'auspicio circa: la costruzione e conservazione di buoni rapporti, fra tutti coloro che si muovono nell'universo del beneficiario.

Nello svolgimento delle proprie incombenze, l'A.D.S. diventa tout court un facilitatore dei rapporti e della comunicazione con i familiari dell'amministrato?  Purtroppo, non sempre avviene.

Nell'ambito dei rapporti con la cerchia familiare, non è infrequente l'eventualità che l'amministratore di sostegno si ritrovi destinatario di stillicidi, in merito a richieste di informazioni, e di suggerimenti su come agire, sia in ambito sanitario, che patrimoniale.

E' dovere dell'A.D.S. monitorare e gestire i rapporti giuridici attivi e passivi afferenti la sfera dell'amministrato, parimenti, non deve trascurare la sua condizione sanitaria, auspicabilmente con la cooperazione dei familiari, con i quali il beneficiario mantenga rapporti significativi.

Qualora l'amministrato conviva, stabilmente, con la propria famiglia, l'A.D.S deve evitare di degradare il proprio ruolo a quello di "passacarte", ovvero di "mandatario de facto dei parenti", dove il contenuto dell'incarico viene connotato dalle esigenze dei familiari, anziché  dallo spirito proprio del decreto giudiziale di nomina. 

Salvo specifiche disposizioni del decreto ex art. 405 Cod. Civ., in capo ai familiari non sussiste un diritto potestativo suscettibile di vincolare l'azione dell'amministratore di sostegno.  Pertanto, è inesigibile la pretesa di controllare e condizionare direttamente l'azione dell'A.D.S., in nome di un diritto (inesistente) all'esercizio di una sovranità familiare sulle finanze del congiunto, beneficiario di un'amministrazione di sostegno.

Qualora si verificassero sistematiche contestazioni, provenienti da taluni membri della cerchia familiare circa: le scelte dell'A.D.S. in merito all'organizzazione del tempo libero, all'individuazione dell'associazione ove iscrivere il beneficiario, alle valutazioni circa l'efficacia del piano terapeutico, in merito alle decisioni di far cessare e/o disincentivare abitudini di vita sconvenienti, queste reiterate doglianze, interpretate nel loro insieme, potrebbero rappresentare il mantello che copre il vanto di postulati diritti sul patrimonio del proprio congiunto.

Una sottesa ostilità verso un subentrato amministratore di sostegno esterno  può derivare anche da atti di gestione volti alla rigida separazione del patrimonio liquido del beneficiario, da quello degli altri congiunti conviventi (niente libretti o conti cointestati) fatto salvo un innegabile diritto, in capo alla famiglia, di ricevere, con cadenza periodica, una provvista di denaro a titolo di compartecipazione alle spese domestiche.  Da una separazione dei suddetti patrimoni potrebbero conseguire contraccolpi sul tenore di vita degli altri membri della cerchia familiare.

Sul punto, è bene precisare che, fatta salva l'ipotesi di comproprietà indivisa di beni immobili, in capo al parente dell'amministrato non spetta alcun diritto di cogestione del patrimonio di quest'ultimo.

Allorquando il singolo familiare, sistematicamente, contesti l'operato dell'amministrazione di sostegno, benché invitato ad esporre i propri "sentori" al G.T., qualora il familiare critico ometta di rendere, per iscritto, le proprie doglianze, qualora quest'ultimo si  limitasse a reiterare stillicidi di telefonate ed sms non graditi, l'A.D.S. può valutare, legittimamente, l'opportunità di interrompere i rapporti col suddetto familiare. Quest'ultimo non sarà estromesso dalla possibilità di reperire informazioni, circa lo stato patrimoniale, sociale e sanitario del proprio congiunto, in quanto potrà estrarre copia degli atti del fascicolo di cancelleria, presso l'Ufficio giudiziario ove è incardinato il procedimento di amministrazione di sostegno.

Orbene, nelle suindicate fattispecie, parlare di un fenomeno di emarginazione dei familiari, da parte degli amministratori di sostegno, appare alquanto improprio e discutibile.