Varie - Varie -  Marco Faccioli - 19/07/2020

L'ERA DELLA NOMOPHOBIA

Li conosciamo tutti fin troppo bene quelli che sono i tecno-disagi dei giorni nostri: ansia galoppante per la batteria del cellulare che si scarica, nevrosi per l'esaurimento del credito telefonico ...per non parlare dell'agitazione per la mancanza di campo. L'ossessione per lo smartphone, definita dagli esperti “nomophobia” (paura di essere disconnessi), oggi colpisce milioni di persone nel mondo, compresi molti italiani. La fascia di età più a rischio parrebbe essere quella tra i 16 e i 25 anni, dove si annidano quei ragazzi e giovani-adulti con bassa autostima e problemi nelle relazioni sociali. Il problema è stato affrontato, tra i tanti, anche dallo psicoterapeuta Giuseppe Lavenia, autore del saggio: Voglio il cellulare!”, che  propone una serie di soluzioni per affrontare la situazione. “È troppo presto avere uno smart a 9-10 anni?” si interroga Lavenia nella sua opera? “Sì, si può dire che a quell'età i nostri figli sono troppo piccoli per avere uno strumento così articolato - spiega l'esperto - Pensiamoci un momento: a cosa serve il cellulare ai nostri ragazzi? Probabilmente, se glielo chiedessimo risponderebbero che lo utilizzerebbero per giocare con qualche amico, chattare, partecipare a un gruppo su uno strumento di messaging, seguire uno YouTuber o un Influencer etc. Le loro motivazioni, sicuramente sono valide dal proprio punto di vista ma, essendo lo smart uno strumento articolato, è sì pieno di potenzialità ma anche di altrettanti pericoli. Ecco perché prima di accontentarli bisogna valutare se sono pronti emotivamente e cognitivamente. Ma se a 9-10 anni sono troppo piccoli per uno smart, esiste un’età giusta per averne uno? “Non esiste un’età giusta. - chiosa Lavenia - In linea di massima il mio consiglio è quello di regalare il cellulare non prima dei 13 anni. Molto, però, dipende dalla maturità cognitiva ed emotiva del ragazzo, ovvero quando dimostra di mantenere fede a un accordo, quando sa motivare le sue scelte, quando rende partecipi i genitori della sua vita scolastica e affettiva.” Il rischio paventato da molti è quello che lo smart riduca l'empatia; lo si è visto anche durante la fase del lockdown: la tecnologia ha dato una grande mano a rimanere in contatto con chi non si poteva frequentare, ma ha lavorato sulle emozioni del momento. Non ha aiutato a coltivare il sentimento, che è ciò che ci lega davvero a un’altra persona, è ciò che ci permette di metterci nei suoi panni, di comprendere le ragioni più profonde dell’altro, anche se non le condividiamo. Tutto ciò che è mediato da uno schermo, insomma, non ci permette di entrare in sintonia profonda con chi sta al di là dello schermo. Può essere d’aiuto, ma non è il collante di un legame empatico. Come evitare quindi le dipendenze dal cellulare? “Prima di tutto, informiamoci - spiega Lavenia - manteniamo attivo il dialogo con i ragazzi, chiediamo loro cosa fanno nella loro vita online e offline,restiamo curiosi, interagiamo, coltiviamo interessi comuni e non stanchiamoci di giocare, o di inventare attività insieme. La dipendenza inizia ad arrivare quando il cellulare è più interessante del mondo esterno. La conoscenza aiuta. Sempre!”.