Cultura, società - Opinioni, ricerche -  Paolo Cendon - 03/01/2021

L’enfant sauvage

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Nella Francia di fine 700 alcuni contadini scoprono lungo boschi dell'Aveyron un ragazzo di circa dodici anni, che vive allo stato brado; lo catturano e lo affidano agli scienziati di Parigi.

 

Tutto nel ragazzo è belluino: ha gli artigli, si esprime a grugniti.

 

Il dottor Itard, figlio dei Lumi, non dispera di riuscire a ‘civilizzarlo’ e lo conduce nella sua villa di campagna. Con pazienza inizia la sua ‘cura’, che si protrae per settimane, all’inizio senza progressi significativi.  Più tardi le cose migliorano.

 

Itard si propone di interessare Victor alla vita sociale, risvegliando la sua sensibilità nervosa, estendendo la sfera delle sue idee; cerca di aiutarlo a parlare attraverso l’imitazione, di indurlo a esercitare le sue facoltà intellettuali, come l’attenzione, la memoria, il giudizio, di insegnargli a distinguere forme e sapori.  I risultati saranno sempre altalenanti.

 

Se il ragazzo risulta indifferente agli echi della lingua, dimostra però attenzione ad altri   suoni, come quello prodotto dallo schiacciamento di una noce, dalla caduta di una pigna: rumori che egli riconosce subito, in quanto parte della sua esperienza.

 

Difficile insegnargli il linguaggio verbale, Victor si esprime a gesti.  Quando vuole chiedere del latte lo fa porgendo una scodella di legno, che tiene sempre con sé. La nutrice, madame Guerin, mostra a Victor la brocca per mandarlo a prendere dell’acqua, la rovescia per fargli vedere che è vuota, Victor capisce cosa gli si chiede di fare.

 

Un giorno Victor si reca insieme al suo insegnante a far visita ai vicini di casa e qui, per chiedere del latte, dispone sulla tavola le lettere che compongono la parola ‘lait’.  Un’altra volta Itard   poggia accanto a sé il pettine che usa sempre: ‘Sarei stato deluso se, arruffandomi i capelli in tutti i modi e mostrandogli la mia testa in disordine, non fossi stato compreso; e lo fui in effetti, ebbi presto tra le mani ciò che domandavo’.

 

Quando si stanca degli ospiti nella casa di Itard, Victor li congeda presentando a ciascuno, con più franchezza che cortesia, la canna da passeggio, i guanti e il cappello; spingendoli dolcemente verso la porta, che chiude poi con impeto alle loro spalle.