Persona, diritti personalità - Generalità, varie -  Tonutti Stefania - 27/07/2015

INTERVISTA AL DOTTOR PINELLI: DIRETTORE DELLA FIASO - Stefania TONUTTI

Recentemente ho avuto il piacere di intervistare il dott. Nicola Pinelli, direttore della Fiaso (Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere), che rappresenta presso le istituzioni, i decison maker e i media il maggior numero delle Aziende sanitarie e ospedaliere e degli IRCCS sul territorio nazionale.

 

 

Come è nata la Fiaso, quali sono i suoi obiettivi?

La Federazione è nata nel 1998, su iniziativa di alcuni direttori generali, per rafforzare e consolidare i princìpi dell'aziendalizzazione e far sì che il modello aziendale fungesse da interprete e promotore di meccanismi di governo capaci di soddisfare i fabbisogni della popolazione, orientarne i comportamenti e favorire la sostenibilità del sistema.

L'aziendalizzazione è stata introdotta negli anni '90 (ex dlgs. 502/92 e dlgs. 517/93), dopo che il modello basato sui comitati di gestione si era dimostrato incapace di garantire la qualità del servizio e di sostenere il SSN dal punto di vista economico: essa ha quindi permesso una tenuta complessiva del sistema, nonostante la crisi economica, determinando il livello di qualità dei servizi (ricordiamo che con questa riforma sono state modificate profondamente la natura giuridica delle USL, la loro "territorializzazione", le competenze in riferimento all'ambito socio-assistenziale e le modalità di finanziamento).

Negli ultimi anni c'è stata una forte evoluzione di questa aziendalizzazione: siamo passati da Aziende monadi isolate, in cui la loro mission era la mission istituzionale del SSN, ad Aziende che hanno iniziato a lavorare come holding, in un'ottica più programmatoria, come gruppo di Aziende: si è quindi verificata una certa apertura a rapporti e processi interaziendali che superano i singoli confini istituzionali.

Ma abbiamo anche assistito ad un processo di grip back regionale, in cui da un lato si sono sviluppati piattaforme e servizi condivisi, dall'altro si è innescato un processo di centralizzazione di funzioni a livello regionale che ha limitato la piena attuazione delle logiche di governo aziendali.

La Fiaso valorizza le istanze delle Aziende sanitarie, mettendo insieme nuclei di professionisti impegnati a vari livelli in un processo continuo di confronto e condivisione di esperienze, conoscenze, idee con la finalità di attivare un circolo virtuoso di scambio a favore del sistema.

 

 

In che cosa consiste la Vostra mission?

La Fiaso esercita due ruoli: il primo è quello di pianificare e promuovere lo sviluppo del modello aziendale in sanità, nonché di sostenere le Aziende associate nell'approfondimento di tematiche organizzative e clinico-assistenziali. Ecco perché curiamo molti progetti e attività di studio: la ricerca nasce come sintesi all'interno degli organi della federazione a partire dai bisogni più strategici delle associate, analizzando le criticità e proponendo soluzioni attraverso una rigorosa metodologia di ricerca e confronto.

Intercettiamo le tematiche più inesplorate e su queste iniziamo un lavoro di approfondimento, in cui costruiamo una struttura metodologica condivisa da parte delle Aziende (avvalendoci spesso anche di un centro di ricerca universitario), non accontentandoci del solo risultato accademico, ma soprattutto di quello "pratico", che può servire alle Aziende, le quali possono così condividere dei modelli organizzativi su cui orientare le loro attività e i loro comportamenti gestionali.

 

 

Quali sono i progetti più recenti?

Negli ultimi sei mesi abbiamo presentato una ricerca originale sui sistemi di finanziamento delle Aziende, il primo studio che comprende tutti i criteri di riparto intraregionali ("I sistemi di finanziamento regionali delle Aziende Sanitarie e Ospedaliere. Modalità di riparto dei fondi sanitari regionali per gli anni 2011 e 2012", reperibile sul sito della Fiaso).

Ci siamo occupati anche di governo dell'assistenza territoriale, con un progetto articolato in quattro step di ricerca (comprendenti gli anni dal 2006 al 2015): la misurazione dell'integrazione professionale su tre patologie croniche fra professionisti ospedalieri, medici, operatori e famiglie; la qualità percepita dei servizi territoriali; l'uso del budget da parte dei servizi territoriali e, infine, i PDTA (Percorsi Diagnostico-Terapeutici Assistenziali) per rilevare i consumi e i risultati di salute per cinque patologie croniche.

Un altro studio è intitolato "Analisi comparata dei costi del soccorso sanitario con autoveicoli. Studio pilota su quattro regioni italiane per la definizione dei costi standard dei servizi di soccorso". La legge prevede che il 118 sia finanziato a costi standard per funzioni, ma questo non si è mai verificato: abbiamo perciò presentato i primi dati sul 118 valorizzati a costo standard, utilizzando i dati delle risorse assorbite da quattro sistemi regionali (Lombardia, Emilia-Romagna, Lazio e Basilicata).

Nel maggio scorso, abbiamo presentato i frutti di un percorso di lavoro sulla "salute organizzativa nelle Aziende sanitarie" dove sono stati sperimentati percorsi all'interno di 18 Aziende sanitarie per favorire la conciliazione vita lavorativa-personale e definita una metodologia per la raccolta e l'analisi dei dati oggettivi collegati alle problematiche da stress lavoro correlato.

Infine in giugno abbiamo presentato i risultati di una prima indagine sullo stato di attuazione della normativa sull'anticorruzione e trasparenza cercando di coglierne gli aspetti gestionali e critici piuttosto che quelli strettamente adempitivi.

In tutti questi lavori alimentiamo e diffondiamo le best practices: abbiamo anche definito un modello per rilevare e valutare i cambiamenti e le innovazioni sanitarie, una sorta di osservatorio sulla buona sanità su due livelli: uno mediatico-comunicativo per valorizzare la buona sanità, che c'è ancora; uno più "interno", organizzativo, per forme di affiancamento, aiuto e stimolo.

Abbiamo anche attivato una nuova sperimentazione denominata "Codice Rosa Bianca" che va a contrastare i fenomeni di violenza sulle fasce vulnerabili di popolazione (donne, bambini, anziani, disabili): il progetto prevede la realizzazione di un percorso riservato alle vittime di violenza che parte dai Pronto soccorso, coinvolgendo le Aziende ospedaliere, le ASL, le Procure della Repubblica, le Forze dell'Ordine, le Associazioni di volontariato, secondo un modello di stretta collaborazione e integrazione tra le varie istituzioni, per consentire di intervenire con tempestività e in maniera sinergica a tutela delle vittime di violenza, nel rispetto del privacy e del diritto alla riservatezza.

 

 

Il binomio sanità e nuove tecnologie.

Monitoriamo costantemente l'evoluzione dell'ICT in sanità, che viene fotografata ogni anno con il Politecnico di Milano.

L'ultima mappatura è stata da noi effettuata a dicembre dello scorso anno, con il volume "Il supporto dell'ICT ai Percorsi Diagnostico-Terapeutici Assistenziali": si tratta di una ricerca sul supporto informativo delle ICT nei percorsi diagnostico-terapeutici, con l'obiettivo di fornire una prima ricognizione e un quadro di riferimento sul ruolo delle tecnologie informatiche per lo sviluppo, utilizzo e monitoraggio dei PDTA attualmente presenti presso le Aziende sanitarie e ospedaliere italiane. Dallo studio è emerso che il livello di supporto informativo è scarso, e ciò potrebbe essere una proxy importante per capire il livello di digitalizzazione del Paese, proprio perché i PDTA rappresentano dei processi trasversali.