Deboli, svantaggiati - Minori, donne, anziani -  Redazione P&D - 30/03/2020

In un clima di terza guerra mondiale ascoltiamo il grido di dolore dei minori fuori famiglia - Catia Pichierri

A seguito dei decreti governativi che si sono succeduti e che hanno quale scopo, come è noto, quello di limitare il più possibile il contagio, la Regione Emilia Romagna , ha fornito, tra gli altri, ai servizi sociali, al Tribunale per i Minorenni, al Garante Regionale dell’adolescenza e l’infanzia l’indicazione di limitare gli spostamenti motivati dagli incontri periodici previsti tra il bambino temporaneamente allontanato dalla propria famiglia ed i propri genitori.
In particolare il provvedimento del 18 marzo 2020 a firma della Direttrice del Welfare regionale, KYRIAKOULA PETROPULACOS contenente indicazioni operative per la corretta gestione delle attività dei servizi sociali territoriali (area tutela minori) e dei servizi di accoglienza di bambini e ragazzi che la stessa direttrice riconosce e definisce come “servizio di pubblica utilità per chi si trova in stato di bisogno” estende le indicazioni volte a limitare spostamenti e contatti fra le persone anche nel caso degli “incontri protetti” o più in generale dei possibili contatti tra i minori accolti in affidamento familiare o in struttura residenziale e le loro famiglie di origine. Il provvedimento in particolare così di esprime “Sono cioè da realizzarsi se ritenuti strettamente necessari o indifferibili, in altro caso è opportuno posticiparli a data successiva al termine dello stato di emergenza, in accordo con il servizio sociale competente.”
La conseguenza di tale indicazione è quella che i bambini che già vivono in una condizione di estrema fragilità lontani dalla propria famiglia non potranno più incontrare i propri genitori e ciò fino addirittura al termine dello stato di emergenza, che come sappiamo, non sarà imminente. Molti mesi quindi senza possibilità per i bambini di rivedere e sentire i propri genitori.
Tali indicazioni assunte discrezionalmente dalla regione appaiono pacificamente in contrasto con il richiamato Decreto governativo: come è noto infatti il Ministero dell’Interno, interrogato sulla legittimità degli spostamenti per l’esigenza di esercitare il diritto di visita tra genitori e figli in caso di genitori separati o divorziati, ha risposto positivamente. Anzi : è di giovedì scorso il nuovo modello di autocertificazione in cui tale esigenze al pari di quello dell’affidamento del minore è contemplato espressamente onde vitare ulteriori dubbi.
Mentre quindi in altre parole i bambini dei genitori separati o divorziati possono tranquillamente continuare a vedere ed incontrare entrambi i genitori e ciò per espressa previsione governativa, non avviene così per quei bambini, già lacerati e traumatizzati, costretti a vivere lontani dalle famiglie di origine ed affidati agli Enti locali. Una chiara discriminazione a discapito ancora una volta di quelle famiglie la cui fragilità ha determinato l’intervento degli organi istituzionali e che, quantomeno sulla carta, sarebbero preposti a supportarle. Proprio le famiglie che dovrebbero essere destinatarie di maggiori aiuti pubblici, si trovano a vivere questo periodo di quarantena isolate e senza possibilità nemmeno di potersi incontrare!
I bambini quindi di serie B, quelli allontanati dalle proprie famiglie e la cui angoscia salirà lì dove non potranno più incontrare i propri genitori per mesi interi! Ci si chiede cosa possa pensare mai un bambino di 3 anni che non vede più la propria madre: mi ha abbandonato? E’ morta?
Cosa ancora più grave di tale scelta regionale è il fatto che alla sospensione degli incontri a data da destinarsi non fornisce nemmeno una minima indicazione sulla necessità quantomeno di supplire con altro diverso strumento funzionale a permettere quantomeno un contatto tra il genitore ed il figlio. Addirittura alcuni servizi sociali hanno proposto al genitore di mandare un video su un telefono di cellulare che sarebbe poi stato visto dal figlio: come se questa modalità possa supplire alla mancata interazione genitore /figlio. Ci si chiede se in un mondo imbibito ormai di strumenti elettronici non possa essere prevista quantomeno la videochiamata!
Ci si domanda inoltre se in tutto ciò le cooperative che offrono i luoghi neutri deputati agli incontri continuino a ricevere il finanziamento pubblico degli enti locali oppure anche quest’obbligo dell’ente locale,
al pari di garantire gli incontri tra genitori e minori fuori famiglia, venga, dietro la scusante della situazione di emergenza Covid 19, sospeso fino a data da determinarsi che, secondo la Regione Emilia Romagna, coinciderebbe con la cessata situazione emergenza.
A tale riguardo ci si chiede che cosa intenda la Regione quando prevede quale eccezione alla sospensione degli incontri “motivi indifferibili ed urgenti”: il bisogno di un bambino all’amore del proprio genitore non è forse tra quelli? Nessun conforto quindi per quei bambini costretti a vivere lontano dalle proprie famiglie e ciò come se fosse anche quel bisogno qualcosa di differibile...
Ancora una volta quindi si assiste alla lesione di diritti costituzionalmente garantiti come quello di poter mantenere un rapporto continuativo e costante con entrambi i genitori dei bambini nati in famiglie fragili e ciò sotto l’apparente inerzia di tutti gli organi preposti alla loro tutela!