Responsabilità civile - Risarcimento, reintegrazione -  Agostino Bighelli - 07/10/2020

In tema di risarcimento danni

In data di ieri leggo la seguente news tratta da Cass. Civ., sez. VI-3, (Ord.). 05.10.2020, n. 21323:
"RISARCIMENTO DANNI - Visibile la buca presente sulla strada: niente risarcimento per l'automobilista. Respinta la richiesta avanzata nei confronti di una Provincia. Decisiva per i giudici la constatazione che l'insidia era percepibile. Ciò significa che l’automobilista non si è accorto della buca a causa del proprio comportamento".
 
Non sappiamo i termini esatti (di fatto e di diritto) della questione oggetto di pronuncia degli ermellini, dal che il conseguente beneficio del dubbio.
Sul presupposto della correttezza della "massima" riportata, alcune osservazioni critiche paiono necessarie.
 
Già in passato la Cassazione (v. ad es. Cass. Civ., n. 20055/2013) aveva avuto modo di negare che l’eventuale visibilità del pericolo possa costituire prova del "caso fortuito" che libera da responsabilità il custode della cosa fonte di danno.
Così argomentando, infatti, si perverrebbe ad una paradossale conseguenza: ossia che tanto più fosse vistosa la situazione di pericolo, e quindi tanto peggio fosse custodita la cosa pubblica, tanto meno sarebbe possibile per il danneggiato conseguire il giusto risarcimento!
 
Va detto inoltre che ai conducenti di veicoli va riconosciuta una ragionevole aspettativa di trovare la carreggiata sgombra e priva di ostacoli, dovendo concentrare la propria attenzione soprattutto sul traffico e sui movimenti degli altri utenti della strada, cosicché anche l'onere c.d. di "autoresponsabilità" può ritenersi soddisfatto ove non risulti che l'utente abbia trasgredito ad alcuna regola di circolazione.
 
L'occasione è peraltro propizia per dire che il principio stesso di autoresponsabilità dell'utente della cosa pubblica può essere additato -quantomeno in una prospettiva critica- come una sorta di "falso mito".
 
Inteso come rilevanza del fatto compiuto dal danneggiato, esso è infatti già stato severamente censurato dalla giurisprudenza (cfr. Cass. Civ., n. 4279/2008), le stesse Sezioni Unite (n. 24406/2011) hanno abbandonato l'idea che la regola di cui all'art. 1227 co. 1 c.c. sia espressione del principio di autoresponsabilità, ravvisandosi piuttosto un corollario del principio della causalità.