Deboli, svantaggiati - Deboli, svantaggiati -  Riccardo Mazzon - 26/01/2021

In "Storia di Ina" Paolo descrive i cosiddetti “vinti” non attraverso l’impersonalità del narratore popolare ma usando se stesso come cavia, novello Mary Poppins

Passati un paio di giorni in compagnia del Prof. Marigondi, dell’Avv. Bacchetti, di Ina, Eleonora, Lidia, Enrico, Arturo e gli altri personaggi delicatamente tratteggiati a matita e successivamente passati a china dall’inconfondibile estro di Paolo (Cendon).

Caratteri, paesaggi, situazioni cesellate da Maestro: riconoscibilissimo il godibile e spontaneo tratto del Giurista che gioca con argomenti a Lui (fin troppo) noti.

Scene di Boheme che scorrono facili da decifrare e seguire, come in un fumetto ben riuscito; luoghi, cammei ed incontri che nascono dal nulla, alla stregua di magie di puntinisti capaci ed ispirati; profumi, suoni e colori insieme moderni ed antichi; ne esce (più che non un’autobiografia) un autoritratto in bianco e nero (e in tal guisa più profondo ed interessante), a discapito della tavolozza arcobaleno utilizzata.

Opera impressionista, espressionista o iper-realista?

Direi neo-verista, laddove (direbbe il padre del verismo originale) “Il cammino fatale, incessante, spesso faticoso e febbrile che segue l'umanità per raggiungere la conquista del progresso, è grandioso nel suo risultato, visto nell'insieme, da lontano. Nella luce gloriosa che l'accompagna dileguansi le irrequietudini, le avidità, l'egoismo, tutte le passioni, tutti i vizi che si trasformano in virtù, tutte le debolezze che aiutano l'immane lavoro, tutte le contraddizioni, dal cui attrito sviluppasi la luce della verità. [...] Solo l'osservatore, travolto anch'esso dalla fiumana, guardandosi attorno, ha il diritto di interessarsi ai deboli che restano per via, ai fiacchi che si lasciano sorpassare dall'onda per finire più presto, ai vinti che levano le braccia disperate, e piegano il capo sotto il piede brutale dei sopravvegnenti, i vincitori d'oggi, affrettati anch'essi, avidi anch'essi d'arrivare, e che saranno sorpassati domani.”

Malavoglia 4.0, dunque: con il Maestro che, questa volta, poco meno di 150 anni dopo, descrive i più deboli della società, i cosiddetti “vinti”, non attraverso l’impersonalità del narratore popolare ma usando se stesso come cavia, novello Mary Poppins che entra nel dipinto sporcandosi e confondendosi con la Storia (esse maiuscola).

L’unità e l’economia familiare (un tempo garantite dalla casa del nespolo e dal peschereccio) non esistono più da tempo: oggi imperano disgregazione, individualismo, solitudine.

Ma nella famiglia allargata (formato XXL) di Ina (Gambiate, non Aci Trezza; anche qui: spazio interno ed esterno al villaggio a confondersi, contrastarsi, completarsi) proliferano le case del nespolo, i pescherecci, i Padron ‘Ntoni, i giovani ‘Ntoni, Mena, Bastianazzo, Lia, Luca, Alessi, Santuzza, Brasi Cipolla, Maruzza, Don Michele, gli Zio Crocefisso…..

Sventure di una famiglia di pescatori siciliani radicati negli anni successivi all’Unità d’Italia versus sventure di una famiglia allargata di lavoratori (alcuni, in linea con il periodo storico, in nuce) lombardi che galleggiano nella nebbia post-moderna.

E, anche qui, morti e disgrazie non sono in grado d’arrestare o corrompere l’irreversibilità del tempo rettilineo della storia.

Il primo romanzo di un nuovo "Ciclo dei vinti"?

Speriamo…

Suggerimenti: il figlio di Enrico presenta un disegno di legge sull’abolizione del reato di pedofila dal titolo “lasciate che i bambini vengano a me”…….

Comunque un romanzo che, al pari dei Malavoglia, identificherà anche in futuro un periodo storico?

Potenza descrittiva, amore del dettaglio, crudezza e coraggio nel raccontare la vita vera dei nostri giorni parrebbero suggerirlo.