Diritto, procedura, esecuzione penale - Reato -  Donatella Marino - 12/10/2020

Imposta di soggiorno e abolitio criminis?

A partire dall’entrata in vigore della legge di conversione del c.d. decreto-rilancio, la condotta del gestore della struttura ricettiva, che non versa al Comune l’imposta/contributo di soggiorno, dovuta in via principale dagli ospiti, non può più costituire peculato, perché lo stesso non è più incaricato di pubblico servizio”. Così dichiara l’Ufficio G.i.p. del Tribunale di Rimini, nel decidere su un’istanza di revoca presentata dal difensore di un gestore di un hotel indagata per peculato.

La donna era stata, in quanto legale rappresentate della società che gestiva la struttura, destinataria di un decreto di sequestro preventivo, ai sensi del comma 2 dell’art. 321 c.p.p. di una somma di denaro incassata a titolo di imposta di soggiorno, che doveva invece essere corrisposta, ai sensi dell’art. 6 del Regolamento Comunale di Rimini allo stesso ente locale. Era stata pertanto iscritta al registro degli indagati ai sensi per l’art. 314 c.p. e destinataria del decreto di sequestro.

La contestazione del difensore prendeva le mosse dalla modifica introdotta dal c.d. Decreto rilancio convertito (Art. 180 co. 3 D-L 19 maggio 2020, n. 34, convertito in L. 17 luglio 2020, n.77) all'articolo 4 del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23.  Il nuovo comma 1- ter ha definito il gestore della struttura ricettiva: “responsabile del pagamento  dell'imposta di soggiorno”  e previsto “per l'omessa o infedele presentazione della  dichiarazione  da  parte  del  responsabile […] la  sanzione  amministrativa  dal  100  al  200  per   cento dell'importo dovuto” e “per l'omesso, ritardato  o  parziale  versamento dell'imposta di soggiorno e del contributo di  soggiorno […] una sanzione  amministrativa  di  cui  all'articolo  13  del  decreto legislativo 18 dicembre 1997, n. 471.”

Il provvedimento riminese si inserisce tra quelli, sparsi in tutta Italia, che stanno riconoscendo la natura depenalizzante dell’intervento legislativo. È interessante, tuttavia, che nel corso del procedimento sono emerse due diverse interpretazioni della rilevanza dell’intervento.

Secondo la tesi del P.M. l’art. 180 comma 3 citato non sarebbe integrativo della legge penale “in quanto non modifica la nozione astratta di incaricato di pubblico servizio, ma elimina le condizioni che consentono (o meglio consentivano) di qualificare il singolo albergatore come incaricato di pubblico servizio”. Seguendo questa impostazione la norma intervenuta impedisce, d’ora in poi, che la condotta dell’albergatore che ometta o ritardi il versamento dell’imposta, possa configurare il reato di peculato ma non comporta un’abolitio criminis. Per la pubblica accusa infatti è vero che la figura dell’albergatore non è più riconducibile alla categoria dell’agente contabile e diventa mero “obbligato in solido”, tuttavia l’intervento non apporta alcuna integrazione alla norma penale. Con la conseguenza non applicabilità della legge posteriore più favorevole ex. art. 2 co. 2 c.p.

Accogliendo le rimostranze della difesa invece il G.i.p. di Rimini ha sostenuto che: “Non può […] negarsi che la modifica normativa introdotta con la legge n. 34/2020 definisca la rilevanza giuridica del fatto concreto, incidendo sull’individuazione di un elemento essenziale del fatto, il soggetto attivo, con conseguente applicabilità della disciplina dell’art. 2, 2° comma, c.p.”

Sul tema della successione delle leggi nel tempo la pronuncia in esame accoglie l’orientamento Tuzet (Sezioni Unite 23 maggio 1987) secondo il quale per legge incriminatrice si intende: “il complesso di tutti gli elementi rilevanti ai fini della descrizione del fatto.” Tra questi, anche la qualità di soggetto attivo. Pertanto, secondo il ragionamento del G.i.p. riminese, la novatio legis, facendo venir meno la qualifica di incaricato di pubblico servizio dell’albergatore, comporta una modifica della qualità del soggetto attivo integrando così la norma penale. Con la conseguente applicazione del principio di retroattività della legge penale più favorevole ex art. 2 co.2 c.p. e revoca del sequestro.

Per sapere se l’irrilevanza penale della condotta dell’albergatore si affermerà, tuttavia, occorrerà aspettare nuove applicazioni della norma.