Giustizia civile - Procedimenti speciali -  Luca Leidi - 03/12/2020

Illegittimità art.702-ter, co.2, ultima parte, cpc - Corte Cost. sentenza 253/2020 dep. 26/11/20

La Corte Costituzionale, presieduta dal Pres. Morelli, con una scrupolosa sentenza emessa il 4/11/20, che si allega, ha dichiarato illegittimo il disposto dell’ultima parte del secondo comma dell’art.702-ter c.c. circa la dichiarazione di inammissibilità di una domanda riconvenzionale non rientrante nelle materie da trattare con il procedimento sommario di cognizione ex art.702-bis c.p.c..

La censura è mossa sul disposto normativo dell’art.702-ter, co.2, ultimo periodo, c.p.c., nel quale si prescrive che il giudice dichiara inammissibile la domanda riconvenzionale che non rientra tra quelle previste nell’art.702-bis c.p.c..

Sommario: 1. La natura del procedimento sommario di cognizione - 2. Le materie di possibile trattazione con il rito sommario - 3. Il caso - 4. La questione - 5. La Corte Costituzionale - 5.1 Art.3 Cost. - 5.2 Art.24 Cost.

1. LA NATURA DEL PROCEDIMENTO SOMMARIO DI COGNIZIONE (artt. 702-bis e ss.)

Il rito speciale sommario di cognizione, introdotto dalla L.60/2009 e “divinizzato” di recente come soluzione alla lentezza dei procedimenti giudiziari, è caratterizzato da una istruttoria semplificata ed accelerata, destinata a concludersi con una ordinanza – idonea al giudicato sostanziale – emessa tendenzialmente a seguita di una unica udienza[1] (tali elementi lo differenziano dal rito ordinario di cognizione).

Insomma, il procedimento sommario di cognizione ha natura di giudizio a cognizione piena con istruttoria semplificata[2]: la sommarietà del procedimento mira a definire la lite con rapidità, in ragione della manifesta fondatezza/infondatezza della domanda e della dipendenza del relativo accertamento da poche e semplici acquisizioni probatorie.[3]

Ciò spiega perché, in generale, si ricorre al rito ex art.702-bis quando la causa verta sostanzialmente su prove documentali.

2. LE MATERIE DI POSSIBILE TRATTAZIONE CON IL RITO SOMMARIO

Ma qual è il reale ambito applicativo del procedimento sommario di cognizione?

Esso è quello definito in maniera – sin troppo – espansiva dalla formula di apertura dell’art.702-bis cpc: “Nelle cause in cui il tribunale giudica in composizione monocratica, la domanda può essere proposta con ricorso…”.

Due osservazioni:

1) la prima riguarda il “può”, sottolineando come tale procedimento possa essere adottato in via alternativa alla domanda di cognizione ordinaria;[4]

2) la seconda riguarda la composizione monocratica del tribunale, dunque escludendo ictu oculi almeno tutte quelle materie in cui il Tribunale, invece, giudica in Collegio (si veda art.50-bis c.pc.)[5].

Successivamente, dottrina e giurisprudenza (in realtà, vacillanti sul tema)[6] hanno provveduto a limitare ulteriormente l’ambito di applicazione. Si ritiene non applicabile il rito ex artt. 702-bis e ss. a:

  • Questioni di competenza del Giudice di Pace;
  • Rito del lavoro;
  • Opposizioni a decreto ingiuntivo;
  • Convalida di sfratto e di licenza;
  • Procedimenti possessori.

Presentato il ricorso, il Giudice adito ex art.702-bis c.p.c. potrà:

  1. Procedere con rito sommario di cognizione “omessa ogni formalità non essenziale al contraddittorio” (art.702-ter, co.5, c.p.c.);
  2. Dichiararsi incompetente (co.1, ult.art.cit.);
  3. Dichiarare inammissibile la domanda che sia estranea a questo ambito (co.2, prima parte, ult.art.cit.);
  4. Una volta instaurato il contraddittorio, ritenere che le difese svolte dalle parti richiedano una istruttoria completa[7] e, perciò, ordinare il mutamento del rito e fissare udienza ai sensi dell’art.183 c.p.c. (co.3, art.ult.cit.);[8]
  5. Se il resistente propone una domanda riconvenzionale, il giudice dovrà valutare la possibilità di trattare questa nel medesimo procedimento; qualora però essa non possa essere trattata in “via sommaria”, allora il giudice ne disporrà la separazione (co.4, art.ult.cit.);[9]
  6. Se il resistente propone una domanda riconvenzionale, ma il giudice valuti l’oggetto della domanda come estraneo al procedimento sommario di cognizione, dovrà dichiarane la inammissibilità (co.2, ultima parte, art.ult.cit.).

Dunque, se nel caso di cui alla lett. F (appena supra) la domanda riconvenzionale verta su materia alla quale non si applicano gli artt. 702-bis e ss., seguendo il dato letterale del codice di rito, parrebbe che il giudice debba dichiararla improcedibile ai sensi dell’art.702-ter c.p.c., e proseguire con la causa sulla domanda principale.

3. IL CASO

Questo è sostanzialmente quello che è accaduto dinanzi al giudice del Tribunale di Termini Imerese, il quale, a parere dello scrivente correttamente, ha sollevato questioni di legittimità costituzionale dell’art. 702-ter, secondo comma, ultimo periodo, c.p.c., per violazione degli artt. 3 e 24 della Costituzione.

Davanti ad esso, infatti, agirono due eredi nominati in testamento olografo mediante ricorso ex art.702-bis c.p.c. per rivendicare il loro diritto di proprietà nei confronti di un terzo. Quest’ultimo, convenuto in giudizio, resistette spiegando domanda riconvenzionale volta ad impugnare il testamento (N.B. materia esclusa dall’ambito di applicazione del rito sommario di cognizione).[10]

Il giudice di merito evidenzia che la domanda riconvenzionale proposta dal convenuto, essendo demandata alla decisione del tribunale in composizione collegiale, dovrebbe proceduralmente essere dichiarata inammissibile in virtù di quanto espressamente disposto dall’art.702-ter, secondo comma, ult. periodo, c.p.c., poiché l’art. 702-bis, co.1, del medesimo codice delimita l’ambito di applicazione del procedimento sommario alle cause attribuite alla cognizione del tribunale in composizione monocratica.

In ordine alla non manifesta infondatezza della domanda riconvenzionale introdotta dal convenuto/resistente, il giudice rimettente rileva il carattere pregiudiziale[11] della medesima rispetto alla domanda del procedimento sommario formulata dai ricorrenti, poiché l’effetto giuridico richiesto da questi ultimi ha tra i suoi presupposti la validità del testamento che li ha istituiti eredi.

In altre parole, il Giudice sostiene correttamente che “senza decidere sulla domanda riconvenzionale non si può procedere con l’esame dell’azione di rivendicazione, che presuppone la soluzione della prima”.

4. LA QUESTIONE

Il medesimo giudice solleva dunque questione di legittimità, rilevando come l’art.702-ter, co.2, ult.parte, secondo cui le domande riconvenzionali non rientranti tra quelle assoggettabili al procedimento sommario devono essere dichiarate inammissibili:

● Contrasta con il principio di ragionevolezza dell’art.3 Cost., “atteso che la decisione separata delle due cause potrebbe determinare un contrasto di giudicati”.

La norma sarebbe irragionevole, in quanto, ai sensi dell’art.34 c.p.c., qualora le due cause rientrassero invece nella competenza, per materia o valore, di un altro giudice, la proposizione con domanda riconvenzionale della causa pregiudiziale determinerebbe lo spostamento di entrambe le controversie al giudice superiore, mentre un’analoga trattazione congiunta non sarebbe assicurata, stante la previsione censurata, nel caso in cui la questione pregiudiziale potesse essere trattata dal medesimo ufficio giudiziario, anche se in diversa composizione.

● Contrasta con l’art.24 Cost. “nella misura in cui consentirebbe al ricorrente di abusare dei propri poteri processuali ottenendo celermente una decisione sulla domanda principale dipendente, in virtù della maggiore celerità del procedimento sommario rispetto a quello ordinario di cognizione che il convenuto dovrebbe incardinare, a fronte della declaratoria di inammissibilità della domanda riconvenzionale”.

5. LA CORTE COSTITUZIONALE

Ciò esposto, con ordinanza del 19/10/2019, il Tribunale ordinario di Termini Imerese ha sollevato dunque questioni di legittimità costituzionale dell’art.702-ter, co.2, ult. periodo, c.p.c., per violazione degli artt. 3 e 24 della Costituzione.

Ambedue le questioni di legittimità costituzionale sono fondate.

5.1 ART.3 COST.

In effetti, la disposizione censurata stabilisce letteralmente[12] che il giudice è tenuto a dichiarare in ogni caso inammissibile la domanda riconvenzionale che, introducendo una causa in cui il tribunale decide in composizione collegiale e non già monocratica (e tale è l’impugnativa del testamento), non può essere proposta con il rito del procedimento sommario di cui agli artt. 702-bis c.p.c. e ss..

Né può una interpretazione orientata ai parametri costituzionali superare il dato letterale della disposizione.[13]

La norma censurata, nel prevedere in ogni caso “ossia a prescindere dal tipo di connessione sussistente tra la causa riconvenzionale e quella principale” la declaratoria di inammissibilità della prima per “incompatibilità procedurale”, pone una conseguenza sproporzionata e, quindi, irragionevole ex art. 3 Cost., rispetto al pur legittimo scopo perseguito dal legislatore.[14]

La Corte Costituzionale, riportandosi a numerosi precedenti della medesima, ribadisce che:[15]

● il Legislatore gode di ampia discrezionalità e controllo nella conformazione degli istituti processuali;

● il controllo di costituzionalità vada limitato al superamento della manifesta irragionevolezza o arbitrarietà delle scelte compiute dal Legislatore stesso;

● deve essere in ogni caso verificato che il bilanciamento degli interessi costituzionalmente rilevanti non sia stato realizzato con modalità tali da determinare il sacrificio o la compressione di uno di essi in misura eccessiva e pertanto incompatibile con il dettato costituzionale.

Tale giudizio, prosegue la Corte, deve svolgersi proprio attraverso ponderazioni relative alla proporzionalità dei mezzi scelti dal Legislatore nella sua discrezionalità rispetto alle esigenze obiettive da soddisfare o alle finalità perseguite, tenuto conto delle circostanze e delle limitazioni concretamente sussistenti.

Nella fattispecie ora in esame, si rileva che il nesso di pregiudizialità comporta che la sorte della causa pregiudicata è condizionata – logicamente e processualmente – da quella della causa pregiudicante (nel caso de quo, la soluzione circa la validità del testamento sottende la domanda di rivendicazione di diritti derivati da esso).

Tuttavia, proceduralmente, la disposizione censurata impone al giudice adito con ricorso ex art. 702-bis c.p.c. di dichiarare in ogni caso inammissibile la domanda riconvenzionale proposta, prima ancora e a prescindere dalla valutazione che lo stesso giudice sarà chiamato ad effettuare sulla domanda principale (ai sensi del quinto comma dell’art. 702-ter c.p.c.).

È evidente come le conseguenze sfavorevoli derivanti da tale inammissibilità non sono adeguatamente bilanciate dall’interesse ad evitare l’abuso[16]; rileva la Consulta: “in tal modo risultano ineluttabili gli inconvenienti della trattazione separata della causa pregiudicata, con procedimento sommario, e della causa pregiudicante, con procedimento ordinario, fino, talora, all’estremo del conflitto di giudicati. E, anche se vari istituti, sopra ricordati, ne consentono il raccordo fino alla possibilità di revocazione per contrasto di giudicati, resta fermo che gli inconvenienti della trattazione separata possono non compensare – e di norma non compensano – la pur presumibile maggiore rapidità della loro trattazione distinta.”.

Le conseguenze della regola, senza eccezioni, di inammissibilità della domanda riconvenzionale soggetta a riserva di collegialità sono senza dubbio eccessive, sproporzionate ed irragionevoli.

5.2 ART.24 COST.

La preclusione assoluta, anche se solo iniziale, del simultaneus processus operata dall’art.702-ter, co.2, ult. parte, non è compatibile neppure con la garanzia costituzionale della tutela giurisdizionale (art. 24 Cost.) ove non risulti sorretta da idonee ragioni giustificative.

Nel bilanciamento tra le opposte esigenze – da una parte quella della rapidità del processo introdotto dall’attore e dall’altra quella del simultaneus processus in riferimento alla domanda riconvenzionale del convenuto – siffatta preclusione risulta lesiva della tutela giurisdizionale di quest’ultimo allorché si tratti di connessione “forte”, quella per pregiudizialità necessaria rispetto al titolo fatto valere dall’attore.

Per una scelta rimessa al solo attore – la cui causa, dipendente sul piano del diritto sostanziale da quella riconvenzionale, è demandata alla cognizione del tribunale in composizione monocratica – il convenuto vede inesorabilmente dichiarata inammissibile la propria domanda, e ciò a prescindere da qualsivoglia sindacato sulla fondatezza di essa.

In tal modo è significativamente leso il diritto di difesa del convenuto/resistente (attore della domanda convenzionale), costretto a proporre separatamente, dinanzi al medesimo tribunale, la propria domanda, pur pregiudiziale a quella proposta dal ricorrente nelle forme del procedimento sommario di cognizione, e a confidare nel funzionamento di meccanismi di raccordo eventuali e successivi.

La Corte rammenta: “al principio per cui le disposizioni processuali non sono fine a sé stesse, ma funzionali alla miglior qualità della decisione di merito, si ispira pressoché costantemente – nel regolare questioni di rito – il vigente codice di procedura civile, ed in particolare vi si ispira la disciplina che all’individuazione del giudice competente (…) non sacrifica il diritto delle parti ad ottenere una risposta, affermativa o negativa, in ordine al “bene della vita” oggetto della loro contesa”.[17]

La parte convenuta/resistente nel procedimento sommario, la quale proponga una domanda riconvenzionale connessa ma estranea all’ambito di applicazione degli art.702-bis e ss.: 

● da un lato, non ha diritto al simultaneus processus;

● dall’altro, quest’ultimo non le può essere precluso dalla prevista pronuncia di inammissibilità, “dovendo poter il giudice valutare le ragioni del convenuto a fronte di quelle dell’attore e, all’esito, mutare il rito indirizzando la cognizione delle due domande congiuntamente nello stesso processo secondo il rito ordinario, piuttosto che tenerle distinte dichiarando inammissibile la domanda riconvenzionale.”.

A contrario, si dovrebbe permettere che in caso di connessione per pregiudizialità necessaria, il giudice deve poter valutare la domanda riconvenzionale e mutare il rito fissando l’udienza di cui all’art. 183 c.p.c., come accade nell’ipotesi in cui le difese svolte dalle parti richiedano un’istruzione non sommaria (art.702-ter, co.3, c.p.c.).

Dichiarata dunque la illegittimità costituzionale dell’art. 702-ter, co.2, ult.periodo, c.p.c..

 

Avv. Luca Leidi del Foro di Milano

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[1]Il giudice, sentite le parti, omessa ogni formalità non essenziale al contraddittorio, procede nel modo che ritiene più opportuno agli atti di istruzione rilevanti in relazione all’oggetto del provvedimento richiesto e provvede con ordinanza all’accoglimento o al rigetto delle domande” (art.702-ter, co.5, c.p.c.).

[2] Cass., Ss.Uu., ordinanza n.11512 del 10/7/12. In dottrina: Arieta G., Il rito «semplificato» di cognizione, par.9, e Caponi R., Un nuovo modello di trattazione a cognizione piena: il procedimento sommario ex art. 702-bis c.p.c., ambedue in www.judicium.it.

[3] Cass. sentenza n.24538 del 05/10/2018 e n.4485 del 25/2/2014.

[4] Ed in relazione ad ogni tipo di domanda (di accertamento, costitutiva o di condanna). Giusta osservazione del Trib. Piacenza, ordinanza 22/10/2010, in Taraschi C., Manuale di diritto processuale civile, ed.XXVI, Napoli, 2016.

[5] Dunque, in breve, nelle cause in cui:

  • è previsto l’intervento obbligatorio del PM (si rimanda all’art.70 c.p.c.);
  • su opposizione, impugnazione, revocazione e quelle conseguenti a dichiarazioni tardive ex legge fallimentare/liquidazione coatta amministrativa;
  • omologazione del concordato fallimentare e del concordato preventivo
  • cause devolute a Sezioni specializzate;
  • cause lato sensu societarie;
  • impugnazione del testamento e riduzione di legittima;
  • responsabilità dei magistrati;
  • class action (art.140-bis Cod. Cons.);
  • quando il Tribunale funge da appello.

[6] Si segnalano, infatti, vedute non uniformi.

[7] La non sommarietà dell’istruzione si ritiene debba valutarsi in relazione alle prove necessarie per la decisione (e non all’oggetto della domanda).

[8] In tal caso, il giudizio proseguirà con le forme ordinarie (artt. 183 e ss. c.p.c.)

[9] E, pertanto, essa verrà trattato secondo le norme del procedimento ordinario (mentre la domanda formulata dal ricorrente seguirà l’originario procedimento sommario di cognizione).

[10] Le domande finalizzate all’accertamento della nullità dei testamenti sono devolute, ex art. 50-bis, co.1, n.6), c.p.c., alla decisione del tribunale in composizione collegiale poiché rientranti “nelle cause di impugnazione dei testamenti e di riduzione per lesione di legittima”.

[11] Si ha “pregiudizialità” quando la decisione su una causa deve necessariamente precedere la decisione di un’altra causa.

[12] Rileva la Corte: “La formulazione letterale di tale previsione non consente di enucleare (neppure in via interpretativa, ndr) alcuna distinzione o eccezione, essendo unica la “sorte” di ogni domanda riconvenzionale che introduca una causa riservata alla cognizione dello stesso tribunale in composizione collegiale”.

[13] Questa Corte ha più volte affermato che “l’univoco tenore della norma segna il confine in presenza del quale il tentativo interpretativo deve cedere il passo al sindacato di legittimità costituzionale” (sentenza n.232 del 2013; cfr. sentenze n.174 del 2019, n.82 del 2017 e n.36 del 2016, tutte in cortecostituzionale.it)

[14] Quello di consentire in ogni caso che la domanda principale sia definita celermente nelle forme del procedimento sommario di cognizione (funzionale al principio di ragionevole durata del processo).

[15] Ex plurimis, sentenze n.71 del 2015, n.17 del 2011, nn. 229 e 50 del 2010, n.221 del 2008 e n.1130 del 1988; ordinanza n.141 del 2011.

[16] Maliziosamente si potrebbe pensare che i ricorrenti, strategicamente, abbiano proposto la causa con ricorso sommario di cognizione (più celere rispetto al processo ordinario di cognizione) prevedendo che nel caso in cui il resistente domandi – riconvenzionalmente – una decisione circa la validità del testamento, esso si troverebbe “stoppato” dal punto di vista della tempistica della procedura ordinaria.

[17] Corte Cost., sentenza n.77 del 2007.