Cultura, società - Opinioni, ricerche -  Paolo Cendon - 28/06/2020

Il patto di rifioritura

  Particolarmente delicata l’area delle dipendenze: la soggezione rispetto a sostanze psicotrope, ad esempio, oppure all’alcol, al gioco d’azzardo, o ancora le succubanze amorose, le bulimie, le schiavitù familiari, le anoressie.

Da un lato l’esigenza, per il diritto, è quella di non abbandonare a se stesso chi non ce la fa a uscire, da solo, dal tunnel in cui si è infilato: col rischio di danni a se stesso, in primo luogo, ma anche ai suoi familiari. Dall’altro lato c’è il pericolo che risultino calpestate prerogative fondamentali, strategiche, nell’universo della persona: la libertà di curarsi o non curarsi, di uscire o meno da una stanza, di rifiutare certi farmaci, di frequentare Tizio piuttosto che Caio.

------

  Il punto di equilibrio non appare, comunque, impossibile da trovare.

  Il primo passaggio – vado come sempre alla lavagna – è quello di affidarsi, per l’operazione di rifioritura, alla regia di un’autorità  come quella del giudice tutelare; anche là dove i problemi sanitari e farmacologici siano in primo piano, i momenti di tipo familiare, esistenziale, psicologico, lavorativo, restano sempre  decisivi nell’agenda della persona: meglio che sia allora un’équipe composita a occuparsene, col timone rimesso a chi è abituato a guardare anzitutto, per mestiere, ai risvolti della quotidianità, della qualità della vita.

  Occorre abbandonare, poi, l’idea di un intervento di rifioritura concentrato - tipo la settimana del t.s.o. della legge 180 - nell’arco di pochi giorni; le cose vanno immaginate come destinate a svilupparsi  in una serie di tappe, progressive, all’insegna della fiducia, dell’interdisciplinarità, del  non primato della chimica: con un’alternanza di fasi interne, sin che dura la presa in carico, nella coscienza che i miracoli sono rari, e che hanno bisogno comunque di metodo.

Infine l’opportunità di puntare su una struttura negoziata della relazione, col guanto di velluto  che potrà  all’occorrenza, non escludere la possibilità di momenti più energici, nel segno del richiamo al dovere:  ogni sacrificio concertato allora fra il sofferente e chi lo segue, in armonia,  quest’ultimo sempre ammesso  comunque a  evitare disobbedienze, ammonito a  rispettare i patti.

--------

Resta solo da aggiungere – per quanto concerne gli strumenti tecnici - come l’amministrazione di sostegno si sia ormai confermata, dopo tanti anni di applicazioni nei tribunali, come norma pienamente rilevante ai sensi del’art.32, secondo comma, della Costituzione: titolata a richiamare chiunque al rispetto dei doveri che ogni persona ha verso se stesso e, fin che non decide di andare a vivere in una grotta sul monte Everest, verso gli altri.

Non dovrà più accadere così che Nives, una diciottenne tossicodipendente, seriamente a rischio di autodistruzione, facile preda di spacciatori e di malintenzionati, pussa uscire a suo piacere dalla comunità che la ospita; nel decreto giudiziale di partenza, ex art. 404 c,c.,  al custode che vigila alla guardiola sarà stato sarà stato attribuito il potere di rifiutare, a Nives che eventualmente glielo chieda, l’apertura del cancello.

  Nei confronti di Aldo -  il ludo-dipendente che tre giorni dopo aver preso lo stipendio se l’è già mangiato, di solito, ai dadi o alle corse al trotto o al poker americano, col risultato che i suoi bambini sono denutriti, e che la moglie non può andare dal dentista -  un provvedimento del giudice circoscritto ai meri profili finanziari e bancari potrebbe, con buona ragione, reputarsi non adeguato.

  Dafne, la madre che aspetta un bambino, e che fino al momento in cui è stata messa incinta si bucava un giorno sì e un giorno no, verrà messa in condizione di non poter assumere nessuna sostanza – che non sia  perfettamente innocente - fino a parto concluso.

Rispetto a  Plinio -  l’alcolista che beve ogni giorno sino a stordirsi, e che quand’è ubriaco picchia la moglie o i figli, ove non lo assecondino in tutti i modi -  un itinerario di risalita all’insegna dell’ascolto e della comprensione, disseminato però anche di paletti e di saracinesche, giustamente severo e inflessibile quando occorra, andrà quanto prima delineato dal magistrato:  secondo quanto suggeriscono il sociologo, il medico, il farmacista, l’analista dell’anima.